Polistes dominula

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Polistes dominula
Polistes dominula MHNT.jpg
Polistes dominula
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Hymenopteroidea
Ordine Hymenoptera
Sottordine Apocrita
Sezione Aculeata
Superfamiglia Vespoidea
Famiglia Vespidae
Sottofamiglia Polistinae
Genere Polistes
Specie P. dominula
Nomenclatura binomiale
Polistes dominula
(Christ, 1791)
Sinonimi

Vespa dominula
Christ, 1791
Polistes dominulus
(Christ, 1791)

Polistes dominula (Christ, 1791) è un imenottero della famiglia Vespidae, diffuso nel continente europeo e in Nordafrica.[1]

Indice

Descrizione [modifica]

IC Polistes gallicus.JPG
Primo piano del capo

È una vespa che si riconosce per la figura snella, dalle bande nere e gialle lucenti.

È caratterizzata dal colore giallo dell'ultimo urosternite e dalle guance di colore giallo e mandibole quasi sempre completamente nere.

È una vespa dall'aggressività medio-bassa.

Viene facilmente confusa con la Vespula germanica, simile a Polistes dominulus ma più aggressiva.

Distribuzione e habitat [modifica]

È originaria dell'Europa e del Nordafrica, sebbene sia ben acclimatata negli Stati Uniti e in numerosi stati del sud America.

Biologia [modifica]

Nido

Il ciclo vitale di questa vespa è quasi identico a quello di tutti gli altri Polistes, inizia quando una femmina fecondata inizia a costruire in primavera un nido composto da poche celle, in ognuna di esse depone un uovo, quindi la vespa continua i lavori ampliando il nido celletta dopo celletta. Costruisce il nido e fortifica il peduncolo dello stesso mischiando la cellulosa del legno masticato con la sua saliva, la modella e la fa asciugare.
Quando le uova nascono, dopo circa 10-14 giorni, la vespa fondatrice si occupa di nutrire le larve con altri insetti uccisi dalla stessa e masticati. Nel 40% dei nidi appena iniziati, ci sono più femmine fecondate che cooperano per la costruzione del nido, ma solo una, la dominante (femmina alfa o regina), ha il diritto di deporre le uova e costruire una scala gerarchica secondo la quale in seguito ad una sua ipotetica scomparsa, la femmina a lei più vicina gerarchicamente (femmina beta) ha il diritto a rimpiazzarla.
Dopo due settimane dalla nascita delle larve, esse stesse, ormai già abbastanza grosse da occupare tutta la loro cella, iniziano a tessere un filo di seta a formare un tappo che chiuderà l'imboccatura della loro cella. Riemergeranno dopo altre 2 settimane come vespe operaie, più piccole delle fondatrici e totalmente dedite a difendere la colonia, ampliare il nido e raccogliere cibo per le sorelle più piccole in fase di sviluppo.
Spesso una femmina ovidepositrice genera anche più di 100 operaie, ma siccome queste hanno una vita breve (a causa del loro estenuante e continuo lavoro per la colonia) non ve ne sono mai più di 20-30 sullo stesso nido. A fine estate-inizio autunno, dalle uova della regina nascono maschi e nuove femmine fertili, che non cooperano al mantenimento della colonia che può raggiungere i 50 esemplari contemporaneamente, ma con i sessuati in maggioranza rispetto alle operaie rimaste. È questo il periodo in cui le operaie, ormai invecchiate, sono più suscettibili. La regina stessa le espelle dal nido con i primi freddi, quando muoiono tutte le vespe del nido tranne le nuove femmine, che dopo essersi accoppiate con maschi di nidi diversi, andranno a superare l'inverno in luoghi riparati (a volte anche dentro le nostre case). Non sono rare le volte in cui le femmine svernano in gruppo per poi dissolversi quando giunge il momento di creare i nuovi nidi, a volte però due o più femmine che hanno svernato in gruppo si troveranno a costruire assieme il nuovo nido.

I nidi degli anni precedenti non vengono quasi mai riutilizzati, quasi perché se una fondatrice trova un nido abbandonato in ottime condizioni (anche igieniche) potrebbe ricolonizzarlo, ma sono casi eccezionali.

Note [modifica]

  1. ^ Taxon details: in Fauna Europaea version 2.1. Fauna Europaea Web Service, 2009 (In inglese).

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