Pio Baldelli

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Pio Baldelli (Perugia, 1923Firenze, 20 giugno 2005) è stato uno scrittore e giornalista italiano, teorico della comunicazione di massa, pioniere in Italia del concetto di controinformazione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Allievo di Aldo Capitini, Baldelli si trasferisce da Perugia a Firenze nei primi anni settanta, occupando la cattedra di storia del cinema all'Università degli Studi di Firenze. Lega il proprio nome a innumerevoli volumi di critica del cinema e argomenti sociali e culturali. L'opera più importante è "Informazione e Controinformazione" (1972), testo che risale al momento in cui diviene docente di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa.

Baldelli approfondisce gli studi sui rischi legati ai grandi mezzi di comunicazione e, proprio su queste basi, decide di sposare la causa delle prime radio e televisioni private. Per questa ragione decide di concedere la propria firma di giornalista e di accettare la direzione responsabile di alcune testate fiorentine, come Controradio, D.E.A. e DEApress[1].

Baldelli diviene un punto di riferimento per i giovani del cosiddetto Movimento Studentesco. È direttore responsabile del periodico Lotta Continua (alla cui organizzazione non sarà mai affiliato)[1].

Per tale periodico, scrive articoli in difesa dell'anarchico Giuseppe Pinelli, e per i quali viene denunciato dal commissario Luigi Calabresi[1].

Tra il 1980 e il 1983 è deputato eletto nelle file del Partito Radicale.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Sociologia del cinema. Pubblico e critica cinematografica. 1963.
  • Film e opera letteraria. 1964.
  • I film di Luchino Visconti. 1965.
  • Comunicazione audiovisiva e educazione. 1967.
  • Politica culturale e comunicazioni di massa. 1968.
  • Cinema dell'ambiguità. 1969.
  • Cinema e lotta di liberazione. 1970.
  • Educazione e cinema. 1970.
  • Informazione e controinformazione. 1972. Riedito come Informazione e controinformazione. Ediz. integrale. Stampa Alternativa, 2006. ISBN 9788872269190.
  • Roberto Rossellini. 1972.
  • Luchino Visconti. 1974.
  • Charlie Chaplin. 1977.
  • Cybercomunicazioni e spazi pubblicitari. 1993.
  • Nuovi alfabeti e scuola analfabeta. Tempi di cambiamento: verso il 2000. 1994.
  • Mass media e violenza. 1996.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Silvana Grippi, "Pio Baldelli, maestro della cultura italiana, se n'è andato in silenzio", D.E.A., novembre 2005, Firenze, p. 3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]