Polittoto
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Il polittòto o poliptòto (dal greco polýptōton, «con molti casi») è una figura retorica in cui una parola ripetuta a breve distanza all'interno di un enunciato, pur essendo la stessa, assume una funzione sintattica diversa. Per esempio lo stesso verbo coniugato in tempi, modi, persone, diatesi diverse o un medesimo sostantivo in casi diversi.
Il polittoto può occupare qualsiasi posizione all'interno della frase, ed è frequente nelle situazioni comunicative che presentano le figure della ripetizione. È detto anche variazione.
[modifica] Esempi
| "Soles occidere et redire possunt; | Il sole può calare e ritornare; | ||
| nobis cum semel occidit brevis lux,... | per noi quando la breve luce cala,... | ||
| (Catullo) |
- "Staphyla: Nam cur me miseram verberas?
- "Euclio: Ut misera sis,
- atque ut te dignam mala malam aetatem exigas..."
- "Sono ambo stretti al palo stesso; e vòlto
- è il tergo al tergo e 'l volto ascoso al volto."
(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, II, 32)
- "Cred' io ch'ei credette ch'io credesse..."
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inf., 13)