Plecotus austriacus

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Orecchione meridionale[1]
Plecotus austriacus.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Famiglia Vespertilionidae
Genere Plecotus
Specie P. austriacus
Nomenclatura binomiale
Plecotus austriacus
(Fischer, 1829)

L'orecchione meridionale od orecchione grigio (Plecotus austriacus Fischer, 1829) è un mammifero chirottero della famiglia dei Vespertilionidi.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Con sette sottospecie (Plecotus austriacus ariel, Plecotus austriacus austriacus, Plecotus austriacus christiei, Plecotus austriacus kolombatovici, Plecotus austriacus macrobullaris, Plecotus austriacus turkmenicus, Plecotus austriacus wardi) la specie è diffusa in gran parte dell'Europa continentale e nel sud della Gran Bretagna, oltre che in Africa centro-settentrionale (grossomodo fino all'Eritrea) ed in Asia, fino al Turkestan. In Italia la specie è presente su tutto il territorio peninsulare ed in Sicilia, mentre non è stata riscontrata la sua presenza in Sardegna.
Predilige le aree antropizzate, in particolare le zone agricole: nelle aree più settentrionali del suo areale colonizza i centri abitati fino a 1500 m circa di altezza, pur prediligendo in genere aree più calde.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura circa 6 cm di lunghezza, per un peso di una decina di grammi: l'apertura alare media è di circa 30 cm.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

La specie è nel complesso assai simile all'affine Plecotus auritus, dal quale è stato distinto come specie solo negli anni sessanta: il pelo è nel complesso più scuro sul dorso, dove ha tonalità grigio-nerastre piuttosto che brune come in P. auritus, mentre sul ventre e sulla gola il pelo è di colore bianco sporco. La faccia, glabra, è rosata con una mascherina grigio-nerastra sugli occhi, mentre le grandi orecchie sono grigio-nerastre anch'esse, con sfumature rosate nella parte interna ed alla radice. Il patagio è nerastro, mentre gli arti sono di colore rossiccio.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di animali dalle abitudini crepuscolari e notturne, anche se spesso escono dal proprio rifugio (sottotetti dove forma colonie, o grotte dove si trova singolarmente[3]) di giorno: durante l'inverno la specie è solita cadere in letargo, scegliendo per passarvi la stagione fredda delle cavità sotterranee dove sverna solitario e spesso appeso al soffitto, ma a volte si insinua nelle crepe delle pareti. Vola abbastanza lentamente e cambiando spesso direzione, non andando mai a più di 15 m di quota e raramente allontanandosi dal proprio rifugio, al quale anzi fa ritorno più volte nel corso della notte.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si nutre soprattutto di falene, che cattura al volo cacciando fra le fronde degli alberi od attorno ai lampioni, dove le sue prede si riuniscono in quantità: nel cacciare gli animali volanti dimostra un'ottima capacità di virata in spazi ristretti.

Ecolocazione[modifica | modifica sorgente]

Le frequenze utilizzate da questa specie di pipistrello per l'ecolocazione sono comprese tra i 18 ed i 45 kHz: hanno maggiore energia attorno ai 28 kHz ed una durata media di 5,8 ms[4].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Le femmine divengono sessualmente mature al compimento del secondo anno d'età: dopo essersi accoppiate fra settembre ed ottobre ed avere svernato in colonie miste, formano delle colonie esclusivamente femminili di un centinaio di individui cadauna, nell'ambito delle quali danno alla luce un unico cucciolo verso la metà del mese di giugno. Il cucciolo è piuttosto rapido nell'accrescimento, e già attorno al mese d'età è in grado di compiere i primi voli, che preludono al suo allontanamento definitivo dalla madre.

La speranza massima di vita di questi animali è di 25 anni e mezzo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Scheda in (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ (EN) Hutson, A.M., Racey, P.A. (Chiroptera Red List Authority) & Temple, H. (Global Mammal Assessment Team) 2008, Plecotus austriacus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  3. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  4. ^ Obrist, M.K., Boesch, R. and Flückiger, P.F. (2004) 'Variability in echolocation call design of 26 Swiss bat species: Consequences, limits and options for automated field identification with a synergic pattern recognition approach.' Mammalia., 68 (4): 307-32.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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