Pink Floyd a Pompei

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Pink Floyd a Pompei
Titolo originale Pink Floyd: Live at Pompeii
Paese di produzione Francia, Belgio, Germania
Anno 1972
Durata 60 min (1972)
80 min. (1974)
92 min. (director's cut, 2003)
Colore colore
Audio sonoro
Genere documentario, musicale
Regia Adrian Maben
Produttore Steve O'Rourke, Michele Arnaud, Reiner Moritz
Casa di produzione Universal Studios
Fotografia Willy Kurant, Gabor Pogany
Montaggio Nino Di Fonzo, Jose Pinheiro
Effetti speciali Michel François, Monteurs Studio, Teletota
Musiche Pink Floyd
Interpreti e personaggi

Pink Floyd (vedi: Formazione)

Pink Floyd a Pompei è un film-documentario-concerto diretto da Adrian Maben, uscito nella versione per le sale cinematografiche nel 1974 e incentrato sulla musica del gruppo rock inglese dei Pink Floyd.

Il film-concerto (1971-72)[modifica | modifica sorgente]

Pompei[modifica | modifica sorgente]

Maben concepì l’idea di base per il film nel 1971: già all’inizio dell’anno aveva contattato il manager dei Pink Floyd Steve O’Rourke con l’idea di combinare le musiche della band con opere pittoriche, ma la band aveva declinato l'offerta.[1]

L’estate seguente, il regista si recò in vacanza in Italia con la fidanzata e, nel tentativo di recuperare il suo passaporto che credeva aver smarrito durante una visita alle rovine di Pompei, tornò al crepuscolo nell’antico Anfiteatro Romano e lo ritenne una location perfetta per filmare la band in azione.[1] Fin dall’inizio, Maben immaginò che i Pink Floyd dovessero suonare nell’anfiteatro vuoto, senza alcun pubblico. Grazie alla sua conoscenza con il prof. Ugo Carputi dell'Università di Napoli,[1] il regista ottenne dalla locale Soprintendenza il permesso, per l’ottobre seguente, di effettuare sei giorni di riprese nel sito archeologico campano, per l’occasione chiuso al pubblico.

I Pink Floyd insistettero per eseguire tutto il materiale dal vivo, il che implicò il trasporto in Italia, via camion, di tutta la loro attrezzatura da concerto, assieme a un impianto per la registrazione a 24 tracce che garantisse la stessa qualità sonora dei loro lavori in studio.[1]

La troupe, giunta fra le antiche rovine, realizzò di non avere elettricità sufficiente a supportare tutte le attrezzature. L’inconveniente fu risolto portando la corrente elettrica sul luogo direttamente dal Municipio locale, attraverso un lunghissimo cavo che percorreva le strade della cittadina campana,[1] ma la circostanza restrinse i tempi effettivi di ripresa a soli quattro giorni, dal 4 al 7 ottobre del 1971. Le scene girate per prime in ordine di tempo ritraevano i quattro musicisti aggirarsi fra i vapori della Solfatara di Pozzuoli; quindi, nell’Anfiteatro Romano la band eseguì dal vivo tre brani: la prima metà ed il finale di Echoes, One of These Days, e A Saucerful of Secrets; ciascun brano venne eseguito in sezioni separate, poi montate assieme. Dopo ogni ripresa, la band riascoltava l’esecuzione in cuffia per approvarla.[2]

Il regista ha rivelato in anni recenti[3] che diverse bobine di pellicola andarono smarrite subito dopo le riprese: questo, fra l’altro, spiegherebbe perché il brano One of These Days include quasi esclusivamente inquadrature del batterista Nick Mason, il quale ha confermato la vicenda nella sua autobiografia del 2004.[4]

Parigi[modifica | modifica sorgente]

I ritardi causati dai problemi tecnici constrinsero il regista a integrare le riprese con materiale girato in uno studio cinematografico, più precisamente l’Europasonor di Parigi, dal 13 al 20 dicembre del 1971.[1] Per preservare in qualche modo l’ambientazione pompeiana alla base del film, le sessioni parigine furono poi montate con spezzoni delle sequenze girate a Pozzuoli, assieme a immagini di repertorio tratte dall’archivio della Soprintendenza; parte di queste ultime furono anche proiettate alle spalle dei musicisti. A Parigi la band registrò dal vivo Set the Controls for the Heart of the Sun, Careful with That Axe, Eugene, la sezione centrale di Echoes e, su richiesta del gruppo, il brano Mademoiselle Nobs (rifacimento di Seamus dall’album Meddle) nel quale una femmina di Levriero russo chiamata appunto Nobs, di proprietà di una famiglia circense amica del regista, “canta” un blues, accompagnata da Roger Waters alla chitarra e David Gilmour all’armonica mentre il tastierista Rick Wright le porge il microfono. Oltre che per gli elementi già menzionati, le sequenze girate a Parigi sono distinguibili da quelle filmate in Italia per il fatto che Rick Wright è senza barba.[2]

Il primo montaggio del film, della durata di circa un’ora, fu completato da Maben nel 1972 fra le mura di casa sua, poiché il regista aveva già sforato sul budget.[1] La “prima” inglese del film, inizialmente prevista per il 25 novembre 1972 al Rainbow Theatre di Londra, fu all’ultimo momento bloccata dal gestore del teatro, per ragioni burocratiche.

Il documentario ad Abbey Road (1973)[modifica | modifica sorgente]

Preoccupato per la breve durata del film, all’inizio del 1973 Maben chiese a Roger Waters il permesso di riprendere il gruppo[1] mentre lavorava a quello che poi sarebbe divenuto uno dei loro album più celebri: The Dark Side of the Moon. Il regista filmò quindi i Pink Floyd negli studi della EMI ad Abbey Road, intervistò brevemente Gilmour, Waters, Mason e Wright e immortalò anche la band mentre faceva colazione alla caffetteria degli studi. All’epoca in cui il materiale fu girato (gennaio 1973), il gruppo era già in fase di missaggio dell’album: i singoli musicisti di fatto si prestarono - appositamente per Maben - a “recitare” le sequenze in cui appaiono sovraincidere su basi le loro parti strumentali (nessuna delle quali compare nella versione definitiva dell’album).

La seconda versione del film, allungata a circa 80 minuti grazie agli inserti sul making dell’album, uscì nell’agosto del 1974, quando The Dark Side of the Moon era già balzato in testa a tutte le principali classifiche mondiali proiettando i Pink Floyd verso un successo e una popolarità senza precedenti. Paradossalmente, l'enorme successo dell'album finì per oscurare, seppur temporaneamente, quello della pellicola che, ad eccezione delle scene di Abbey Road, immortalava il gruppo in una fase creativa ormai già vecchia almeno di un paio di anni.[2]

Director’s Cut (2003)[modifica | modifica sorgente]

Trent’anni dopo l’uscita del film, Maben ha curato – per l’edizione in DVD - una nuova versione del film, che inserisce elementi di Computer grafica nel montaggio originale, oltre ad offrire i consueti “contenuti speciali” tra cui un’intervista allo stesso regista e la prima versione del film-concerto del 1971-72 visionabile separatamente.

Musiche[modifica | modifica sorgente]

Versione originale del 1972[modifica | modifica sorgente]

  1. Echoes, part I
  2. Careful with That Axe, Eugene
  3. A Saucerful of Secrets
  4. One of These Days I'm Going to Cut You into Little Pieces
  5. Set the Controls for the Heart of the Sun
  6. Mademoiselle Nobs (Seamus)
  7. Echoes, part II

Versione del 1974 e Director's cut del 2003[modifica | modifica sorgente]

  1. Echoes, part I
  2. Careful with That Axe, Eugene
  3. A Saucerful of Secrets
  4. Us and Them (frammento, studio)
  5. One of These Days I'm Going to Cut You into Little Pieces
  6. Mademoiselle Nobs
  7. Brain Damage (frammento, studio)
  8. Set the Controls for the Heart of the Sun
  9. Echoes, part II

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Interview with Adrian Maben by Paul Powell Jr, Matt Johns and Storm Thorgerson, Brain Damage, 2003. URL consultato il 7 settembre 2012.
  2. ^ a b c Toby Manning, Set the Controls in The Rough Guide to Pink Floyd, 1st, Londra, Rough Guides, 2006, p. 68, ISBN 1-84353-575-0.
  3. ^ Adrian Maben, Pink Floyd: Live at Pompeii: Director's Cut, DVD Universal Music & Video Distribution, 2003
  4. ^ Nick Mason, There Is No Dark Side in Inside Out: A Personal History of Pink Floyd, New, Widenfeld & Nicolson, 2004, p. 177, ISBN 0-297-84387-7.