Pilastri della Creazione

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Nebulosa Aquila
Regione H II
I "Pilastri della Creazione" della Nebulosa Aquila.
I "Pilastri della Creazione" della Nebulosa Aquila.
Dati osservativi
(epoca J2000.0)
Costellazione Serpente
Ascensione retta 18h 18m 48s [1]
Declinazione -13° 49′ :[1]
Distanza 7000 a.l.
(2146 pc)
Dimensione apparente (V) 1,0'
Caratteristiche fisiche
Tipo Regione H II
Galassia di appartenenza Via Lattea
Caratteristiche rilevanti parte della nebulosa Aquila
Categoria di regioni H II

Il nome "Pilastri della Creazione" si riferisce ad una fotografia ripresa dal Telescopio spaziale Hubble di colonne di gas interstellare e polveri visibili nella Nebulosa Aquila; è stata scattata il 1º aprile 1995 e viene considerata come una delle dieci migliori fotografie scattate dall'Hubble.

Queste immagini hanno aumentato notevolmente il nostro livello di comprensione dei processi di formazione stellare in atto all'interno della nebulosa. Si pensa che le sue aree oscure siano associate a protostelle o comunque ad oggetti stellari giovani. La struttura a "pilastri" ricorda altre strutture simili, come quella della grande area di formazione stellare in Cassiopea nota con la designazione W5 e soprannominata "Montagne della Creazione".[2]

Caratteristiche fisiche e strutturali[modifica | modifica wikitesto]

I Pilastri sono tre strutture molto dense di gas e polveri situate nel bordo sudorientale della nebulosa; sono state create dall'azione del vento stellare delle stelle giganti dell'ammasso aperto centrale. La loro catalogazione segue la numerazione romana crescente, così le singole strutture sono chiamate Colonna I, Colonna II e Colonna III, procedendo da nordest a sudovest. La morfologia e la struttura ionizzata è ben conosciuta grazie all'avvento dei telescopi spaziali: la radiazione ionizzante proveniente dalle stelle dell'ammasso comprime i gas delle nubi molecolari facendone aumentare la pressione in superficie, mentre si genera un flusso fotoevaporante di materiale ionizzato nella parte opposta alla sorgente del vento stellare; è questo fenomeno il responsabile della struttura a "pilastro" delle nubi.[3]

La materia a densità inferiore è la prima ad essere spazzata via, mentre il nucleo più denso, ulteriormente compresso a causa del fronte dell'onda d'urto, sopravvive, resistendo alla forza. Tuttavia, le immagini riprese nel vicino infrarosso mostrano che le prime due colonne possiedono una struttura relativamente poco densa, concentrata da dei nuclei molto più densi che la difendono dall'azione disgregatrice del vento.[4] A sudest dei Pilastri si trova un'ulteriore struttura nebulosa molecolare, catalogata come Colonna IV, situata nei pressi di un noto oggetto di Herbig-Haro, HH 216.[5]

La massa totale delle aree dense dei tre Pilastri è stimata sulle 200 M.[6] Le stelle ionizzanti le colonne si trovano a 2 parsec di distanza dalle stesse.[7]

Fenomeni di formazione stellare[modifica | modifica wikitesto]

I Pilastri della Creazione nel contesto della nebulosa; le stelle brillanti a destra appartengono all'ammasso aperto incluso nella nebulosa, NGC 6611.

Combinazioni di immagini a raggi X dell'Osservatorio Chandra ai raggi X e delle immagini del Telescopio Hubble hanno mostrato che le sorgenti di raggi X osservate nella nebulosa e provenienti da stelle giovani non coincidono con i Pilastri.[8] Questo suggerisce che la formazione stellare può aver avuto un picco di intensità circa un milione di anni fa e le sue protostelle non si sono riscaldate a sufficienza da emettere raggi X. All'inizio del 2007 gli scienziati utilizzando il Telescopio Spaziale Spitzer hanno scoperto l'evidenza che i Pilastri sono stati probabilmente distrutti da una vicina esplosione di supernova avvenuta circa 6000 anni fa, ma che la luce che mostrerà la nuova forma della nebulosa non raggiungerà la Terra ancora per un altro millennio.[9]

Gli Evaporating Gaseous Globules (EGGs), ossia le parti dense delle colonne, conterrebbero secondo alcuni studi dei giovani oggetti stellari appena formati: si tratterebbe dunque di regioni in cui ha luogo la formazione stellare: i nuclei avrebbero infatti una densità e una temperatura simile a quella comune nei siti di formazione di protostelle;[10] questi indizi di fenomeni di formazione in atto tuttavia non forniscono elementi sull'origine della causa scatenante, pertanto non è chiaro se il fronte di ionizzazione del vento stellare delle giganti giochi un ruolo determinante in questi processi o meno.[3] Nei pressi delle Colonne sono note otto sorgenti nel vicino infrarosso, di cui quattro mostrano dei colori intensi e un'emissione proveniente dalla materia circumstellare, ulteriore indizio della presenza di stelle neonate; degli oltre settanta globuli gassosi in espansione noti solo un 15% circa sembra essere associato a stelle giovani di piccola massa, mentre sette sono associati a masse substellari e quattro a masse comprese fra 0,35 e 1 M.[11]

Le parti terminali delle Colonne I e II contengono al loro interno degli oggetti stellari giovani, identificati per la prima volta tramite una mappatura ai raggi infrarossi. Fra gli oggetti più brillanti si trova YSO M16 ES−1, una fonte molto arrossata e piuttosto luminosa situata nella Colonna I; al suo interno si troverebbe, secondo alcuni studi, una stella di pre-sequenza principale o un piccolo gruppo di esse, o anche una singola prostella nello stadio più iniziale della sua evoluzione.[12] Dagli estremi nord e sud della nube si irradia una forte emissione polarizzata, originata dalle espulsioni a getto dell'oggetto centrale, mentre fra i due lobi da cui fuoriescono le emissioni, l'intensità di polarizzazione è molto bassa, segno questo che l'oggetto centrale potrebbe essere circondato da una struttura a disco.[13]

Sulla punta della Colonna II si trova YSO M16 ES−2, talvolta chiamato YSO2 in alcune pubblicazioni specifiche; meno luminoso del precedente e meno oscurato, possiede una massa compresa fra 2 e 5 M.[12][14] Studi condotti all'infrarosso mostrano che si tratterebbe di un oggetto più evoluto di ES-1, nonché privo di emissione maser, dal momento che il maser osservato nella Colonna II non è in correlazione con quest'oggetto; la struttura interna sarebbe invece simile, con una struttura a disco appiattito avvolta attorno all'oggetto centrale.[13] Le sue emissioni di raggi X sono estremamente deboli.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b SIMBAD Astronomical Database in Results for NGC 6611. URL consultato il 16 novembre 2006.
  2. ^ Spitzer Captures Cosmic "Mountains Of Creation"
  3. ^ a b Hester, J.J., Desch, S.J., Chondrites and the Protoplanetary Disk, ASP Conference Series, A. Krot, E. Scott & B. Reipurth, 2005, pp. 341, 107.
  4. ^ Sugitani, K.; Tamura, M.; Nakajima, Y.; Nagashima, C.; Nagayama, T.; Nakaya, H.; Pickles, A. J.; Nagata, T.; Sato, S.; Fukuda, N.; Ogura, K., Near-Infrared Study of M16: Star Formation in the Elephant Trunks in The Astrophysical Journal, vol. 565, nº 1, gennaio 2002, pp. L25-L28, DOI:10.1086/339196. URL consultato il 31 maggio 2009.
  5. ^ Meaburn, J., The visible and ultraviolet continuum from a Herbig-Haro object in the core of M 16 /NGC 6611/ in Astronomy and Astrophysics, vol. 114, nº 2, ottobre 1982, pp. 367-372. URL consultato il 31 maggio 2009.
  6. ^ White, G. J.; Nelson, R. P.; Holland, W. S.; Robson, E. I.; Greaves, J. S.; McCaughrean, M. J.; Pilbratt, G. L.; Balser, D. S.; Oka, T.; Sakamoto, S.; Hasegawa, T.; McCutcheon, W. H.; Matthews, H. E.; Fridlund, C. V. M.; Tothill, N. F. H.; Huldtgren, M.; Deane, J. R., The Eagle Nebula's fingers - pointers to the earliest stages of star formation? in Astronomy and Astrophysics, vol. 342, febbraio 1999, pp. 233-256. URL consultato il 31 maggio 2009.
  7. ^ Allen, L. E.; Burton, M. G.; Ryder, S. D.; Ashley, M. C. B.; Storey, J. W. V., Fluorescent molecular hydrogen in the Eagle nebula in Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, vol. 304, nº 1, marzo 1999, pp. 98-108, DOI:10.1046/j.1365-8711.1999.02296.x. URL consultato il 31 maggio 2009.
  8. ^ The Eagle Nebula (M16): Peering Into the Pillars Of Creation
  9. ^ Famous Space Pillars Feel the Heat of Star's Explosion - Jet Propulsion Laboratory
  10. ^ Hester, J. J.; Scowen, P. A.; Sankrit, R.; Lauer, T. R.; Ajhar, E. A.; Baum, W. A.; Code, A.; Currie, D. G.; Danielson, G. E.; Ewald, S. P.; Faber, S. M.; Grillmair, C. J.; Groth, E. J.; Holtzman, J. A.; Hunter, D. A.; Kristian, J.; Light, R. M.; Lynds, C. R.; Monet, D. G.; O'Neil, E. J., Jr.; Shaya, E. J.; Seidelmann, K. P.; Westphal, J. A., Hubble Space Telescope WFPC2 Imaging of M16: Photoevaporation and Emerging Young Stellar Objects in Astronomical Journal, vol. 111, giugno 1996, p. 2349, DOI:10.1086/117968. URL consultato il 31 maggio 2009.
  11. ^ Linsky, Jeffrey L.; Gagné, Marc; Mytyk, Anna; McCaughrean, Mark; Andersen, Morten, Chandra Observations of the Eagle Nebula. I. Embedded Young Stellar Objects near the Pillars of Creation in The Astrophysical Journal, vol. 654, nº 1, gennaio 2007, pp. 347-360, DOI:10.1086/508763. URL consultato il 31 maggio 2009.
  12. ^ a b Thompson, Rodger I.; Smith, Bradford A.; Hester, J. Jeff, Embedded Star Formation in the Eagle Nebula in The Astrophysical Journal, vol. 570, nº 2, maggio 2002, pp. 749-757, DOI:10.1086/339738. URL consultato il 1º giugno 2009.
  13. ^ a b Sugitani, Koji; Watanabe, Makoto; Tamura, Motohide; Kandori, Ryo; Hough, James H.; Nishiyama, Shogo; Nakajima, Yasushi; Kusakabe, Nobuhiko; Hashimoto, Jun; Nagayama, Takahiro; Nagashima, Chie; Kato, Daisuke; Fukuda, Naoya, Near-Infrared Polarimetry of the Eagle Nebula (M 16) in Publications of the Astronomical Society of Japan, vol. 59, nº 3, giugno 2007, pp. 507-517. URL consultato il 1º giugno 2009.
  14. ^ Indebetouw, R.; Robitaille, T. P.; Whitney, B. A.; Churchwell, E.; Babler, B.; Meade, M.; Watson, C.; Wolfire, M., Embedded Star Formation in the Eagle Nebula with Spitzer GLIMPSE in The Astrophysical Journal, vol. 666, nº 1, settembre 2007, pp. 321-338, DOI:10.1086/520316. URL consultato il 31 maggio 2009.
  15. ^ Linsky, Jeffrey L.; Gagné, Marc; Mytyk, Anna; McCaughrean, Mark; Andersen, Morten, Chandra Observations of the Eagle Nebula. I. Embedded Young Stellar Objects near the Pillars of Creation in The Astrophysical Journal, vol. 654, nº 1, gennaio 2007, pp. 347-360, DOI:10.1086/508763. URL consultato il 1º giugno 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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