Pietraforte

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Palazzo Vecchio, in pietraforte, assume al tramonto la caratteristica colorazione ocra
Palazzo Uguccioni, a Firenze, presenta al pian terreno un bugnato in pietraforte che ha subito alcuni distacchi

La pietraforte (o pietra forte) è una pietra arenaria a grana fine con cemento carbonatico. È la tipica pietra dell'edilizia fiorentina, in uso, almeno dall'XI secolo, in costruzioni civili e religiose ed anche per lastrici.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Apprezzata per il colore marrone-avana opaco ma non spento e per la sua resistenza (da cui il nome), ha un carico di rottura perpendicolare di circa 1400 kg/cm2, doppio rispetto alla pietra serena. Al taglio in cava ha un colore grigiastro, che si trasforma in marrone-avana al contatto dell'aria tramite una reazione chimica del ferro presente nella pietra.

Talvolta presenta macchie grigio azzurrognole e laminazioni con vene di calcite spatica. Può presentare un degrado lungo le superfici di laminazione ed avere distacchi, anche consistenti, lungo le vene di calcite, ma ha una buona resistenza agli agenti atmosferici, come dimostrano edifici ormai realizzati da secoli, anche se negli ultimi anni gli agenti chimici inquinanti hanno accelerato i fenomeni di degrado delle parti lasciate a vista.[1].

Estrazione[modifica | modifica sorgente]

Fontana con testa leonina scolpita nella pietraforte sulla facciata di Palazzo Pitti

A Firenze le cave di pietraforte si trovavano nel Giardino di Boboli, quindi vicinissimo alla città, e furono usate ben prima della realizzazione di Palazzo Pitti. Il Palazzo stesso fu detto che si trovasse già sotto terra, perché le cave di materiale erano sotto le sue fondazioni, e che fosse stato sufficiente "voltarlo" in alto. L'anfiteatro di Boboli si trova proprio nella cavità realizzata per prelevare il materiale per il palazzo. A Boboli venne riaperta una cava quando ci fu bisogno di materiale per restaurare e riedificare le antiche torri di Oltrarno dopo le distruzioni del 1944.

Altre cave si trovano sulla Costa San Giorgio, a Monteripaldi, alle Campora (cave che fornirono il materiale per la stazione di Santa Maria Novella), a Riscaggio ed a Greve in Chianti (parzialmente ancora in attività) ed in genere a sud dell'Arno. Fuori dall'area fiorentina si trovano pietre con caratteristiche simili a Santa Fiora (GR) sui Monti della Tolfa (Civitavecchia) e sulle colline di Bergamo.

Storia e uso[modifica | modifica sorgente]

È comunque documentato un uso molto più antico; infatti negli scavi presso Palazzo Vecchio sono emerse alcune strutture del teatro della Firenze romana, in pietraforte. [2]

Il nome pietraforte è stato usato da Giorgio Vasari (1546), Agostino del Riccio (1597), Filippo Baldinucci (1681), Giovanni Targioni Tozzetti (1773), ecc.

A Firenze sono stati costruiti in pietraforte:

Altri impieghi[modifica | modifica sorgente]

Peduccio in pietraforte scolpito nella Loggia dei Lanzi

La durezza della pietraforte la rende ideale per l'architettura ma difficile da scolpire, per cui si hanno solo casi di decorazioni architettoniche scolpite in pietraforte. Si possono citare come esempio le teste leonine nella facciata di Palazzo Pitti, i capitelli della Loggia dei Lanzi o quelli in Santa Maria del Fiore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pietra forte, ma non abbastanza - L'allarme della soprintendente Paola Grifoni: «La vita dei palazzi si è accorciata» - in Corriere Fiorentino, 18/03/2008
  2. ^ Rino Sartori, Alberese, zone di estrazione, suoi impieghi nel passato e sue varietà, in "Bollettino degli ingegneri", 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Rodolico, Le pietre delle città d'Italia, Firenze 1953.
  • Rino Sartori, Pietre e "marmi" di Firenze, notizie storiche, antiche cave, genesi e presenza nei monumenti, Alinea, Firenze 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]