Pirlo

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Il pirlo è una bevanda alcolica, solitamente consumata come aperitivo, di origine e consumo bresciano.

È a base di vino bianco fermo, Campari e acqua frizzante. La moda dell'happy hour ha introdotto anche l'uso dell'Aperol (molto meno alcolico e complesso) in luogo del Campari. Viene servito in un bicchiere con stelo alto dalla forma tipica a palloncino.[1]

È il tipico e tradizionale aperitivo di Brescia, molto simile allo spritz Veneto.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Sull'origine del pirlo ci sono due ipotesi derivanti da tradizioni orali:

  • secondo la prima ipotesi il pirlo sarebbe già esistito prima dell'avvento degli ingredienti attuali (Campari o Aperol), e veniva miscelato usando vino bianco con aggiunta di vermut come affermano anziani frequentatori di osterie del centro storico di Brescia e veniva chiamato bianco sporco;
  • secondo un'altra ipotesi il pirlo comparirebbe nel bresciano dopo la seconda guerra mondiale. Infatti il noto aperitivo locale non poteva venire alla luce, né tanto meno essere servito, se non grazie alla diffusione, da prima in Italia poi all'estero, del Campari e dell'Aperol.

Oggi il pirlo viene servito praticamente in tutti i locali bresciani con Campari o Aperol. Da notare che, per essere aderenti alla tradizione, non si dovrebbe assolutamente utilizzare prosecco[2] (che ovviamente non esisteva in provincia di Brescia negli anni Cinquanta e il cui utilizzo attuale costituisce la differenza più rilevante tra pirlo bresciano e spritz veneto) ma vino bianco fermo.

Anche la fettina di arancia e il ghiaccio sono aggiunte "modaiole" che di certo non appartengono alla tradizione "antica" locale (invece, la scorzetta di limone apparteneva alla regola). Inoltre, nel passato, le osterie servivano il pirlo in bicchieri molto diversi da quelli attuali, di vetro spesso e di ridotte dimensioni, a forma di tulipano con piccolo stelo oppure, più semplicemente, il classico tumbler da bar.

Sebbene il vino bianco frizzante e il seltz sono diventati ingredienti "classici", c'è da dire che tradizionalmente (e per ovvi motivi) si utilizzava invece vino bianco fermo e acqua minerale gassata (per avere un po' di frizzantezza). Questa è stata la ricetta almeno fino a tutti gli anni Settanta in provincia (qualche bar "di lusso" del centro città si poteva permettere il seltz) e, in molte osterie dei piccoli paesi, anche negli anni Ottanta.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

L'etimologia del nome dell'aperitivo bresciano è alquanto incerta.[3] Secondo una certa aneddotica che rimanderebbe a tradizioni orali, il nome pirlo potrebbe derivare dal particolare movimento circolare che il liquore fa dopo la sua caduta nel vino. Nel dialetto bresciano infatti si usa dire ho fatto un pirlo a testimonianza di una caduta non traumatica per terra. Il liquore versato, cadendo nel bicchiere, ricorda un pirlo (una caduta) andando verso il basso e tornando poi verso l'alto.

Pirlone[modifica | modifica sorgente]

Il pirlone non è altro che un pirlo "doppio", spesso servito in bicchieri di dimensioni generose. Il pirlone, come variante, si è diffuso a Brescia solo di recente (all'incirca nei primi anni del 2000) quando si è cominciato, nei bar di "tendenza" a servire stuzzichini in grande quantità e varietà che, in pratica, sostituiscono abbondantemente un pasto completo. Per ciò era necessario, per molti, richiedere 2 pirli e anche più. Nacque così il pirlone.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ il pirlo
  2. ^ Ancor peggio è utilizzare Franciacorta, non solo per la non aderenza alla tradizione, ma soprattutto perché così si mortifica il grande metodo classico bresciano il quale può essere sicuramente bevuto anche come aperitivo, ma certo non come cocktail.
  3. ^ Infatti, non sono attualmente note fonti documentate e autorevoli che ricostruiscano scientificamente l'etimologia.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]