Pietro Scarpini

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Pietro Scarpini

Pietro Scarpini (Roma, 6 aprile 1911Firenze, 27 novembre 1997) è stato un pianista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Una straordinaria carriera[modifica | modifica sorgente]

Dal suo esordio a Roma con l’Orchestra di Santa Cecilia nel 1936, seguito immediatamente dalla sua prima affermazione all’estero con i Berliner Philharmoniker ha proseguito la sua carriera di concertista suonando con la London Philharmonic Orchestra, con le orchestre del Concertgebouw di Amsterdam e della Filarmonica di Bruxelles, della Suisse Romande e coi Wiener Philharmoniker, fino ad arrivare alle tappe più memorabili della propria vita artistica con l’esecuzione del Quarto Concerto di Beethoven sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler, quella del Secondo Concerto di Prokofiev sotto la direzione di Dimitri Mitropoulos, e la ripresa del Concerto più monumentale della letteratura pianistica, il Concerto per pianoforte, orchestra e coro maschile di Ferruccio Busoni.

Nel campo della musica da camera si è dedicato tra i primissimi alla divulgazione delle più importanti opere contemporanee e in pari tempo all’esecuzione integrale di imponenti opere di Johann Sebastian Bach quali l'arte della fuga e Il clavicembalo ben temperato, eseguite al festival bachiano di York in Inghilterra e all'Accademia di Santa Cecilia a Roma.

Testimonianze[modifica | modifica sorgente]

Nel ricordare il grande pianista scomparso, il critico Leonardo Pinzauti scrive che Pietro Scarpini «...fu musicista di eccezionale cultura, tanto che è difficile rendere la giusta idea di quel che ha significato nel mondo musicale italiano, essendo scarsamente disponibili le sue incisioni e registrazioni. Tra gli anni '40 e '60, momento di transizione della musica in Italia, quando autori e musicisti, quali Mahler o Scriabin, erano ancora lontani dalla popolarità che avrebbero in seguito raggiunto, chi frequentava la scuola di Scarpini, poteva già ascoltarne le intense ricreazioni al pianoforte. Fu Pietro Scarpini a proporre in concerto anche le opere più discusse dei maestri della Scuola di Vienna, messe però a confronto con quelle di Busoni e di Stravinskij, di Prokofiev e di Dallapiccola. Ascoltandolo si respirava la continuità e la sorpresa dei grandi fatti musicali, e diventavano naturali e non contraddittori i legami fra Clementi e Listz, fra Bach e Beethoven, come fra questi e i maestri del novecento...»

Testimonianze del grande valore di Pietro Scarpini si trovano nelle critiche dei suoi concerti, come ad esempio quelle che seguono:

Concerto di Busoni Op.39, per pianoforte, orchestra e coro maschile (Cleveland, 1966)

  • «Un concerto da sei giorni. Busoni goliardo folle. Busoni fiume suonato da Scarpini.»
  • «Pietro Scarpini, un sesto grado del pianismo contemporaneo, ha padroneggiato le spaventose difficoltà della massacrante partitura, riscuotendo un grande successo.»
  • «Il pianoforte in questo concerto è presente senza posa, a un livello di trascendentale difficoltà, che Scarpini, implacabile, ha dominato da grande interprete, da eccezionale virtuoso...»
  • «Nella parte del pianoforte tutte le possibili formule del pianismo trascendentale, di forza e genialità, vi sono diffuse a dismisura e in variazioni sempre più difficili. Grandi doti pianistiche, quindi, occorrono per affrontarle, e quale eroico impegno si deve assumere per uscirne vittoriosi! ... Pietro Scarpini non si è impaurito e allarmato di tutto questo. Pianista appassionato, entusiasta, ferreamente agguerrito, ha avuto ragione dell'enorme montagna di note che doveva smuovere dando ad esse il dovuto rilievo fisionomico incessantemente arabescato, e la potenza del solo peso sonoro...»
  • «La parte pianistica di questo concerto è una delle più ingrate ed impervie che si conoscano: tributiamo subito una lode calorosissima a Pietro Scarpini che l’ha affrontata con intrepido eroismo, tenendo testa con sonorità granitica e cristallina e con tecnica impeccabile alle violente bordate della piena orchestra.»

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Pietro Scarpini2.jpg

Dopo una così gloriosa attività, Pietro Scarpini scelse, così ricorda il critico Leonardo Pinzauti, «...un lungo e silenzioso ritiro dalle sale da concerto, quasi volesse meditare in una ascetica solitudine il suo enorme bagaglio di esperienze musicali ed intellettuali. Perché, di fatto, lui non è stato soltanto un virtuoso del pianoforte, ma un protagonista significativo della musica contemporanea, della quale fu intelligente pioniere oltre che illuminato interprete, senza che questa sua convinta scelta di campo avesse mai assunto risvolti polemici nei confronti del passato...»

In una delle sue ultime lettere all’amico Antonio Latanza, scrive del suo programma estivo: lo studio dei Corali di Bach.

Pietro Scarpini scomparve il 27 novembre 1997. Quel giorno il suo pianoforte era ancora aperto, con le Variazioni Goldberg di Bach schiuse sul leggìo.

Le parole che compongono il titolo dell’ultimo Corale, che Bach dettò moribondo al suo genero, sono ora trascritte sulla sua tomba, nel Cimitero di San Miniato a Firenze: «Mi presento davanti al tuo trono, o Signore»

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Il concerto di Busoni op.39 nella leggendaria esecuzione di Scarpini.

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