Pietra bigia

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Finestra inginocchiata nel Palazzo di Sforza Almeni; il davanzale presenta la tipica sfarinatura della pietra bigia

La pietra bigia (in toscano "spenta", "opaca") è una pietra arenaria di colore marroncino, simile chimicamente alla pietra serena.

Fa parte delle tre pietre canoniche usate nell'architettura fiorentina, con la pietraforte e la pietra serena, ed anche se non ha raggiunto la diffusione delle altre due è ben documentata nell'area toscana. Le cave principali si trovano nell'area di Fiesole.

Fu impiegata a Firenze tra il Cinquecento e il Settecento, per la somiglianza con la pietraforte e il costo inferiore; inoltre si supponeva una maggiore resistenza rispetto alla pietra serena ed era facilmente scolpibile.

La pietra soffre di degrado a contatto con gli agenti atmosferici, in particolare per la decoesione dei granuli che la compongono, che si manifesta come sfarinamento, mentre rara è l'esfoliazione. Queste caratteristiche facilitano la distinzione dalla pietra forte nell'impiego in decorazioni architettoniche. Rispetto alla pietra forte non ha le convoluzioni, le vene di calcite e presenta una grana più fine. Agostino del Riccio nel 1597 la indicava come utile per fare finestre inginocchiate.

A Firenze si trova in vari monumenti:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rino Sartori, Pietre e "marmi" di Firenze, notizie storiche, antiche cave, genesi e presenza nei monumenti, Alinea, Firenze 2002.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]