Polizia dell'Africa italiana

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Polizia dell'Africa Italiana
Descrizione generale
Attiva 1937-1945
Nazione bandiera Regno d'Italia
Alleanza Asse (1940-1943)
Alleati (1943-1945)
Servizio polizia nelle colonie di Libia e AOI
Dimensione 6.400 membri
Ascari Comando della PAI a Roma

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Voci di unità militari presenti su Wikipedia

La Polizia dell'Africa italiana (PAI) fu un corpo di polizia del Regno d'Italia operante nelle colonie italiane d'Africa dal 1936 alla fine della seconda guerra mondiale [1]. Fu presente anche in Italia tra il 1943 ed il 1945.

Indice

Caratteristiche [modifica]

Il Corpo di Polizia Coloniale, poi Polizia dell'Africa Italiana, fu istituito nel 1936 a seguito di una riorganizzazione dei reparti di pubblica sicurezza operanti nel territorio della Libia, a presidio del governatorato italiano in Etiopia e delle colonie dell'AOI (Africa Orientale Italiana). Il nuovo corpo era alle dirette dipendenze del Ministero delle Colonie, poi rinominato in Ministero dell'Africa Italiana (allora retto da Alessandro Lessona), ed era questo il primo caso in Italia di una forza armata dipendente da un ministero civile.

La sua costituzione [modifica]

Una foto di alcuni agenti della Polizia dell'Africa Italiana in posa davanti ad un'autoblindo AB41 nei pressi di Roma.

Con il regio decreto 10 giugno 1937, n. 1211, fu emanato il suo regolamento organico, per il quale era un corpo civile militarmente organizzato e facente parte delle forze armate dello stato, con funzioni di polizia politica, polizia giudiziaria, polizia amministrativa.

La forza si componeva di agenti italiani ed áscari arruolati in loco, e si trovava dislocata sul territorio africano agli ordini delle questure delle città più grandi come Tripoli, Bengasi, Asmara, Addis Abeba, Mogadiscio, Gondar, o accasermata in piccoli commissariati. La scuola di addestramento aveva sede a Tivoli.

Organizzazione [modifica]

Il Regolamento sulle uniformi del Corpo della Polizia dell'Africa Italiana del 1938 precisa che all'interno del Corpo sono previsti 5 "Reparti Speciali" contrassegnati da altrettanti distintivi metallici rilevati in lamierino di ottone dorato e verniciati di azzurro identici per Ufficiali e truppa nazionale. Le c.d. specialità erano:

  • Squadrone Vicereale;
  • Bande di Polizia;
  • Polizia Portuaria;
  • Polizia Stradale;
  • Corpo Musicale.

Nel neonato Corpo della polizia coloniale fu organizzato (da Bruno De Martinez La Restia Statella, 19111996) anche uno squadrone dei "Lancieri della guardia" della scorta del governatore Francesco Saverio Caroselli: furono arruolati agenti italiani (un maresciallo e dieci guardie della PAI) e quindi lancieri somali, rivolgendosi ai giovani esponenti delle cabile, i clan somali. Le uniformi dei lancieri erano in "azzurro sabaudo" e la compagnia venne chiamata "squadrone dei Lancieri azzurri"[2].

La carica di Tulludintù [modifica]

La prima azione bellica della PAI avvenne con una "banda a cavallo 'Auasc'", una unità della PAI formata da cavalieri eritrei e impegnata nella lotta alla guerriglia nella centrale regione dello Scioa. Era formata dal sottotenente Bruno De Martinez La Restia, il maresciallo Giovanni Contu, il maniscalco caporalmaggiore Gustavo Gavin, e 137 ascari eritrei. Ebbero uno scontro con i ribelli abissini il 20 luglio 1939 presso il villaggio di Tulludintù, abbattendo la resistenza avversaria e inseguendo i superstiti; De Martinez venne decorato con la medaglia d'argento al valor militare, mentre la sua unità ricevette il diritto di portare il gagliardetto "Auasc"[3].

La seconda guerra mondiale [modifica]

Durante i combattimenti della seconda guerra mondiale affiancò reparti dell'esercito e fu unità combattente. Per il presidio della via litoranea libica, allo scoppio del conflitto furono inviate 2 compagnie su motocicli e una su autoblindo, assegnate in forza al Reparto Esplorante del CAM (Corpo armato di manovra) come Battaglione "Romolo Gessi", ma ebbero poca fortuna poiché dopo un immediato attacco nemico, molti mezzi furono colpiti per errore da fuoco amico dell'aviazione tedesca. Il battaglione riparò in Tripolitania e fu convertito in compagnia mista. Diversi reparti parteciparono a diverse azioni belliche, a Tripoli, Bengasi, Barce, ma sono scarsi i dettagli pervenuti circa l'effettivo impiego.

Nastrino di anzianità PAI

Dopo l'armistizio di Cassibile, la sera dell'8 settembre 1943 la PAI partecipò alla difesa di Roma ingaggiando il primo conflitto con i tedeschi a Mezzocammino, località nei pressi di Castelfusano, insieme a truppe dei Carabinieri, in ausilio ad un presidio di Granatieri di Sardegna. Dall'altra parte di Roma, contemporaneamente, alcune truppe proteggevano nella fuga lungo la via Tiburtina il Re ed il primo ministro Badoglio, e terminata questa scorta si radunarono in direzione della Laurentina. Il 9 settembre la PAI, insieme a Bersaglieri ed allievi carabinieri, ottenne qualche risultato alla Magliana, costringendo forze tedesche a retrocedere temporaneamente, ma dopo poche ore dovettero ripiegare in direzione del Forte Ostiense, poi sanguinosamente espugnato dai tedeschi che giunsero sino alla Montagnola, caposaldo del 1° Granatieri.

Il fondatore della PAI e primo comandante, generale Riccardo Maraffa [4], come il capo della Polizia Carmine Senise, fu catturato dai nazisti e deportato al campo di concentramento di Dachau, ove morì. A Maraffa successe il generale Quirino Armellini.

Nei territori settentrionali, vi fu un tentativo di riorganizzazione, con l'apertura della scuola di Busto Arsizio nell'autunno del 1943, ma in seguito fu assorbita dal Corpo di Polizia Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana, e soprattutto dalla sua Guardia Nazionale Repubblicana.

Venne soppressa nel 1945 poco dopo la fine della guerra.

Medagliere [modifica]

Il medagliere della PAI:

in parte concessi alla memoria.

Note [modifica]

  1. ^ Storia della P.A.I.
  2. ^ polizianellastoria.it
  3. ^ Raffaele Girlando, 2004; polizianellastoria.it
  4. ^ Il Generale Maraffa e la P.A.I.

Bibliografia [modifica]

  • Raffaele Girlando, P.A.I. Polizia dell'Africa Italiana, Editrice Italia, Roma, 1996
  • Raffaele Girlando, Storia della PAI: Polizia Africa Italiana 1936-1945, Italia Editrice New, Foggia, 2003
  • Marco Iacona, La politica coloniale del Regno d'Italia, Solfanelli. Chieti, 2009

Voci correlate [modifica]