Placido Fabris

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Placido Fabris

Placido Fabris (Povegliano, 3 gennaio 1839Padova, 17 dicembre 1907) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Povegliano (TV), dove il padre, originario di Pieve d'Alpago (Belluno), s'era stabilito circa una quindicina d'anni prima, appena conseguita la laurea a Padova, per esercitarvi la condotta medica.

Compiuti gli studi classici, Placido Fabris seguì le orme paterne, avviandosi ai corsi di medicina, tenuti tra le università di Padova, Pavia e Bologna, fra le pause che lo videro indossare la camicia rossa in tutte le campagne dell'epopea garibaldina. Molto probabilmente gli studi classici e scientifici lo misero in contatto con le punte più avanzate del pensiero risorgimentale, in quel Veneto che a metà ottocento ribolliva e scalpitava contro la dominazione austriaca.

A 21 anni, nel 1860, rispose all'appello di Garibaldi per la costituzione di un corpo di volontari, i Mille, per la conquista del Regno delle Due Sicilie. L'11 aprile 1860 lo troviamo in un editto dell'Imperial Regia Delegazione Provinciale, assieme ad altri due poveglianesi, condannato in contumacia per essere fuoriuscito illegalmente dal Veneto, all'epoca ancora sotto il dominio dell'impero asburgico.

Fabris cominciò la sua avventura al seguito di Garibaldi senza grado alcuno, assegnato alla 7ˆ Compagnia, comandata da Benedetto Cairoli, con la quale sostenne il battesimo del fuoco a Calatafimi il 15 maggio, vincendo faticosamente la prima battaglia contro i Borboni. Partecipò alla conquista di Palermo, 3 giorni di aspri scontri, dove, presso il Ponte dell'Ammiraglio, Placido Fabris venne lasciato per morto, ferito così gravemente da essere irrecuperabile, con il petto trafitto dalla baionetta di un soldato borbonico.

Ma grazie alla sua prestanza fisica, non morì e ricomparì, quasi come un risorto, a seguire la spedizione dei mille, lungo il Regno delle Due Sicilie, sino a meritarsi un encomio solenne di Benedetto Cairoli, guadagnato sul campo del Volturno.

Fedele a Garibaldi, lo seguì anche nella prova di forza del 1862, quando Garibaldi tentò con una nuova spedizione di prendere Roma, ancora sotto il dominio temporale del Papa. Il tentativo garibaldino venne bloccato dall'esercito sabaudo sull'Aspromonte, dove, com'è noto a tutti, «Garibaldi fu ferito». Lo scontro tra l'idealità garibaldina e la ragion di Stato sabauda costò al Fabris una detenzione nelle patrie galere assieme agli altri garibaldini, detenzione di lì a poco cancellata da un'opportuna amnistia del re.

Ritroviamo Placido Fabris nel 1866, allo scoppio della Terza Guerra d'Indipendenza, per la liberazione delle terre irredente - Veneto, Trentino, Friuli - dal dominio austriaco. Partecipò alle operazioni militari in Trentino e alla vittoria di Bezzecca, dove venne ferito e conquistò una medaglia al valore militare. L'unica vittoria sul campo in quella guerra, vittoria per mano garibaldina, subito frustrata per le convenienze diplomatiche: i garibaldini infatti dovettero ritirarsi dalle terre conquistate e lasciare ancora il Trentino sotto l'Impero Asburgico. Fu in quell'occasione che Garibaldi rispose all'ordine di ritirarsi con il celebre «Obbedisco!». Tuttavia per Fabris la Terza Guerra d'Indipendenza ebbe delle conseguenze importanti, restituito il Veneto all'Italia, poté finalmente tornare alla sua piccola patria, Povegliano, da cittadino italiano.

Nel 1867 Fabris partecipa all'ennesimo tentativo garibaldino di conquistare Roma, culminato nelle sconfitte presso Villa Glori e Mentana.

Placido Fabris, conosciuto anche come il Febo di Garibaldi, per la prestanza e la nobiltà dei tratti, si congedò dalle campagne garibaldine con il grado di tenente e ritornò a Povegliano, per amministrare le sue proprietà.

Consigliere comunale e assessore di Povegliano, si spense presso il cognato a Padova, il 17 dicembre 1907.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Povegliano, per il fatto di aver dato i natali a Placido Fabris, è stato subito legato a questa storica impresa, tanto che ha contribuito nel 1906 alle spese per l'erezione del monumento nazionale della spedizione dei Mille sullo scoglio di Quarto, e al monumento ad Anna Garibaldi a Roma. Nel 1954, il Consiglio Comunale presieduto dal sindaco Domenico Pavan, gli ha intitolato la scuola elementare di Povegliano. Nel comune è presente pure una via a lui intitolata.