Phalaris canariensis

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Phalaris canariensis
Illustration Phalaris canariensis0.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Genere Phalaris
Specie P. canariensis
Nomenclatura binomiale
Phalaris canariensis
L.
Nomi comuni

Canaria, Scagliola

Specie

Phalaris canariensis L. (nome volgare: scagliola, canaria) è una pianta monocotiledone, annuale della famiglia Poaceae.

Indice

[modifica] Descrizione

La pianta coltivata cresce a seconda dei climi da 1,5 m fino a 3 m in altezza in maniera molto veloce. È composta da una spiga ovale con riste lunghe fino a 5 cm. Ha profonde e avvolgenti glumelle colorate a strisce verdi e bianche. Ha fiori ermafroditi con impollinazione anemofila, il periodo di fioritura va da luglio a settembre. In condizioni di crescita allo stadio "selvatico" la pianta ha uno sviluppo e delle dimensioni molto inferiori. I semi sono piccole cariossidi ellittiche, ricoperte da finissime spicole silicee, irritanti per la pelle e potenzialmente cancerogene. È possibile trattare chimicamente per eliminare queste spicole ed esiste anche un genotipo glabro. Attrae molto la fauna selvaggia soprattutto gli uccelli.

[modifica] Distribuzione e habitat

Originaria del bacino del Mediterraneo è oggi diffusa in Europa, Nord Africa, Nord America e Argentina.

[modifica] Proprietà e usi

Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.
  • La pianta è una fonte di Dimetiltriptamina che ha effetti allucinogeni, ipertensivi, midriatici, neurotossici e simpatico-mimetici.
Semi di scagliola
  • I semi vengono utilizzati come mangime per uccelli in gabbia specialmente per canarini. In Italia spesso si incontra come infestante delle colture erbacee soprattutto per le colture primaverili.

[modifica] Coltivazione

In alcune aree (Nord Africa, Medio Oriente, Spagna, Argentina), viene coltivata, il suo ciclo colturale è simile a quello di una graminacee primaverile (grano tenero, avena). Questa pianta è più tollerante del grano ai terreni salini. La produzione della coltura varia da 5 t/ha alle 10 t/ha. La coltura risulta molto sensibile agli erbicidi, tra cui Treflan e Eptam. Viene spesso coltivata senza l'uso di questi.

[modifica] Caratteristiche della semente

Produzione di seme di scagliola nel 2006

I semi sono composti dal 61% di amido, 18,7% di proteine di cui prolamina e glutelina, ricchi di grassi grezzi per un 8,7% e di grassi raffinati per un 11% tra cui linoleico 55%, acido oleico 29%, palmitico 11% e acido lioleico 2,5%. Le sementi sono povere di amminoacidi quali lisina e treonina ma sono ricche di cistina, triptofano, e fenilalanina. Il semolino e la farina, sono poveri di fibre, zuccheri solubili e ceneri totali. Sono presenti per la maggioranza olii insaturi. Il saccarosio è lo zucchero solubile principalmente presente nella scagliola, che costituisce circa il 47% degli zuccheri solubili. Fruttosio e glucosio sono presenti anche in piccole concentrazioni. I piccoli peli silicei sulle carene sono potenzialmente cancerogeni e sono state associate al cancro dell'esofago quando presente come contaminante nella farina di grano utilizzato in cottura del pane. I peli producono irritazioni per la pelle anche gravi per gli operatori durante la raccolta e il trasporto della semente.

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