Ponte di Alcántara

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Ponte di Alcántara
Bridge Alcantara.JPG
Stato Spagna Spagna
Città Alcántara
Attraversa Tago
Coordinate 39°43′22″N 6°53′31″W / 39.722778°N 6.891944°W39.722778; -6.891944Coordinate: 39°43′22″N 6°53′31″W / 39.722778°N 6.891944°W39.722778; -6.891944
Mappa di localizzazione: Spagna
Tipo Ponte ad arco
Materiale pietra
Lunghezza 181,7 m[1] m
Luce max. 28,8 m[2] m
Larghezza 8,6 m[1] m
Altezza 45 o 48 m[3] m
Progettista Caius Julius Lacer
Costruzione 104-106
 
(ES)

« Nadie construya puentes en España sin haber pasado por Alcántara »

(IT)

« Che nessuno costruisca ponti in Spagna senza essere passato da Alcántara »

(Carlos Fernández Casado, Historia del puente en España, 1980)
Ponte di Alcántara

Il ponte di Alcántara è un ponte romano ad arco costruito tra il 104 e il 106, che attraversa il fiume Tago nella località di Alcántara (provincia di Cáceres).

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

È costituito da 6 archi di disuguale altezza, i quali scaricano su cinque pilastri impostati a loro volta a diverse altezze sul basamento di roccia viva (lavagna). Esiste un tempietto commemorativo con un arco d'onore nel centro del ponte con una altezza di 10 m, denominato di Traiano. Il ponte è composto da pietra squadrata bugnata di roccia granitica dai 45 ai 50 cm. Inoltre ai piedi del ponte c'è un tempietto romano dedicato al costruttore dello stesso, chiamato di Lacer e cristianizzato nel Medio Evo con il nome di San Julián. Allora gli si aggiunse un campanile a vela e una croce appoggiata su quattro teschi di granito. In esso è interrato l'Ingegnere di quest'opera: Caio Giulio Lacer.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un'iscrizione nel centro del ponte indica che fu costruito in onore all'imperatore romano Traiano, nato in Hispania. L'iscrizione recita:

"Imp. Caesari. Divi. Nervae. F.Nervae Traiano. Aug. Ger. Dacio. Pontif. Max. TRIB. POTEST; VIII Imp. V.Cos V. P.P.".

All'entrata meridionale un'altra iscrizione informa che l'ingegnere di quest'opera fu Caius Julius Lacer. Il ponte di Alcántara fu costruito grazie alle imposte di sette comunità lusitane con lo scopo di unire la via di Norba (Cáceres) a Conimbriga (Condeixa-a-Velha) come stazione della Via de la Plata. Il nome della località risale al periodo musulmano: "al-Qantara" (القنطرة) significa "Il ponte" in arabo.

Per la sua posizione di frontiera, è stato varie volte interrotto in uno dei suoi archi durante le guerre, e ricostruito in seguito. La prima volta fu nel 1213, quando fu parzialmente distrutto dai musulmani. Nel 1475, nelle lotte tra Castiglia e Portogallo, quando i castigliani pensavano di demolirlo per evitare che Alfonso V lo attraversasse, si salvò per la gagliardia del re portoghese che mandò a dire al suo nemico, il duca di Villahermosa, che avrebbe effettuato una deviazione, dato che "non voleva il regno di Castiglia senza quell'edificio".

Arco di Traiano nel ponte di Alcántara

Più tardi fu ristrutturato da Carlo V d'Asburgo nel 1543 sfigurando il profilo dell'arco centrale e coronandolo di merli e rifacendo il primo arco di ponente, distrutto nel 1213 quando Alfonso IX assediò la città per strapparla agli arabi. Perché rimanesse memoria del restauro venne realizzato lo scudo imperiale che corona l'arco d'onore e si scrisse:

"Carlos V Emperador, Cesar Augusto y Rey de las Españas, mandó reparar este puente que deteriorado por las guerras y su antigüedad amenazaba ruina, el año del señor 1543, en el 24 de su imperio y 26 de su reinado".

Nel 1707 durante la guerra di successione venne distrutto l'arco d'entrata di ponente, la cui ricostruzione fu ordinata da Carlo III nel 1778. Il secondo arco del ponte fu distrutto nel 1809 durante la guerra d'indipendenza contro le truppe napoleoniche e fino al 1818 si sostituì quest'arco con una struttura in legno per il passaggio di carretti, struttura a sua volta incendiata nel 1836 dalle truppe isabelliane per impedire il passaggio dei carlisti che, comandati da Miguel Gómez Damas, avevano invaso la provincia.

Fu nuovamente ricostruito, nel 1860, da Isabel II. In quest'ultimo restauro del XIX secolo vennero chiusi i giunti delle pietre e si aggiunse un'iscrizione che recita:

"Elisabeth Borbonia Hispaniarium regina, norbensem potem antiquae provinciae lusitaniae, opus iterum bello interruptum, temporis vetustate pene prolapsum restituit aditum utrimque amplificavit, viam latn ad vaccaeos fieri iussit anno domine MDCCCLIX".

Nel settembre del 1969, per costruire il bacino artificiale di Alcántara con una capacità di 3.300 milioni di metri cubi, la cui diga si trova a 600 m. al di sopra del ponte, si deviò con un tunnel l'acqua del fiume Tago, il cui letto verso valle rimase completamente asciutto per vari chilometri e il ponte romano si trovò per la prima volta nella sua storia a scavalcare un fiume in secca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Galliazzo 1994, p. 354
  2. ^ Galliazzo 1994, p. 356
  3. ^ Galliazzo 1994, pp. 354f.; O’Connor 1993, p. 109

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Galliazzo, Vittorio: I ponti romani. Catalogo generale, Bd. 2, Edizioni Canova, Treviso 1994, ISBN 88-85066-66-6, pp. 353–358 (No. 754)
  • O’Connor, Colin: Roman Bridges, Cambridge University Press, 1993, ISBN 0-521-39326-4, pp. 109–111 (SP21)

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