Pietro Nava
Pietro Nava (...) fu testimone oculare dell'omicidio del giudice Rosario Livatino. Nava rese subito testimonianza alla polizia di quanto avvenne il 21 settembre 1990 sulla superstrada Canicattì-Agrigento. Fondamentali furono le sue dichiarazioni per individuare gli esecutori del delitto di mafia.
Il personaggio diviene simbolo del dovere civico di denunzia del fenomeno mafioso e di lotta all'omertà. All'epoca non esisteva ancora in Italia alcun programma di protezione per i testimoni a rischio. Nava, rappresentante di sistemi di sicurezza, pagherà il suo gesto perdendo la famiglia per colpa della mafia, il lavoro, e finendo nel più assoluto isolamento.
Alla sua vicenda è dedicato il film Testimone a rischio, con Fabrizio Bentivoglio, vincitore per l'interpretazione di un David di Donatello, e prima ancora il libro L'avventura di un uomo tranquillo, Rizzoli, dove si mostra la forza morale del personaggio, la debole protezione dello Stato e come la vita di un onesto cittadino si trasformi in seguito alla testimonianza.
Marco Imarisio in un'intervista sul Corriere della Sera rileva il carattere emblematico della vicenda: Per questo abbiamo un debito con Pietro Nava: perché ha accettato di "morire" quella mattina di 8 anni fa e in cambio ha avuto solo una vita fatta di addii. Perché - nonostante tutto - è ancora convinto di aver fatto una cosa "normale"[1].
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Pietro Calderoni, L'avventura di un uomo tranquillo. Storia vera di Pietro Nava, supertestimone di un delitto di mafia, Rizzoli, Milano, 1995.
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