Pina Menichelli

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Pina Menichelli, all'anagrafe Giuseppa Iolanda Menichelli (Castroreale, 10 gennaio 1890Milano, 29 agosto 1984), è stata un'attrice italiana del cinema muto, figura di primo piano nel sistema divistico assieme a Lyda Borelli e Francesca Bertini.

Pina Menichelli ne Il fuoco (1915)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Appartenente ad un'importante dinastia di attori teatrali, il cui capostipite fu Nicola Menichelli, apprezzato comico della metà del Settecento[1], e della quale ignota rimane l'origine geografica precisa, Pina Menichelli, nacque da Cesare e Francesca Malvica, attori girovaghi, a Castroreale, paesino della provincia di Messina[2].

Oltre alla stessa Pina, furono attori anche la sorella maggiore Lilla, la minore Dora e il fratello Alfredo.

Fu sposata due volte, la prima, dal 1908 con il napoletano Libero Pica dal quale ebbe due figli e si separò qualche anno più tardi, la seconda dal 1924 (alla morte del primo marito) con il barone Carlo Amato.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Essendo figlia d'arte, la Menichelli incominciò a recitare a fin da bambina, ma la sua vera carriera artistica ebbe inizio nel 1907 quando fu scritturata come giovane amorosa nella compagnia teatrale di Irma Gramatica e Flavio Andò.

Dopo alcune esperienze in varie compagnie teatrali, intraprese un cammino cinematografico grazie alla casa Cines di Roma, una delle più importanti dell'epoca, dove, fra il 1913 e il 1914, recitò in numerosi film. Fra essi spicca Scuola d'eroi, in cui venne notata dal regista e produttore cinematografico Giovanni Pastrone (autore del celebre Cabiria), che la chiamò poi all'Itala Film di Torino, dando così inizio alla sfolgorante "avventura cinematografica" dell'attrice.

Realizzò così il suo primo film per l'Itala, con la regia di Pastrone (che si firmò Piero Fosco): Il fuoco del 1915. I protagonisti sono un'ammaliante ed enigmatica poetessa (la Menichelli) ed un giovane ed ignoto pittore (Febo Mari, autore del soggetto), i quali vivono una bruciante vicenda d'amore che si accende per una semplice favilla, si esalta nella vampa per poi non lasciare che cenere. Il film ebbe un enorme successo, e la Menichelli, perfetta (anche fisicamente: si pensi all'acconciatura da gufo) nel ruolo di crudele e sensuale maliarda, divenne una stella di prima grandezza, etichettata come la femme fatale per eccellenza del cinema italiano.

Pina Menichelli in Tigre reale (1916)

L'anno seguente fu la protagonista di Tigre reale (sempre diretta da Pastrone), dove, interpretando la sinuosa e fatale contessa Natka, confermò le sue non comuni capacità d'attrice e di femme fatale. Tra gli altri film di successo che realizzò per l'Itala, si possono ricordare La moglie di Claudio, L'olocausto del 1918 e Il padrone delle ferriere del 1919.

Nel 1920 passò alla romana Rinascimento Film (fondata per lei dal barone Carlo Amato, suo futuro marito, e dove ebbe una breve parentesi due anni prima con Il giardino delle voluttà), continuò ad affascinare le platee di mezzo mondo (nonostante la critica bacchettasse la sua recitazione manierata e forzata tipica dell'epoca) con pellicole come La storia di una donna e Il romanzo di un giovane povero (1920), La seconda moglie (1922), La donna e l'uomo e La biondina (1923). Sempre nel 1923, stanca di interpretare gli stessi personaggi di seduttrici voluttuose e tormentate eroine, lavorò con brio e agilità a due commedie: La dama de chez Maxim's e Occupati d'Amelia, che sbalordirono critica e pubblico.

Dopo questi due lavori, nel 1924, la Menichelli si ritirò da ogni attività artistica per dedicarsi ai suoi doveri di madre e moglie serena, e il "dovere di dimenticare" divenne la sua parola d'ordine. Anche la morte di questa conturbante e bravissima diva dalla bella figura (non alta, ma slanciata, capelli biondissimi, grandi occhi azzurri, bocca sensuale, naso un po' aquilino), avvenuta a Milano all'età di 94 anni, passò inosservata.

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA. VV. - Enciclopedia dello Spettacolo - ed. varie.
  • {{Cita libro

|autore= Vittorio Martinelli |altri= |titolo= Pina Menichelli. Le sfumature del fascino |anno= 2002 |città= |editore= Bulzoni

  • Cristina Jandelli, Le dive italiane del cinema muto, L'Epos, Palermo, 2006.
  • Franco La Magna, Lo schermo trema.Letteratura siciliana e cinema, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2010, ISBN 978-88-7351-353-7

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ U. Bosco, Lessico universale italiano: vol. 13, Istituto della Enciclopedia italiana, 1968, p. 367
  2. ^ Il luogo di nascita della Menichelli rimase incerto fino al 1989, cinque anni dopo la sua morte, grazie alle informazioni ottenute dal suo certificato di morte (La vita e i film della diva del cinema muto nel meticoloso volume di Vittorio Martinelli - Gazzetta del Sud, 16 dicembre 2002)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 5864810 LCCN: no2003014570