Piazza San Matteo
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Piazza San Matteo - una delle principali del centro storico di Genova - è stato il cuore della consorteria di una delle più illustri famiglie genovesi, quella dei Doria.
La chiesa posta al suo centro è stata una loro loro cappella gentilizia, pur divenendo parrocchia nei secoli successivi. Tuttora la nomina dell'abate che la officia dipende dagli eredi dei Doria, che ne restano proprietari[1].
Una prima chiesa di San Matteo viene eretta attorno al 1125, dal benedettino Martino Doria, appartenente all'aristocratica famiglia. L'intitolazione a San Matteo era legata alla sua professione di gabelliere, come quella dei Doria che pertanto ne fanno il loro patrono.
Il corpo di San Matteo era stato rinvenuto a Salerno nel 954, poi smarrito, ritrovato un secolo dopo, ed il suo culto aveva iniziato a diffondersi tra il 1075 e il 1085 per opera di Roberto il Guiscardo che aveva eretto in suo onore una basilica.
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[modifica] Storia
Nel XIII secolo i Doria trasformano con nuovi e più grandi edifici questo loro centro. La collocazione era strategica rispetto al tessuto urbano della città poiché si trovava in un punto nodale, al centro del complesso delle maggiori consorterie nobiliari, tra San Lorenzo, Soziglia, Luccoli.
Inizialmente il borghetto si estendeva da San Matteo sino alle Mura Carolingie, presso la porta di Serravalle (attuale zona di via Tommaso Reggio), controllando l'uscita della città da questa parte. Inserito nel circuito delle Mura del Barbarossa, il borgo controllava il centro cittadino.
La seconda sistemazione della seconda metà del Duecento della piazza corrisponde a quella attuale, pur con le modifiche interne dei vari edifici. In essa il borgo si restringe, con la vendita di alcune case ad Alberto Fieschi verso la porta di Serravalle, e poi di altre al Comune; questo gruppo di case viene a costituire il nucleo di partenza del nuovo palazzo Ducale. Nella piazza doriana sorgono i nuovi palazzi.
Sono costruiti il palazzo di Lamba Doria, vincitore di Curzola, il palazzo di Branca Doria, padrone del Giudicato di Torres, il palazzo di Domenico Doria, etc.
Quindi si ricostruisce completamente la chiesa, nel 1278, arretrandone la facciata rispetto alla precedente chiesa romanica del 1125, la quale viene completamente demolita. La nuova chiesa, più grande della precedente, si realizza nello stesso stile dei recenti palazzi, coi quali è direttamente collegata, soprattutto con quello di Branca Doria.
Di essi riprende il paramento a strisce bianche e grigie, alternanza di marmo e pietra di Promontorio, le arcate ogivali, a sottolineare il suo ruolo di centro prestigioso della consorteria. Infine il chiostro, a sinistra della chiesa e dietro palazzo di Branca Doria, realizzato nel 1308-1309.
La nuova piazza creata dall'arretramento della chiesa assume la forma del quadrato, mostrando in ciò una volontà di maggiore razionalizzazione dello spazio disponibile. Inoltre arretrando la chiesa, la sua facciata data la pendenza del terreno, benché di altezza minore rispetto ai palazzi circostanti, non sfigura in mezzo ad essi, trovando il suo piano di terra soprelevato. La piazza viene sistemata a terrazza soprelevata, livellandola ad una quota superiore rispetto ai vicoli a valle. Il che evidenzia anche la volontà di fornire un'espressione estetica di alto valore al complesso.
[modifica] Le ristrutturazioni del XV secolo
I portici vengono tamponati, i nuovi portali sono ornati dalle cornici a bassorilievo e dal sovrapporta con quadro raffigurato. Di questi nel palazzo di Domenico Doria il sovrapporta di Gaggini del 1457. Viene realizzato nel 1486 l'ultimo dei palazzi doriani della piazza, quello che dopo il 1528 sarà donato ad Andrea Doria come Padre della Patria; esso corrisponde alla tipologia palaziale locale rinnovata dalle maestranze Antelamiche.
[modifica] Le ristrutturazioni del XVI secolo
Le modifiche del XVI secolo sono principalmente legate al ruolo avuto da Andrea Doria, prima come Padre della Patria e quindi come mecenate che introduce in Genova le nuove forme rinascimentali.
La chiesa di San Matteo viene rivestita all'interno di marmi e affreschi, per volere di questo principe. Gli artisti qui chiamati sono Giovanni Angelo Montorsoli, Giovambattista Castello detto il Bergamasco e Luca Cambiaso.
[modifica] Le successive ristrutturazioni
I palazzi dei Doria ospitano al loro interno collezioni di opere d'arte, od anche sono affrescati dai maggiori artisti del periodo, ad esempio da Bernardo Strozzi (palazzo di Branca Doria). Il palazzo di Giorgio Doria che, situato poco a monte della piazza, si estende dalla chiesa di San Matteo alla piazza di San Domenico (poi piazza De Ferrari), muta di proprietà. Dopo una prima opzione di utilizzarlo come palazzo di pubblica utilità, viene acquistato dal Duca di Galliera, Raffaele De Ferrari.
La chiesa viene restaurata a partire dal 1910, lavori controllati dalla Sovrintendenza dell'architetto Alfredo d'Andrade, in collaborazione col Comune, di cui l'assessore alle Belle Arti Gaetano Poggio avviava un intervento di ripulitura della facciata. Ripristinava anche l'arco di accesso alla piazza del chiostro, tamponato nel corso dei secoli. Proseguì questi interventi Orlando Grosso, direttore della Commissione Comunale delle Belle Arti verso gli anni trenta, e nel 1930 avviò il restauro della stessa chiesa.
La sistemazione a terrazza della piazza, di cui resta il selciato in mattoni del XVII secolo, pur ripristinato attorno al 1990, subisce nel 1935 una variante nella sostituzione delle due scalette di accesso originarie sul lato a valle con una unica scalinata che ne occupa tutto il lato.
[modifica] Note
- ^ Approfondimento: Diocesi.genova.it.
[modifica] Bibliografia
| Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Genova. |
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