Peter Wessel Zapffe

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Peter Wessel Zapffe (Tromsø, 18 dicembre 189912 ottobre 1990) è stato uno scrittore e filosofo norvegese.

Si fece conoscere per la sua visione pessimistica dell'esistenza umana. Le sue idee fondamentali riguardo al problema dell'esistenza sono riportate nel saggio L'ultimo messia (Den sidste Messias 1933), che altro non è che una versione più breve del suo ben più conosciuto trattato filosofico Sul tragico ('Om det tragiske 1941). Chiamò la sua scuola di pensiero biosofia.

Zapffe sostiene che gli uomini nati con sovrasviluppata capacità di comprensione e di autocoscienza non si sposano con il disegno della natura. L'umano affaccendarsi per una giustificazione su questioni come la vita e la morte non possono trovare una risposta soddisfacente, perciò l'umanità ha un bisogno che la natura non può soddisfare. La tragedia, seguendo il ragionamento, è che l'uomo impiega tutto il tempo cercando di non essere umano. Quindi l'essere umano, è esso stesso un paradosso.

Zapffe descrisse quattro meccanismi principali di difesa usati dal genere umano per evitare il paradosso suddetto:

  • Isolamento. Ci si nasconde la verità. Gli individui semplicemente non ne parlano o evitano di pensarci.
  • L'ancoraggio. Meccanismo che si basa su ciò che gli uomini danno per scontato. L'essere umano sarebbe così "ancorato" alle presunte certezze che egli ritiene di possedere.
  • Distrazione. Gli individui focalizzano la propria attenzione su impressioni esterne. Tale strategia psicologica era stata già descritta da Blaise Pascal, il quale vedeva nel divertissment (distrazione), ovvero l'"oblio di sé" nelle attività quotidiane, una delle più consuete strategie che l'Uomo adotta per "non pensare" alla propria condizione esistenziale, ovvero alla propria infelicità costitutiva.
  • Sublimazione. Gli individui prendono le distanze da sé stessi e dalla propria esistenza guardandola dal punto di vista estetico (meccanismo particolarmente sviluppato negli artisti). Zapffe spiega che egli stesso si avvaleva di questo metodo unitamente ad una buona dose di umorismo al riguardo della natura della vita.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Zappfe fu un appassionato scalatore e un prolifico autore di brevi racconti umoristici sull'alpinismo e altre avventure, mostrando un precoce interesse per l'ambientalismo; un monumento a lui dedicato è presente sulla vetta del monte Snøhetta.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Om det tragiske (en. On the tragic), Oslo 1941 og 1983.
  • Vett og uvett. Stubber fra Troms og Nordland (en. Wits and witless) by Einar K. Aas and P.W Zapffe, Trondheim 1942.
  • Den fortapte sønn, En dramatisk gjenfortælling (en. The lost son, a dramatic renarration), Oslo 1951.
  • Indføring i litterær dramaturgi (en. Introduction to literary dramaturgy), Oslo 1961.
  • Den logiske sandkasse (en. The logical sandpit), Oslo 1965.
  • Essays og epistler, 1967
  • Barske gleder, 1969
  • Lyksalig pinsefest (en. Blissful Pentecost), Oslo 1972.
  • Hos doktor Wangel (en. With dr. Wangel), by Ib Henriksen (pseudonym.), Oslo 1974. Play.
  • Rikets hemmelighet (en. The secret of the kingdom), Oslo 1985.
  • Hvordan jeg blev så flink, 1986

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

« Ogni nuova generazione chiede – Qual è il senso della vita? Una via più efficace di porre la questione potrebbe essere – Perché l'uomo abbisogna di un senso della vita? »
« L'uomo è un animale tragico. Non a causa della sua piccolezza, ma perché è sin troppo dotato. L'uomo ha desideri e aspirazioni spirituali che la realtà non può soddisfare. Abbiamo aspettazioni di un mondo giusto e morale. L'uomo esige un senso in un mondo senza senso. »
« Il seme di una sconfitta metafisica o religiosa è in tutti noi. Tuttavia, per l'indagatore onesto, che non cerca rifugio in qualche fede o fantasia, non ci sarà mai una risposta. »
« Veniamo da un inconcepibile nulla. Stiamo per un po' in qualcosa che ci sembra parimenti inconcepibile, solo per svanire ancora in un inconcepibile nulla. »
« Sono fatti immediati quelli a cui dobbiamo metterci in relazione. Oscurità e luce, inizio e fine. »
« La morte è una terribile provocazione. Sembra pressoché ovunque, presentando una severa ma efficace misura sia per i valori morali e i fondamenti etici. »
« La morte è il più certo ed il più incerto evento che ci sia. »
« Secondo la mia concezione della vita, ho scelto di non portare al mondo figli. Una moneta è esaminata, e solo dopo un attento esame data a un mendicante, mentre un bambino è gettato nella brutalità cosmica senza esitazione. »
« L'umanità dovrebbe porre fine alla sua esistenza di sua volontà. »
« Non sono più tanto preoccupato dal pensiero della mia morte. In sintesi, Peter Wessel Zapffe, non si è originato prima del 1899. Gli fu risparmiata la partecipazione immediata agli orrori degli anni precedenti, e non gli mancherà ciò che attende l'umanità alla fine della sua vertiginosa follia. »
« Se si guarda la vita e la morte come processi naturali, l'orrore metafisico svanisce, e si ottiene la "pace della mente". »

Dal documentario "To be a Human Being – the philosopher Peter Wessel Zapffe in his 90th year" (1989-90)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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