Pieter de Hooch

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Famiglia olandese, 1662.

Pieter de Hooch (Rotterdam, 20 dicembre 1629Amsterdam, 1684) è stato un pittore olandese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

All'età di sedici anni studiò ad Haarlem sotto la guida del maestro Nicolaes Berchem appena rientrato da un soggiorno in Italia.

La sua carriera si svolse all'Aia, ad Amsterdam e soprattutto a Delft, dove compose le sue opere, ritraendo scene di vita familiare della borghesia locale in vaste composizioni di carattere patriottico, in singoli ritratti o in scene di carattere.

Anche se i soggetti richiamano lo stile di Jan Vermeer e le soluzioni luministiche di Rembrandt, appartengono alla stessa categoria della pittura di genere, con scene tratte dalla vita di tutti i giorni, solitamente di ambiente domestico, e quindi la pittura di de Hooch gioca sulla precisione del contesto culturale e sociale, fornendo una testimonianza precisa della società olandese del XVII secolo.

Tra le opere della prima fase creativa, si annoverarono l'Ufficiale con giovane donna, il Bicchiere vuoto e i Giocatori di tric-trac risalenti ai primi anni cinquanta del Seicento e quindi maggiormente vicini a Vermeer, mentre il Flautista, Il soldato alla porta di città, il Chitarrista della metà degli anni cinquanta evidenziarono maggiori legami con Carel Fabritius.

Il suo periodo creativo migliore risultò quello centrale, dal 1655 al 1662, durante il quale Hooch soggiornò a Leida e all'Aia. E proprio in quegli anni realizzò i suoi capolavori, come la Famiglia in cortile, contraddistinta da un rigido cromatismo, la Compagnia e la Filatrice, liriche sprizzanti sentimenti intimi all'interno di quattro mura. La Partita a carte e la Dispensa si rivelarono quadretti radiosi quasi incantati.[1]

Quando il pittore, nel 1662 si trasferì ad Amsterdam, trovò lì un nuovo gusto artistico, dominato dalle tendenze classiche allegoriche e manieristiche, che influenzandolo, spensero la sua fiammella poetica trascinandolo verso esibizioni virtuosistiche.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pag.121-122

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