Piero della Francesca

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Pala di Brera
ca 1474, tmp/tv, 248 x 74 cm, Pin. di Brera, Milano

Piero della Francesca (Sansepolcro, 1415 - 1420Sansepolcro, 12 ottobre 1492) è stato un pittore e matematico italiano.

Dettaglio da Resurrezione (1465) con il suo presunto Autoritratto

La sua opera pittorica servì come punto di riferimento per molti artisti rinascimentali, primo fra tutti l'altro grande maestro della prospettiva nel Quattrocento, Melozzo da Forlì.

Fu un artista di cultura pienamente rinascimentale, la cui opera fece da cerniera tra la rappresentazione geometrica brunelleschiana dello spazio e le novità tecniche e descrittive fiamminghe che iniziavano a diffondersi anche nell'Italia centrale. Fin dalle prime opere note si evidenziarono le caratteristiche tipiche di Piero: estrema attenzione all'organizzazione prospettica e ritmica, semplificazione geometrica dei volumi, movimento colto nell'attimo in cui esso può eternarsi, passaggi intermedi tra una tonalità di colore ed un'altra per evitare bruschi contrasti, luce non fisica ma intellettuale, che pervade tutte le sue opere; in generale, una realtà decantata dalla mente umana.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La formazione artistica

Piero nacque da Benedetto de' Franceschi, calzolaio e conciatore, e da Romana di Perino da Monterchi in un anno imprecisato variante dal 1406 al 1420. [1] S'ignora anche perché, poco dopo la sua morte, venisse già chiamato «della Francesca», anziché «di Benedetto» o «de' Franceschi», ma la congettura del Vasari che abbia preso il cognome dalla madre è inattendibile.

Madonna col Bambino
1435/1440, tp/tv, 53 x 41 cm, Coll. privata

Probabilmente la sua formazione avvenne in Borgo San Sepolcro, cittadina di frontiera culturale, tra influenza fiorentina, cultura senese e apporti umbri. Il primo artista col quale collabora è Antonio d'Anghiari, attivo a Sansepolcro e ivi abitante, come attesta il 27 maggio 1430 il pagamento dei dipinti delle insegne del Comune e del governo papale sopra la porta delle mura. Gli fu affidata anche, in prima istanza, la commissione per la pala della chiesa di San Francesco (poi realizzata dal Sassetta), che iniziò chiamando presso di sé il giovane Piero [2]. Questo ed altri documenti confermano che Piero fu suo assistente, ma è difficile poter dire se in precedenza era stato anche suo discepolo, dal momento che di Antonio non si conserva alcuna opera. Certo determinante, nella formazione di Piero, è il soggiorno a Firenze forse già intorno al 1435: il 7 settembre 1439 è citato come aiutante di Domenico Veneziano nella commissione degli affreschi, oggi perduti, per le Storie della Vergine nel coro della chiesa di Sant'Egidio. La pittura luminosa di Domenico e quella, moderna e vigorosa, di Masaccio, non furono senza conseguenze nella formazione del giovane Piero. Secondo il Vasari, lavorò con Domenico anche a Loreto nella chiesa di Santa Maria al «principio di un'opera nella volta della sagrestia; ma perché, temendo di peste, la lasciarono imperfetta», fu successivamente compiuta da Luca Signorelli.

La prima sua opera che ci è conservata è la Madonna col Bambino, già nella fiorentina Collezione Contini Bonacossi, attribuita per la prima volta a Piero nel 1942 da Roberto Longhi, da far risalire agli anni 1435-1440, durante i quali era ancora collaboratore di Domenico Veneziano. Nel verso della tavola è dipinto un vaso, come esercitazione prospettica.

[modifica] Il polittico della Misericordia

Polittico della Misericordia
1445-1462, ol/tmp/tv, 273 x 323 cm, Pinacoteca di Sansepolcro

Nel 1442 Piero risulta nuovamente abitante a Borgo Sansepolcro dove, l'11 febbraio del 1445 ricevette dalla Confraternita della Misericordia la commissione del polittico per l'altare della chiesa: il contratto prevedeva il compimento dell'opera in tre anni e la sua completa autografia, oltre all'obbligo di controllare ed eventualmente restaurare il dipinto nei dieci anni successivi.

In realtà, la stesura del polittico si protrasse, con intervento di un allievo non identificato, per più di 15 anni, come dimostra un pagamento al fratello Marco di Benedetto, per conto di Piero, effettuato nel 1462 dalla Confraternita. Nel XVII secolo il polittico fu scomposto, con perdita dell'originaria cornice, poi trasferito nella chiesa di San Rocco e dal 1901 è conservato nella Pinacoteca comunale.

Il polittico si compone di 15 tavole: il registro principale è composto di tre scomparti raffiguranti i santi Sebastiano e Giovanni Battista, la Madonna della Misericordia e i santi Giovanni Evangelista e Bernardino da Siena; nel secondo registro sono, al centro, la Crocifissione, ai lati San Benedetto da Norcia, l' Angelo annunciante, l' Annunciata e San Francesco. Sopravvivono anche le fasce dipinte dei pilastri laterali, con le raffigurazioni di sei santi e dei due stemmi della Confraternita della Misericordia, probabilmente opera di uno sconosciuto allievo; e le cinque tavolette che costituiscono la predella, attribuite al pittore camaldolese Giuliano Amidei, per le quali è stato ipotizzato anche l'appartenenza ad un polittico diverso .

A Ferrara nel 1449 Piero della Francesca lavorò nel Castello degli Este e nella chiesa di Sant'Andrea (affreschi perduti). Nel 1451 fu a Rimini, chiamato da Sigismondo Pandolfo Malatesta a lavorare al Tempio Malatestiano dove lasciò l'affresco votivo raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in ginocchio davanti a san Sigismondo. Qui probabilmente poté conoscere Leon Battista Alberti, e da qui si spostò ancora ad Ancona, Pesaro e Bologna. Dall'anno successivo fu verosimilmente chiamato a sostituire Bicci di Lorenzo, defunto, nella decorazione murale della Cappella Maggiore di San Francesco ad Arezzo, dove affrescò le storie della [[Leggenda della Croce]].

In contemporanea 1453 è documentato anche a Borgo San Sepolcro dove, nel'1454, stipulò il contratto per il polittico dell'altare maggiore della chiesa di Sant'Agostino. Poco dopo, chiamato da papa Niccolò V, si recò a Roma, dove eseguì affreschi per la basilica di Santa Maria Maggiore (dei dipinti restano solamente alcuni frammenti). In un secondo viaggio a Roma nel 1455 lavorò ad affreschi oggi perduti nei Palazzi Vaticani. A questo periodo si possono far risalire il Battesimo di Cristo, la Flagellazione, la Madonna del Parto, la Resurrezione.

San Sebastiano e san Giovanni Battista

Nel 1467 a Perugia eseguì per conto delle suore terziarie del convento di Sant'Antonio un polittico, dove all'impostazione tardogotica voluta dalla committenza, si contrappone nella cimasa, un'annunciazione di chiaro stampo rinascimentale, che evidenzia il sapiente uso dell'arte prospettica nelle strutture architettoniche, palesando una conoscenza delle opere e dei postulati architettonici formulati qualche anno addietro da Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti.
Almeno dal 1472, anno in cui vi è documentato, fu a Urbino alla corte di Federico da Montefeltro dove entrò in contatto con Melozzo da Forlì e con Luca Pacioli. Dipinse il dittico con le immagini del duca e di sua moglie (oggi agli Uffizi, la Sacra Conversazione (oggi a Milano, Pinacoteca di Brera), la Madonna di Senigallia e forse la Natività oggi a Londra.

Madonna della Misericordia

Documentato di nuovo a Rimini nel 1482, fece testamento nel 1487 e morì a Sansepolcro il 12 ottobre 1492. Negli ultimi anni, secondo Vasari, venne colpito da una grave malattia agli occhi che gli impedì di lavorare. Oltre all'attività artistica fu anche autore di trattati matematici e di geometria prospettica: il De Perspectiva Pingendi, il De quinque corporibus regularibus e un manuale di calcolo intitolato De Abaco.

La cronologia delle sue opere è ancora molto discussa; nonostante la ricca documentazione relativa alla sua vita sociale (fu spesso eletto a cariche politiche nel natio Borgo Sansepolcro) la sua attività artistica non è altrettanto attestata.
La critica si divide infatti sulla datazione di opera capitali come il Battesimo, da alcuni ritenuto assai giovanile; dell'affresco con la Resurrezione; sulla durata dei lavori ad Arezzo; sulla presunta collaborazione di vari artisti alla sua bottega (fra gli altri Lorentino d'Arezzo, Luca Signorelli e il Perugino). Per altro l'unico allievo documentato è Galeotto da Perugia. Tra i suoi collaboratori merita una citazione Giovanni da Piamonte, con cui lavora ad Arezzo nell'esecuzione degli affreschi a San Francesco; è di detto autore la tavola conservata presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Città di Castello, in cui sono sicuramente presenti influenze pierfrancescane.

Un'esperienza fiamminga per Piero della Francesca è stata ipotizzata in occasione del suo viaggio a Ferrara nel 1450, città da cui era passato Rogier Van der Weyden.
Da un punto di vista stilistico, ma soprattutto tecnico (la conoscenza dell'olio come medium artistico), l'esperienza fiamminga di Piero è fortemente probabile. E potrebbe dare una spiegazione a elementi altrimenti considerati spurii dalla critica (come l'ipotesi di Daniele Radini Tedeschi che il volto della Madonna nella Natività di Londra (Piero della Francesca 2005, Arsenico su tela 2007), sia stato realizzato da altra mano, "fiamminga").


[modifica] Trattati matematici

Piero della Francesca ha realizzato tre opere matematiche in cui è presente una sintesi tra geometria euclidea, appartenente alla scuola dei dotti, e matematica abachistica, riservata ai tecnici.[3]
La prima opera è stata il Libellus de quinque corporibus regularibus, un trattato dedicato alla geometria, che ha ripreso temi antichi di tradizione platonico-pitagorica, studiati sempre con l'intento di poterli utilizzare come elementi del disegno. Si è ispirato alla lezione euclidea per l'ordine logico delle espressioni e per i riferimenti e per l'uso coordinato e complesso dei teoremi, mentre è stato vicino alle esigenze dei tecnici per la determinatezza delle figure trattate, solide e poliedriche, e per l'assenza di dimostrazioni classiche e per l'uso di regole aritmetiche e algebriche applicate ai calcoli.[3]
Nel secondo trattato De prospectiva pingendi ha proseguito la linea di studio anticipata nel libro precedente, apportando notevoli novità al punto da poterlo definire uno dei padri del moderno disegno tecnico, difatti alla prospettiva ha preferito l'assonometria, in quanto ritenuta più congruente con un modello geometrico. Tra i problemi affrontati emergono il computo del volume della volta e l'elaborazione architettonica della costruzione delle cupole.
Per quanto riguarda il titolo della terza opera, Trattato d'abaco, è stato aggiunto in epoca moderna in quanto assente nell'originale. La parte geometrica e quella algebrica sono risultate molto vaste rispetto alle consuetudini del suo tempo, così come la parte sperimentale in cui l'autore ha esplorato elementi non convenzionali.[3]

[modifica] Opere

[modifica] Bibliografia

  • G. Vasari, Delle vite de' più eccellenti pittori, scultori et architettori che sono stati da Cimabue in qua, Firenze 1568
  • J. R. Banker, Piero della Francesca as Assistant to Antonio d'Anghiari in the 1430s: Some Unpublished Documents, in «The Burlington Magazine», CXXXV, 1993
  • R. Bellucci, C. Frosinini, Piero della Francesca’s process: panel painting technique, in "Painting Techniques: History, Materials and Studio Practice", a cura di A. Roy e P. Smith, Contributions to the IIC Dublin Congress, 7-11 September , 1998
  • The Cambridge companion to Piero della Francesca, a cura di J. M. Wood, Cambridge-New York, Cambridge University Press, 2002.
  • M. Aronberg Lavin, Piero della Francesca, New York, Phaidon, 2002.
  • J.R.Banker, The culture of San Sepolcro during the youth of Piero della Francesca, Ann Arbor, University of Michigan Press, 2003
  • J. V. Field, Piero Della Francesca : a mathematician’s art, New Haven, Yale University Press, 2005.
  • Piero della Francesca e le corti italiane, catalogo della mostra (Arezzo 2007), a cura di Carlo Bertelli, Antonio Paolucci, Milano, Skira, 2007


[modifica] Note

  1. ^ Sembra che un incendio negli archivi comunali di Sansepolcro abbia distrutto gli atti di anagrafe. Giorgio Vasari nelle sue Vite, racconta che Piero morì a 86 anni, che porterebbe la sua nascita al 1406 ma la notizia è inattendibile, perché risulta che Piero non era ancora maggiorenne nel 1439. La data della sua nascita dovrebbe porsi intorno al 1420
  2. ^ In J. R. Bunker, Piaero della Francesca as Assistant to Antonio d'Anghiari in the 1430s: Some Unpublished Documents, 1993, pp. 16-21
  3. ^ a b c "Piero della Francesca matematico", di Enrico Gamba e Vico Montembelli, pubbl. su "Le Scienze (American Scientific)", num.331 marzo 1996, pag. 70-77

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