Ponte De Dion

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
In questa curiosa immagine si può notare il ponte De Dion applicato sul posteriore della Smart Fortwo. Il ponte è costituito dai grossi tubi che formano un trapezio, mentre nella parte più bassa si notano i tiranti in senso orizzontale, che formano un doppio sistema a Barra Panhard

Il ponte De Dion è un sistema di sospensione per automezzi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema fu progettato e realizzato nel 1894 da Albert De Dion e Charles Trèpardoux per equipaggiare le vetture della casa automobilistica De Dion-Bouton, fondata dai due con Georges Bouton.

Si tratta di uno schema molto raffinato, ampiamente utilizzato su automobili a trazione posteriore perché assicura un comportamento dinamico decisamente favorevole e un'ottima tenuta di strada.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte De Dion è il classico esempio di sospensione ad assale rigido[1], dove l'assale è per appunto costituito da una semplice traversa a sezione tubolare collegata alla scocca tramite puntoni per reagire ai carichi longitudinali e in alcuni casi necessita di un biellismo per i carichi trasversali.

Il vantaggio del ponte De Dion è che, avendo il differenziale collegato direttamente alla scocca e non sul ponte come avviene in altri sistemi, consente una notevole riduzione nel peso delle masse non sospese. Inoltre non essendo una semplice barra di collegamento tra le due ruote permette un suo facile vincolo al telaio e garantire una certa indipendenza tra le due ruote grazie alla sua torsione.

A discapito del ponte rigido, il ponte De Dion non assicura sempre la perpendicolarità delle ruote al terreno, il che porta anche ad avere una variazione del camber in fase di rollio dell'auto in quanto non garantisce una rotazione della ruota rispetto al telaio, cosicché l'impronta a terra dei due pneumatici diminuisce, ma alcuni sistemi sono in grado di permettere una certa variazione del camber, ma richiedono l'uso di una doppia Barra Panhard in quanto meno rigidi trasversalmente.

Per ovviare ai difetti del ponte De Dion, i progettisti sono passati a sistemi più articolati che rendessero più precisa e libera la gestione delle singole ruote: inizialmente si sono così adoperati i quadrilateri, mentre ormai è sempre più diffuso il sistema multilink.

Al pari del ponte De Dion, tutte queste soluzioni sono molto costose.

Applicazioni principali[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte De Dion è stato molto in voga sulle auto da corsa. La sua applicazione più pregevole rimane quella dell'Alfa Romeo, che lo utilizzò sulle vetture 158 e 159, vittoriose nei primi due campionati del mondo di Formula 1. La stessa Alfa Romeo riprese questo schema, assieme alla trasmissione transaxle, sulle proprie vetture di serie di segmento medio tra gli anni settanta e gli anni ottanta. Vennero equipaggiate con il ponte De Dion l'Alfetta, la Giulietta, l'Alfa 75 e l'Alfa 90, oltre ovviamente all'ammiraglia Alfa 6.

Tra le vetture moderne, la Smart Fortwo è l'applicazione più diffusa del ponte De Dion.

Accorgimenti[modifica | modifica wikitesto]

Per migliorare le caratteristiche di questo sistema, i costruttori sono soliti adoperare degli elementi di irrigidimento per contenere i movimenti trasversali del ponte ed incrementare la trazione della macchina.

Esistono due varianti principali:

  • la barra Panhard, che è un semplice braccio metallico - detto tirante - collegato ad un estremo al ponte e all'altro estremo al telaio, permettendo solo movimenti verticali del ponte e limitando notevolmente quelli trasversali;
  • il parallelogramma di Watt, costituito da due barre Panhard e da un bilanciere: le barre dal lato esterno sono collegate alla scocca, mentre la testa centrale di ogni barra è collegata al bilanciere. Questo sistema è più articolato, ma più rigido e dunque preciso.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come citato nel testo universitario "Corso di tecnica automobilistica" di Domenico Lucchesi a pag. 45 [1] e in "Suspension Analysis and Computational Geometry" di John Dixon a pag .24 [2], in [3], [4] [5] [6] (vedi foto: [7])
automobili Portale Automobili: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di automobili