Peshqabz

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Peshqabz
Peshqabz dei Safavidi di Persia (XVIII secolo)
Peshqabz dei Safavidi di Persia (XVIII secolo)
Tipo Coltello
Origine Afghanistan Afghanistan
India India
Iran Iran
Impiego
Conflitti guerre anglo-afghane
Produzione
Entrata in servizio XV secolo
Ritiro dal servizio XIX secolo
Varianti Chura più corto;
Karud o Bahbudi più lungo.
Descrizione
Lunghezza 40-46 cm
lama 28-33 cm
Tipo di lama in acciaio wootz, spesso a lamine ribassate, monofilare con dorso pronunciato, curva o diritta.
Tipo di punta solida, triangolare, atta a potenti stoccate.
Tipo di manico controcurvo rispetto alla lama (a "manico di pistola").

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Peshqabz a lama semi-diritta - Azerbaigian, XIX secolo.

Il Peshqabz (anche Pesh-kabz, Pesh-quabz, Pesh-kabj o Pish-ghabz) fu una variante del pugnale persico-indiano Khanjar di largo uso nell'Asia Centrale sino al XIX secolo. Inizialmente simile allo sfondagiaco europeo, sviluppato per sfondare la cotta di maglia del nemico, divenne poi un coltello a lama lunga da combattimento.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Come molte delle altre armi bianche indiane dell'epoca Moghul, anche l'origine del peshqabz data ad un momento non ben precisato del XV secolo, quando se ne diffuse l'utilizzo quale sfondagiaco per perforare le corazze di cui erano soliti servirsi sia soldati di fanteria che di cavalleria. Il principale centro di produzione indiano di questa particolare forma di pugnale era la città di Bhera[1], nell'odierno Pakistan.

L'arma divenne molto nota all'esercito britannico nel corso del XVIII e XIX secolo, quando venne molto frettolosamente inserita nel generico novero delle armi afghane tra i vari KK - Khyber knives[1]. Il peshqabz aveva infatti beneficiato di una massiccia diffusione quale coltello da combattimento tra le tribù del Pashtun (Mahsud, Afridi e Shinwari). Durante le guerre anglo-afghane, l'arma era spesso utilizzata dai ribelli afghani per liquidare i soldati britannici feriti[2] ed al medesimo impiego, questa volta ai danni dei soldati sovietici, venne destinata anche durante la Guerra in Afghanistan (1979-1989).

Oggi, il peshqabz è un'arma dal forte significato simbolico nella cultura afghana ed è attributo precipuo dell'uomo adulto, cosa questa affatto strana nei paesi musulmani(v. jambiya yemenita e suo significato simbolico-culturale).

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Rispetto al khanjar da cui deriva, il peshqabz ha:

  • Lama più snella e più lunga (28-33 cm), monofilare, con dorso pronunciato garante di una solida sezione a "T", ricurva nei soli esemplari arcaici mentre i più recenti sono semi-curvi o diritti[3]. La punta è sempre solida, acuminata e triangolare, perfettamente studiata per penetrare la cotta di maglia del nemico[4];
  • Impugnatura costituita da due placche attaccate al codolo, solitamente in avorio (di tricheco, rinoceronte o elefante) seppur non manchino esemplari con manico di metallo, legno, corno, ecc.;
  • Fodero interamente realizzato in metallo o in legno coperto di cuoio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Watt, George (1908), The Commercial Products of India, 2. ed., Londra, John Murray Publishers, p. 561.
  2. ^ Shultz, Richard H. (2006) [e] Dew, Andrea J., Insurgents, terrorists, and militias: the warriors of contemporary combat, New York, Columbia University Press, ISBN 9780231129824, 9780231129824, p. 164
  3. ^ Egerton, Lord of Tatton (1880), Indian and Oriental arms and armor, Londra, W.H. Allen, rist. Dover Pubblications Inc., 2002, pp. 102-109, 130.
  4. ^ Stone, George Cameron (1999) e La Rocca, Donald J., A Glossary of the Construction, Decoration and Use of Arms and Armor: in All Countries and in All Times, Dover, I-SBN 978-0-486-40726-5, pp. 493-494.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Abbott, Philip [et al.] (2007), Armi : storia, tecnologia, evoluzione dalla preistoria a oggi, Milano, Mondadori, ISBN 978-88-370-5218-8.
  • Burton, Richard (1884), The Book of the Sword, Londra, Chatto & Windus [1].
  • Egerton, Lord of Tatton (1880), Indian and Oriental arms and armor, Londra, W.H. Allen, rist. Dover Pubblications Inc., 2002 [2].
  • Holstein, P. (1931), Contribution à l'étude des armes orientales, Parigi, Editions Albert Lévy, 2 v.
  • Pant, G.N. (1980), Indian arms and armour, Nuova Dehli, Army Educational Stores.
  • Stone, George Cameron (1999) e La Rocca, Donald J., A Glossary of the Construction, Decoration and Use of Arms and Armor: in All Countries and in All Times, Dover, I-SBN 978-0-486-40726-5.

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