Pompei (romanzo)

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Pompei
Titolo originale Pompei
Autore Robert Harris
1ª ed. originale 2003
Genere romanzo
Sottogenere storico
Lingua originale inglese

Pompei è un romanzo di Robert Harris, pubblicato nel 2003. È un romanzo storico ambientato nei giorni immediatamente precedenti l'eruzione del Vesuvio del 24 agosto 79, che colpì le città romane di Pompei, Ercolano e Stabia. Nel romanzo è presente anche un personaggio realmente esistito: Plinio il Vecchio, che fu effettivamente presente durante l'eruzione. L'autore fa inoltre riferimento a vari aspetti della vulcanologia, e utilizza il calendario Romano per datare gli avvenimenti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Pompei, anno 79 d.C. Nel mese di agosto, a Pompei scompare il sovrintendente dell’ Acquedotto (chiamato Aqua Augusta). Siccome c’è siccità e molti senatori per le vacanze si sono trasferiti nel golfo di Napoli, viene subito incaricato un sostituto. Così il giorno 22 agosto, due giorni prima dell’eruzione del Vesuvio, il giovane ingegnere idraulico Marco Attilio Primo viene inviato da Roma per assumere il ruolo di aquarius, ossia di sovrintendente all'Aqua Augusta, un gigantesco acquedotto che rifornisce di acqua Pompei e altre otto città del golfo di Napoli. Il predecessore di Attilio, Esomnio (siciliano, che per 20 anni si era occupato dell’acquedotto), è misteriosamente scomparso proprio mentre l'acquedotto sta subendo delle perdite, facendo così diminuire la provvista di acqua contenuta nella grande cisterna di Miseno.

Attilio appartiene alla quarta generazione di ingegneri idraulici, il nonno aveva addirittura ricevuto da Vitruvio (l’architetto di Augusto) un blocchetto di cedro con scanalatura da mettere al mento che permetteva di cercare sul suolo l’acqua. Attilio, rimasto orfano del padre quando ancora adolescente, si era sposato con Sabina che a 22 anni era rimasta incinta. Lui dovette decidere se far morire la moglie o il bambino, poiché quest'ultimo si presentava non con la testa ma con i piedi, e decise di salvare la ragazza. Il bambino fu quindi ucciso ma anche la moglie morì per emorragia.

A villa Ortensia vive Numerio Popidio Ampliato di 55 anni (personaggio storico, citato sulla lapide del Tempio di Iside a Pompei), ex schiavo liberato, si era arricchito e aveva un allevamento ittico nel mare di fronte a casa sua, i pesci più costosi che allevava erano le triglie di scoglio. Proprio il giorno 22 agosto tutte le triglie muoiono e viene accusato lo schiavo di Ampliato, Ipponace, di averle avvelenate (valore delle triglie 6000 sesterzi 5 volte più dello schiavo). Lo schiavo viene condannato dal padrone a morire in pasto alle murene. La madre, che lavorava presso le cucine di Ampliato chiede aiuto alla figlia di quest'ultimo, Corelia, dicendo che suo figlio è innocente e che morendo urlava di chiedere spiegazioni all’aquarius perché secondo lui il problema è l’acqua infettata. Corelia e la madre vanno dall’aquarius e gli chiedono di andare alla villa per verificare lo stato dell’acqua. Quando arrivano lo schiavo è ormai morto. Attilio apre le condutture dell’ acqua e sente un forte odore di zolfo.

Sul posto c’è anche l’altro figlio di Ampliato, Celsino, il quale tiene gli occhi chiusi per non vedere la scena. A nome del figlio, Ampliato aveva fatto costruire un tempio dedicato a Iside, in questo modo era riuscito a introdurlo nella vita politica di Pompei. Ampliato quando vede Attilio lo minaccia, poi sopraggiunge la madre dello schiavo che lo maledice in una lingua straniera. Attilio dopo due ore torna all’acquedotto e scopre che anche in quelle condutture c’è odore di zolfo. Con Corace si introduce nell’acquedotto per vedere se c’è qualcosa di strano dentro, ma non appare nulla. Mentre sono lì arrivano due cavalieri da Nola e da Napoli e avvisano che non arriva acqua nelle loro città. Tutte le otto città rifornite dall’acquedotto sono senza acqua, tranne Pompei, dove l’acqua arriva ancora. Attilio, senza avere l'autorizzazione di Plinio, l’ammiraglio della marina, chiude la Piscina mirabilis, il bacino di riserva che si trova vicino al porto di Misero e scopre, però, che non c’è zolfo all’interno. Mentre si trova al porto chiede ad un augure che arrivava con la nave da Pompei se lì c’è acqua, riceve una risposta affermativa. Attilio va quindi da Plinio che è già stato informato da Corace che l'aquarius ha chiuso la piscina mirabilis senza permesso. Inizialmente Plinio è furioso ma poi concede una nave a Attilio per andare il giorno dopo a Pompei a vedere che succede. La sera Attilio non riesce a dormire, va quindi a curiosare tra gli effetti del vecchio aquarius e scopre che aveva in casa dei dadi truccati e un vaso d’oro con le iniziali di Ampliato. Si reca alla villa Ortensia e chiama Corelia ma alla villa c’e solo la madre dello schiavo morto che dice che è andata via tutta la famiglia. Alle 6 di mattina (il giorno prima dell’ eruzione) Attilio sale sulla nave Minerva che gli è stata messa a disosizione da Plinio, qui sente i pettegolezzi su Ampliato: tutti si chiedono come un ex schiavo di soli 50 anni possa essere diventato tanto ricco. Infatti 17 anni prima, ai tempi di Nerone, ci fu un forte terremoto e tutti fuggirono da Pompei che era stata distrutta. Ampliato comprò a basso prezzo le ville distrutte e poi le rivendette, da Roma mandarono un commissario che però fu corrotto da Ampliato.

Finalmente la nave parte, dalla terrazza della sua villa Plinio saluta Ampliato. Una volta arrivati a Pompei, Attilio vede che la città sta festeggiando e preparano i sacrifici per il dio Vulcano. L’acqua è abbondante, Attilio e gli altri si dirigono verso il Castellum Aquae, una cisterna fatta di mattoni rossi come la Piscina Mirabilis. A causa della festa non c’è nessuno perciò Attilio manda gli altri ad Avellino per dire all’aquarius di Avellino di chiudere le paratie e mandare tutta l’acqua a Benevento. Mentre è da solo ispeziona il Castellum e incontra un ragazzo cieco di nome Tirone, che è il custode. Egli gli confessa che utilizza l’ udito per controllare le acque e dice che da giorni sono più abbondanti. Attilio si fa accompagnare alla casa del capo edile Popidio (l’ex padrone di Ampliato), strada facendo Tirone gli dice che Esomnio spesso si trovava a Pompei e che aveva confessato al ragazzo di essere preoccupato i continui terremoti. Arrivati alla lussuosa casa di Popidio (uomo grasso di circa 45 anni ), con lui stanno festeggiando dei nobili che negano il loro aiuto ad Attilio dicendo che vorrebbero sfruttare il fatto che solo Pompei ha l’acqua. Arriva Ampliato e non tenendo conto del parere dei nobili decide di dare l’aiuto richiesto per aggiustare l’ acquedotto. Ampliato conduce Attilio a vedere le nuove terme che sta costruendo di fronte al Castellum e cerca di corromperlo, non ci riesce ma gli dà comunque il materiale per sistemare l’acquedotto e 12 schiavi. Uscendo dalla casa Attilio incontra Corelia che gli svela di essere promessa in sposa al vecchio e grasso Popidio ( ingannato da Ampliato, che ai tempi di Nerone gli aveva fatto firmare delle carte e ora la sua casa era ipotecata, per la vergogna sua madre non parlava più quindi aveva accettato di sposare la figlia di Ampliato per poter continuare a vivere nella sua casa). Ampliato fa un banchetto (verso le 14) dove mette in tavola una murena enorme con rubini al posto degli occhi e un anello di brillanti infilato nella pinna dorsale(forse la stessa murena di Nerone ), la stessa che aveva divorato lo schiavo di Miseno. Ampliato viene paragonato a Trimalcione, uno schiavo liberato protagonista di una satira di Petronio( nobile della corte di Nerone che prendeva in giro i nuovi arricchiti e a cui il padrone aveva ordinato di togliersi la vita temendo che deridesse anche lui). Trimalcione, come Ampliato, fece un banchetto dimostrando quanto era volgare e ridicolo. Nel frattempo un servo porta ad Ampliato una cassetta di legno contenente una decina di piccoli papiri arrotolati su cui c’erano scritti dei numeri in colonna. Ampliato riceve in giardino l’uomo che l'ha portata; la figlia Corelia, che tiene le gabbie dei cardellini in giardino, sente che l’ uomo e il padre parlano del problema "Marco Attilio". Più tardi, mentre tutti vanno a vedere al Foro i giochi in onore del dio Vesuvio, Corelia finge di vomitare e rimane da sola in casa, va a rubare i papiri che erano nella seconda cassaforte di legno del padre (ne aveva 3) e poi, a cavallo, fugge verso il Vesuvio.

Attilio si era recato dall’ Africano, il proprietario di un bordello dove alloggiava da tre anni Esomnio. Lì trova la stanza dell'uomo messa a soqquadro (probabilmente Ampliato l’aveva portato a vedere le terme per dare il tempo a dei delinquenti di rovistare nella casa) Nel bordello incontra Zmyrina, una prostituta che aveva una storia con Esomnio, e a ci egli aveva promesso di comprarla dall'Africano per renderla libera. Zmyrina dice ad Attilio che Esomnio aveva nascosto del denaro in un posto sicuro e forse qualcuno era venuto proprio a cercarlo nella stanza. Attilio torna al castellum dove ci sono i 12 schiavi mandati da Ampliato guidati da Brebice, un ex gladiatore con il tatuaggio di un serpente sul braccio. Verso le nove partono per salire sul Vesuvio e Berbice dice che una leggenda narra che sulle pendici del Vesuvio ci sono dei giganti che vagano e hanno voci di tuono. A un certo punto arrivano ad una vasca di sedimentazione (ce ne erano 12 lungo il tragitto, una ogni 6 chilometri, e servivano per rallentare il flusso d’ acqua e raccogliere eventuali detriti). In quella vasca c’erano le tubature che portavano a Pompei dall’ acquedotto Augusto. Il punto era vicino, il gruppo ripartì seguendo l’ acquedotto. All’ improvviso si sentì un boato, la terrà tremò e moltissimi fenicotteri si alzarono in volo. Attilio vide un lago artificiale che si era creato con l’ acqua uscita dall’ acquedotto e gli schiavi vi si buttano per fare il bagno. Musa intanto arriva e racconta all'aquarius che verso mezzogiorno aveva visto con Corace quella perdita e che l'altro era tornato a cavallo a Pompei per avvisare dove era il danno, da quel momento però era sparito. Attilio si cala nel tombino dentro la galleria sotterranea dell’ acquedotto con una fune, c’è molto odore di zolfo ma la cosa più straordinaria è che la base del condotto si è sollevata per qualche strano motivo provocando una crepa nella parete della galleria da cui era uscita l’ acqua che aveva formato il lago. Attilio, deciso a riparare il guasto si mette una fune in vita e si cala nella galleria dicendo a Berbice di tenere la fune ma, mentre è nella galleria, viene travolto dall’ acqua. Per fortuna riesce a salvarsi e anche l’acqua torna a scorrere nell’acquedotto, la puzza di zolfo all'improvviso scompare. Mentre esce dall’ acquedotto arriva Corelia che gli mostra i papiri: il più vecchio dei quali contiene la mappa dell’ acquedotto con sottolineato Pompei e il Vesuvio, sugli altri papiri c’erano dei conti pagati, Attilio scopre quindi che Esomnio era corrotto; su altri papiri, scritti in greco e in latino, ci sono racconti delle eruzioni del Vesuvio avvenute molti secoli prima e degli effetti nocivi dell’aria fuoriuscita dal vulcano e di come il terreno di Catania fosse più fertile da quando l’ Etna era eruttato.(Quei documenti però non sembravano scritti da Esomnio piuttosto ricercati in una biblioteca e copiati. Esomnio disse Corelia era siciliano di Catania) All’alba Attilio fa riaccompagnare Corelia a casa e torna a Miseno dall’ammiraglio per riferire che aveva trovato il guasto. Plinio per tutto il giorno precedente aveva seguito le vibrazioni del Vesuvio: faceva appuntare tutte le scosse al suo segretario Alessio che teneva il bicchiere del vino in una mano e l’orologio idraulico nell’altra. La mattina seguente viene che nella piscina mirabilis, ormai completamente prosciugata, era stata trovata un’anfora, si reca sul posto con suo nipote e il segretario e scopre che dentro era piena di monete d’argento, dall'assenza di incrostazioni intuisce che l’ anfora era stata messa lì da al massimo un mese. L’ammiraglio Plinio crede che ce l‘abbia messa di sicuro Esomnio, pensando di riprendersela quando la cisterna sarebbe stata pulita (ciò avveniva ogni 10 anni e mancava poco alla scadenza dei dieci anni. Intanto Ampliato si era accorto che qualcuno aveva rubato i papiri (lui metteva sempre un capello nel cassetto così sapeva se qualcuno l’ aveva aperto, l’ aveva imparato dal suo padrone). Attilio osserva il Vesuvio, sulle pendici c’è una cenere bianca che sembra neve, ne mette un po’ in tasca per farla vedere all'ammiraglio poi decide di andare a vedere la vetta del Vesuvio per la curiosità, mentre sale sente nuovamente l’odore di zolfo. Arrivato al cratere vede il cadavere di Esomnio, morto probabilmente per i gas tossici esalati dalla montagna. Mentre osserva il cadavere arriva Corace con un pugnale e tenta di ucciderlo, lo rincorre lungo il cratere del vulcano ma poi muore anch'egli per le esalazioni. Ampliato intanto si trova nella villa con i 4 nobili: Popidio,Olconio,Brizio e Cuspio mentre arriva Corelia e lo accusa di essere un truffatore e mostra a tutti i papiri. Lui chiude a chiave la figlia in camera sua poi rivela ai quattro che è stato Corace a rubare quei papiri nella camera di Esomio e rivela che era un corrotto. Gli altri sono indignati ma lui dice che però è stato grazie ai suoi soldi che hanno fatto la campagna elettorale e che quindi non devono lamentarsi perché lui li ha agevolati nella salita al potere e di fatto ne ha più di loro. Intanto c’è una forte scossa di terremoto tutti scappano da Pompei perché stanno piovendo sassi. Attilio, che era ripartito per Miseno, si ferma ad Ercolano alla villa Calpurnia dove la moglie di Pedio Casco(un nobile che aveva conosciuto a casa di dell’ ammiraglio) gli dà un cavallo e una lettera da portare all'ammiraglio Plinio per chiedere aiuto. In questa lettera chiede di mandare delle navi militari per prendere i libri della sua preziosa biblioteca che ha paura vengano distrutti (Lei dice che gli uomini muoiono mentre i libri rimangono immortali perché raccontano la storia dell’ umanità). Attilio arriva appena in tempo a Miseno, l’ammiraglio infatti dal suo terrazzo ha visto il fumo del Vesuvio e sta andando alla sua nave per osservare da vicino il fenomeno. Attilio gli consegna la lettera dell’ amica Rectina, salgono insieme sulla Minerva e l’ammiraglio ordina che anche tutte le altre navi della sua flotta vadano verso il golfo di Pompei per salvare la popolazione. Mentre la nave si avvicina ad Ercolano piovono sulla nave dei sassi di pietra pomice. IL timoniere della Minerva, il grosso Tarquato, continua a dire che è pericoloso di andare al largo ma l’ ammiraglio desidera raggiungere l’amica e osservare quella strana tempesta di pietre più da vicino. La nave viene “bombardata“ e così scendono tutti sotto coperta. La nave si arena a Stabia a circa 5 chilometri da Pompei, sulla spiaggia c’V della gente fuggita dalla città che cerca scampo verso il mare. Sulla spiaggia c’è anche un vecchio amico dell’ ammiraglio: Pomponiano che aveva una villa lì vicino. Ci vanno tutti e bevono del buon vino molto apprezzato dall’ ammiraglio. Successivamente però escono di casa perché stava crollando, nella folla Attilio vede Popidio che gli dice che Corelia era stata chiusa in camera dal padre. Attilio si dirige a Pompei e trova Corelia col padre, la madre e il fratello. Ampliato vedendolo gli dice che faranno un sacco di soldi con l’acqua dopo il terremoto, Attilio propone di scappare via da lì ma Ampliato ordina a un suo schiavo di ucciderlo, fortunatamente Corelia con una torcia riesce a difenderlo. I due fuggono verso il Vesuvio rifugiandosi nelle gallerie dell’acquedotto. Gli altri invece muoiono tutti, compresi Ampliato e l’ammiraglio Plinio che fino alla fine prenderà appunti sul fenomeno che osserva con lo stesso entusiasmo di quando era giovane. L'Aqua Augusta, riparata da Attilio, continuerà a funzionare per secoli.

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

"Pompei, ieri, oggi, domani"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007 fu annunciata la pianificazione di un film per il grande schermo basato sul romanzo, con Roman Polanski alla regia. La sceneggiatura fu scritta da Polanski con la collaborazione di Harris stesso. Per il cast artistico si fecero i nomi di Orlando Bloom per la parte di Marco Attilio e Scarlett Johansson come controparte femminile.

Con l'avvento dello sciopero degli sceneggiatori (2007-2008), la produzione fu sospesa e, in seguito, a causa del bilancio in continuo aumento, annullata definitivamente. Polanski, si dedicò quindi alla trasposizione di un'altra opera di Harris: L'uomo nell'ombra.[1][2]

Miniserie[modifica | modifica wikitesto]

Ad alcuni anni di distanza dalla cancellazione, nell'aprile 2010, fu annunciato che Sony Pictures Television, Tandem Communications e Peace Out Productions avrebbero realizzato una miniserie per la televisione della durata di 4 ore, con: Ridley Scott, Judith Verno ed Helen Verno (caposezione "film e miniserie" presso la Sony Pictures) produttori insieme allo studio dei fratelli Scott, lo Scott Free Television in veste di produttore esecutivo, e, a cui Polanski non avrebbe preso parte. Riprendendo parte del precedente materiale sviluppato per il film come base per il nuovo progetto, fu comunicato che: «Pompei funzionerà come love story ed anche come thriller, sarà una miniserie eccitante in cui seguiremo la distruzione apocalittica della città e alcuni personaggi che coinvolgeranno sicuramente l’audience contemporanea».[3][1][2][4][5]

Ridley Scott, parlando del progetto commentò: «La creazione di mondi, specie di quei mondi del passato che continuano a catturare l'immaginazione del pubblico, è quello che amiamo fare e che sappiamo fare al meglio. Pompei è un dramma avvincente con un protagonista accattivante, il tutto contornato dalla sfondo di una civiltà fiorente ma avviata alla distruzione, esattamente il tipo di storia che rende un evento televisivo memorabile».

La miniserie è stata presentata al MIPTV all'interno del festival di Cannes del 2010.[3]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pompei di Polanski in tv grazie a Ridley Scott, BadTaste, 14 aprile 2010. URL consultato il 14 aprile 2010.
  2. ^ a b Federico Gironi, Ridley Scott porta Pompei in tv, ComingSoon, 14 aprile 2010. URL consultato il 14 aprile 2010.
  3. ^ a b Sonja Della Ragione, Pompei: dal cinema alla tv, MoviePlayer, 12 aprile 2010. URL consultato il 14 aprile 2010.
  4. ^ Ridley Scott (ri)porta Pompei in tv, Televisionando, 13 aprile 2010. URL consultato il 14 aprile 2010.
  5. ^ Pompei, in arrivo la miniserie prodotta da Ridley Scott, TvBlog, 14 aprile 2010. URL consultato il 14 aprile 2010.
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