Pietà (film)

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Pietà
Pietà 2012.png
Una scena del film.
Titolo originale Pieta
Lingua originale Coreano
Paese di produzione Corea del Sud
Anno 2012
Durata 104 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Kim Ki-duk
Soggetto Kim Ki-duk
Sceneggiatura Kim Ki-duk
Produttore Kim Soon-mo
Produttore esecutivo Kim Ki-duk, Kim Woo-Taek
Casa di produzione Kim Ki-duk Film
Distribuzione (Italia) Good Films
Interpreti e personaggi
Premi

Pietà (in lingua coreana 피에타) è un film del 2012 diretto da Kim Ki-duk, presentato alla 69ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dove ha vinto il Leone d'oro.[1]

Il titolo si riferisce alla Pietà di Michelangelo e narra il misterioso rapporto che intercorre tra un uomo brutale, che lavora per gli usurai, e una donna di mezza età che sostiene di essere sua madre, mescolando simbolismo cristiano e contenuti altamente sessuali.[2][3][4][5]

In Italia è uscito nelle sale il 14 settembre 2012.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Corea, 2012. Kang-do è un trentenne orfano che è cresciuto nei sobborghi di Seul, diventando un sadico che lavora per uno strozzino. Il suo compito è recarsi dai clienti di quest’ultimo a riscuotere i soldi che gli devono e se non saldano i loro debiti, come quasi sempre accade, l’uomo infligge loro gravi danni fisici. Un giorno, Kang-do si accorge di essere seguito da una donna di mezza età, che lui ogni volta scaccia in malo modo. Questa un giorno gli confessa di essere sua madre che lo abbandonò appena nato, perché era molto giovane e aveva paura di tenerlo. L’uomo non sa se crederle oppure no, ma alla lunga si convince della sincerità della donna.

Da questo momento la vita di Kang-do cambia, e l’uomo riesce a provare un po' di pietà per le persone che ha torturato e menomato. Un giorno l’uomo, mentre è in giro per la città a fare compere con sua madre, viene visto da un mendicante diventato zoppo e costretto a chiedere l’elemosina dopo che Kang-do gli aveva spezzato una gamba perché non aveva saldato il suo debito. Desideroso di vendetta, l’uomo segue Kang-do fino a casa, dove sull'uscio della porta punta un coltello alla gola di sua madre, obbligandolo a versarsi della benzina addosso per poi darsi fuoco. La donna però riesce a liberarsi dallo zoppo mordendogli la mano, e permettendo così a Kang-do di lanciargli un coltello in pieno petto.

Dopo questo avvenimento l’uomo si reca dallo strozzino e gli chiede di licenziarlo, dato che si è reso conto che non può mettere la vita della madre a rischio e che molte persone, a cui lui infligge danni, potrebbero voler vendetta. L’uomo passa così tutto il suo tempo con la madre, che però sente allontanarsi sempre di più, anche nel giorno del suo compleanno quando la vede cucire un maglione che si rivela non essere per lui. La donna si reca infatti di nascosto in un magazzino abbandonato dove piange qualcuno il cui cadavere è chiuso in un frigorifero, e a cui la donna infila il maglione.

Un giorno, mentre Kang-do è fuori casa, la donna gli telefona e finge che qualcuno abbia fatto irruzione nella casa per rapirla, chiudendo poi la telefonata. Quando arriva a casa l’uomo non trova la madre, e crede veramente che sia stata rapita. Si dirige quindi da ognuno dei suoi vecchi clienti per scoprire se l’hanno rapita per vendetta verso di lui, e questo gli dà la possibilità di riflettere seriamente sui mali e i dolori che ha provocato con il suo lavoro a quelle persone e i loro cari. Alla fine arriva in quel magazzino dove abbiamo visto andare la madre, addormentandosi. Mentre lui dorme asfissiato, la madre gli si avvicina e gli dice che pagherà molto per quello che ha fatto passare a suo figlio. La donna infatti, non è la madre dell’uomo ma una persona il cui figlio aveva un debito con lo strozzino capo di Kang-do. Quest’ultimo gli aveva spezzato le gambe per il mancato pagamento, costringendolo su una sedia a rotelle e, di conseguenza, al suicidio. Era infatti suo il cadavere all'interno del frigorifero. Ora la donna vuole vendicare il figlio. Dopo aver fatto credere a Kang-do di essere sua madre e averlo reso debole, vuole continuare con la messa in scena del rapimento.

La donna si reca nell'appartamento dello strozzino e lo provoca, facendosi schiaffeggiare mentre chiama con il cellulare Kang-do, chiudendo subito dopo la telefonata per poi uccidergli il capo (che aveva comandato l’operazione contro il figlio) con un solido catenaccio. Dopo la chiamata lo spaventatissimo Kang-do riceve la foto di un palazzo, inviatagli sempre dalla madre, dove capisce di doversi recare.

Arrivato a destinazione, Kang-do assiste al suicidio della madre, che crede essere un omicidio dato che la vede cadere dalla cima del palazzo e crede che qualcuno l’abbia spinta. Dopo aver seppellito la donna, l’uomo cade in una profonda disperazione, realizzando così la vendetta della donna che si era conquistata il suo affetto per poi strapparglielo.

Kang-do ora è convinto che la sua vita non abbia più un senso, e decide di porvi fine. Come ultima cosa, ritiene sia giusto fare un “dono” alla moglie di uno dei suoi clienti a cui aveva staccato un braccio. Lei l’aveva minacciato di investirlo con la macchina, e l’uomo decide di accontentarla. Una mattina, mentre lei si dirige al lavoro, l’uomo si lega con dei ganci sotto il furgone della donna, facendosi trascinare lungo la strada, provocando così la sua morte.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Premi ufficiali della 69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, la Biennale di Venezia, 8 settembre 2012.
  2. ^ KIM Ki-duk goes to Venice with PIETA, Korea Cinema Today, 7 agosto 2012.
  3. ^ Jae-eun Cho, Renowned director juxtaposes sexuality and religion in ‘Pieta’, Korea JoongAng Daily, 27 luglio 2012.
  4. ^ Kim Ki-duk back with new film ‘Pieta’, The Korea Herald, 20 luglio 2012.
  5. ^ Eun-jee Park, Movies at the palace: Sensible or sacrilege?, 12 agosto 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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