Pithecophaga jefferyi

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Aquila delle Filippine
Sir Arny(Philippine Eagle).jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Accipitriformes
Famiglia Accipitridae
Sottofamiglia Circaetinae
Genere Pithecophaga
Ogilvie-Grant, 1896
Specie P. jefferyi
Nomenclatura binomiale
Pithecophaga jefferyi
Ogilvie-Grant, 1896

L'aquila delle Filippine (Pithecophaga jefferyi Ogilvie-Grant, 1896), conosciuta anche come aquila delle scimmie, è un uccello della famiglia degli Accipitridi, endemico delle Filippine. È l'unica specie del genere Pithecophaga.[2]. È l'aquila più grande al mondo, dopo l'aquila arpia (Harpia harpyja); la sua popolazione è in costante declino e la Unione internazionale per la conservazione della natura la classifica come specie in pericolo critico di estinzione.[1] Nel 1995 è stata proclamata simbolo nazionale ufficiale dall'allora presidente delle Filippine Fidel V. Ramos.[3]

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La specie fu resa nota alla scienza dalla scoperta che ne fece il naturalista inglese John Whitehead nell'isola di Samar. Fu descritta formalmente dal naturalista William Robert Ogilvie-Grant che ne diede comunicazione ad una riunione del British Ornithologist's Club a Londra il 16 dicembre 1896.
Il nome del genere Pithecophaga deriva dal termine greco πίθηκος (pithekos) che vuol dire scimmia e da φᾰγεῖν (phagein) che vuol dire mangiare, mentre il nome della specie jefferyi le fu dato in onore del padre di John Whitehead, Jeffery.[4]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'aquila delle Filippine raggiunge una lunghezza di 86-102 cm[5], con una apertura alare di altre 2 m ed un peso di oltre 6 kg[6].
Particolarmente caratteristico in questa specie è il becco, molto alto ed abbastanza stretto, nonché la "corona" di penne che incornicia la sommità del capo.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

L'aquila delle Filippine ha una alimentazione abbastanza varia. Le prede che sono state osservate sono soprattutto i colughi (Cynocephalus volans) che costituiscono la percentuale prevalente dell'alimentazione di questa specie. tra le altre specie predate vi sono la civetta delle palme (Paradoxurus hermaphroditus), scoiattoli volanti (Petinomys spp.), roditori, diverse specie di pipistrelli (Rousettus spp.), di uccelli (in particolare Buceros hydrocorax) e di rettili. Le scimmie (prevalentemente Macaca fascicularis philippinensis) costituiscono una percentuale molto bassa (inferiore al 5%) dell'alimentazione di questa specie. [7]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Le attività di riproduzione dell'aquila delle Filippine hanno inizio verso la fine di settembre. Il nido viene costruito prevalentemente su alberi nella foresta e sembra quasi certo che venga deposto un solo uovo. L'incubazione dura intorno ai 60-61 giorni. Durante il periodo dell'incubazione e nelle prime fasi dell'allevamento del nidiaceo la femmina resta prevalentemente nei pressi del nido mentre il maschio procura il cibo. Successivamente entrambi i membri della coppia si recano a caccia. Il nidiaceo resta nel nido per parecchi mesi prima di lanciarsi nel suo primo volo. Resta comunque ancora del tempo nei pressi dell'area di nidificazione. È probabile che le aquile delle Filippine non si riproducano tutti gli anni poiché il loro ciclo di riproduzione è piuttosto lento.[senza fonte]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Pithecophaga jefferyi è un endemismo delle Filippine, in particolare delle isole di Luzon, Samar, Leyte e Mindanao. Mindanao ospita la popolazione più numerosa mentre sulle altre tre isole la presenza è sporadica.

Il suo habitat è la foresta tropicale a Dipterocarpaceae, dalla pianura sino a 1.800 m di altitudine.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Lo status e le abitudini di questa specie furono sconosciute per molto tempo, almeno fino agli anni sessanta del secolo scorso. Fu in quell'epoca che il prof. Dioscuro S. Rabor, un noto studioso che aveva trascorso buona parte della sua vita nelle foreste dell'arcipelago, lanciò l'allarme sul precario stato di sopravvivenza in cui si trovava l'aquila delle Filippine. Rabor nel 1968 comunicò che il totale degli esemplari ancora viventi di questo falconiforme non doveva essere, con ogni probabilità, superiore ai cento. Il problema principale per la sopravvivenza di questa specie era facilmente individuabile nell'incalzante e progressiva distruzione del suo habitat naturale: la foresta tropicale. Negli anni cinquanta e sessanta la distruzione delle foreste da parte di molte industrie del legname raggiunse vertici spaventosi. Questo rapido tasso di distruzione dell'ambiente, diretto e brutale, si andava ad aggiungere all'incremento numerico della popolazione umana dell'arcipelago, che ovviamente aveva bisogno di terre da coltivare e di villaggi. Oltre a queste cause non andava ignorato l'elemento del bracconaggio nei confronti di questa magnifica aquila, vista come un trofeo di caccia per molti e come animale da impagliare e mostrare nelle proprie case. Inoltre alcuni esemplari venivano catturati vivi per zoo, collezioni private ecc. L'appello di Rabor, che all'inizio non fu molto ascoltato nel suo paese, ebbe notevole eco all'estero, soprattutto negli ambienti internazionali della conservazione della natura, quali il World Wildlife Fund. Uno dei consiglieri mondiali del WWF di allora, Charles A. Lindbergh, l'indimenticato primo trasvolatore dell'Atlantico, prese molto a cuore le sorti di questo splendido volatile e si recò numerose volte nelle Filippine tra il 1969 ed il 1972 per promuoverne la concreta protezione. Lindbergh definì l'aquila delle Filippine "il più nobile volatore dell'aria" e promosse, con il coinvolgimento dell'Ufficio Parchi e Fauna Selvatica diretto da Jesus B. Alvarez e dallo stesso presidente Marcos, il programma di conservazione sull'aquila delle Filippine.[senza fonte]

Con finanziamenti del WWF e della Frankfurt Zoological Society, fu avviata una prima indagine nel 1969. A condurla fu Rodolfo B. Gonzales della Silliman University di Dumaguete, che elaborò un rapporto sullo stato del rapace nell'isola di Mindanao. Durante il periodo dell'indagine furono osservati solo quattro individui. Gonzales riteneva che nell'isola fossero presenti meno di 50 individui di aquila delle Filippine mentre nel 1910 dovevano esserci almeno 600 coppie della specie. Gonzales fu anche il primo a studiare la riproduzione dell'aquila poiché riuscì a trovare un nido ed a seguirne il ciclo riproduttivo.[senza fonte]

Già nel 1970 nell'ambito del programma di conservazione fu istituito a Davao nella zona di Baracatan, nel Parco Nazionale di Monte Apo (sempre sull'isola di Mindanao) un centro per il mantenimento in cattività di questa specie, per tentarne successivamente la riproduzione e poi la reintroduzione in natura. Nel frattempo il presidente Marcos faceva passare una legge (il Republic Act n. 6147) che decretava la totale protezione della specie su tutto il territorio filippino, ed il divieto assoluto di caccia o mantenimento in cattività della specie pena la prigione o severe multe.[senza fonte]

Ulteriori ricerche condotte a Mindanao nel 1972 indicavano presente una popolazione aggirantesi tra i 200 ed i 400 esemplari. La stima maggiormente accreditata oggi fornisce la cifra di meno di 500 individui di aquila delle Filippine ancora viventi nelle loro aree di distribuzione in natura.[senza fonte]

Le ultime e più avvincenti ricerche su questo animale si devono, sempre nell'ambito del programma di conservazione che le autorità governative conducono in collaborazione con il WWF, a Robert S. Kennedy, un ricercatore americano che ha studiato la specie già negli anni settanta e che dal luglio 1980 conduce i progetti di ricerca del WWF sull'aquila delle Filippine. Kennedy ha anche filmato la vita di questo rarissimo rapace con i colleghi Neil L. Rettig, Wolfgang A. Salb e Alan R. Degen (che hanno già realizzato uno splendido film sull'arpia e sul suo ciclo riproduttivo) e che insieme hanno costituito il FREE (Films and Research for an Endangered Environment). Kennedy trovò il primo nido di aquila delle Filippine il 6 dicembre 1977 a Tudaya nel Parco Nazionale di Monte Apo, su di un albero di Shorea polysperma.[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) BirdLife International 2013, Pithecophaga jefferyi in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Accipitridae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 12 giugno 2014.
  3. ^ (EN) Fidel V. Ramos, Proclamation No. 615, s. 1995 in Official Gazette, http://www.gov.ph, 4 luglio 1995. URL consultato il 23 giugno 2014.
    «Declaring the Philippine Eagle as the National Bird of The Philippines».
  4. ^ Collar, N.J., The Philippine Eagle: one hundred years of solitude in Oriental Bird Club Bulletin, 24 dicembre 1996.
  5. ^ BirdLife International (2014), Species factsheet: Pithecophaga jefferyi. URL consultato il 13 giugno 2014.
  6. ^ Philippine eagle (Pithecophaga jefferyi) in ARKive. URL consultato il 13 giugno 2014.
  7. ^ Philippine Eagle - Feeding ecology in Philippine Eagle Foundation. Official Web Site. URL consultato il 12 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]