Piero Bottoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Piero Bottoni (Milano, 11 luglio 1903Milano, 9 aprile 1973[1]) è stato un architetto italiano.

Si laurea in architettura a Milano nel 1926.

Di formazione complessa (Brera e Politecnico), coltiva vasti interessi progettuali - architettura, urbanistica, restauro, allestimento, design e arredamento - in un intenso rapporto con le altre arti.

È tra i protagonisti del Razionalismo italiano, come della sua revisione critica. Dal 1929 al 1949 è delegato italiano ai Congressi Internazionali di Architettura Moderna; nel 1933 prende parte alla redazione della Carta di Atene, il manifesto dell'urbanistica razionalista. Nello stesso anno è tra i promotori della rivista Quadrante.

Dopo la guerra è membro della direzione di Metron ed è tra i fondatori del Movimento Studi Architettura. Dal 1949 al 1956 fa parte del comitato direttivo di Urbanistica.

Nel 1945-46 è consultore nazionale della Camera dei deputati e dal 1956 al 1964 consigliere comunale a Milano, eletto nelle liste del Pci.

Già assistente di Giovanni Muzio al Politecnico di Milano, da cui era stato allontanato per motivi politici nel 1927 e nel 1937, solo nel 1951 può tenervi un corso di Urbanistica come libero docente. Vi tornerà nel 1964 come incaricato di Allestimento e museografia. Nel frattempo, dal 1954 al 1965, insegna Tecnica urbanistica alla facoltà di Ingegneria di Trieste. Dal 1967 è ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano fino al 1971, quando viene sospeso, con tutto il Consiglio della facoltà di Architettura, dal ministro della Pubblica Istruzione Riccardo Misasi, contrario alla sperimentazione didattica.

Oltre a molti arredamenti e oggetti di design, realizza importanti architetture, prima del 1945, a Milano, Livorno, Reggio Emilia, Imola, Napoli, Bologna, Lecco, Massa e Valera Fratta e, dopo la guerra, a Milano, Sesto Calende, Storo, Ferrara, Bologna, Capri e Sesto San Giovanni.

Tra le due guerre partecipa a numerosi concorsi di urbanistica e disegno urbano riguardanti Genova, Verona, Milano, Piacenza, Como, Bologna e Roma. È tra gli autori di due piani che hanno segnato la storia dell'urbanistica italiana: il Piano della Valle d'Aosta, promosso da Adriano Olivetti nel 1936, e il Piano A.R. (Architetti Riuniti) del 1944-45.

Nel dopoguerra, come Commissario Straordinario della Triennale, promuove e progetta il Quartiere sperimentale QT8. Altri progetti urbanistici interessano, oltre a Milano, Vignola, Pavullo nel Frignano, Modena, Mantova, Senigallia, S. Gimignano, Sesto S. Giovanni, Brescia, Siena, Breuil, Ferrara, Marina di Pisa, Verbania e Sanremo.

Muore nel 1973 senza aver potuto riprendere l'insegnamento.

Le opere più significative[modifica | modifica sorgente]

Monumento ossario dei Caduti Partigiani, Cimitero monumentale della Certosa di Bologna.

Tra le opere di architettura realizzate prima del 1945 spiccano:

  • le opere dimostrative alla Triennale di Milano, in particolare: I locali di servizio nella Casa elettrica, 1929-30; Quattro case per vacanze, in collaborazione, 1933; Gruppo di elementi di case popolari, in collaborazione, 1933;
  • a Milano: Casa in via Mercadante, 1934-35;
  • a Livorno: Villa Dello Strologo, 1934-35; ristrutturazione di casa Bedarida, 1936-37;
  • a Reggio Emilia: Villa Davoli, 1934-35;
  • a Imola: Villa Muggia, in collaborazione, 1936-38;
  • a Napoli: Negozio e sede Olivetti, in collaborazione, 1937-38;
  • a Bologna: Circolo ippico, in collaborazione, 1937-39, poi distrutto dai bombardamenti;
  • a Lecco: Edificio polifunzionale Inail, in collaborazione, 1939-44;
  • a Massa: Stabilimento Olivetti Synthesis, in collaborazione, 1940-42;
  • a Belgirate (No): Villa Falciola, 1941-42;
  • a Valera Fratta (Lo): Edifici rurali, in collaborazione, 1943-45.

Nello stesso periodo realizza diverse decine di architetture d'interni progettando alcune centinaia di mobili, una parte dei quali destinati anche alla produzione di serie.

Non meno rilevante è l'attività di urbanista che lo vede protagonista di esperienze fondamentali come il piano della Valle d'Aosta promosso da Adriano Olivetti e il piano A.R. per Milano e la Lombardia.

In veste di Commissario straordinario della Triennale di Milano nel 1945 promuove la realizzazione del Quartiere Sperimentale QT8, di cui redige il piano generale e che arricchisce con l'invenzione del Monte Stella.

Tra le realizzazioni architettoniche più rilevanti del dopoguerra:

  • a Marina di Massa: Casetta nella pineta, 1945;
  • a Milano: Edificio polifunzionale in corso Buenos Aires, in collaborazione, 1946-51; Casa in corso Genova, in collaborazione, 1949-50; Padiglione per mostre al QT8, 1951; Case INA-Casa in via Novara, 1951-53, in collaborazione, 1951-53; Palazzo Ina in corso Sempione, 1953-58; Due case Ina-casa al quartiere Comasina, in collaborazione, 1956-57;
  • a Massa: Nuove officine e fabbricati dei servizi alla Olivetti Synthesis, 1949-55.
  • a Muggiò (Mb): Due case INA-Casa, 1949-50;
  • a Sesto Calende (Va): Tre case INA-Casa, 1950-53;
  • a Storo (Tn): Villa Milio, 1952;
  • a Ferrara: Restauro di Casa Minerbi, 1953-61; Restauro del Palazzo Renata di Francia, 1960-64;
  • a Bologna: il complesso del Monumento ossario ai partigiani e delle Cappelle funerarie alla Certosa, 1954-63;
  • a Brescia: Quartiere INA-Casa a Badia, in collaborazione, 1956-58;
  • a Sesto San Giovanni: Palazzo comunale, 1961-67; Monumento alla Resistenza, 1962-63;
  • a Capri: Restauro di rudere demaniale, 1958-65; Villa La Quercia, 1968-69.

Continua, anche se meno intensamente, la progettazione di interni e di mobili.

Di rilievo, per il peso che hanno assunto nella storia dei singoli contesti, oltre che della cultura urbanistica, sono i progetti di disegno urbano e i piani redatti per Como, Bologna, Siena, Mantova, S. Gimignano, Ferrara e Sesto S. Giovanni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Muore a Milano l’architetto e designer Piero Bottoni, suo il QT8 | DataStorica

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Oriana Codispoti, Archivio Piero Bottoni, scheda in "AAA Italia. Bollettino n.9/2010", pagg. 14-15, maggio 2010
  • Serra-Lluch, Juan; Garcia-Codoñer, Angela; Llopis-Verdú, Jorge; "Aportaciones al colorido de la modernidad made in Italy: Piero Bottoni y la gradación cromática que nunca fue", en "EGA-Revista de Expresión Gráfica Arquitectónica", pag. 180-187, nº 14, Valencia: 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie