Personalità autoritaria

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Con personalità autoritaria si intende un modello personologico, ovvero la descrizione e la spiegazione di una personalità, al centro di una serie di ricerche promosse dal filosofo e sociologo tedesco Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno (1903-1969) unitamente ai suoi collaboratori Else Frenkel-Brunswik (1908-1958), Daniel Levinson (1920-1994) e Nevitt Sanford (1909–1996), realizzate presso la University of California a Berkeley durante gli anni Quaranta.

L'insieme di queste ricerche, a firma dei predetti autori, fu pubblicato nel 1950 dalla casa editrice Harper di New York con il titolo The Authoritarian Personality.

La ricerca di Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno e colleghi è il primo studio empirico sulla "psicologia del fascismo" risultando studi precedenti quali quello di Wilhelm Reich (1897-1957)[1] e di Erich Fromm (1900-1980)[2] basati solo su elaborazioni teoriche.

Le ricerche di Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno e colleghi furono, negli anni successivi, riprese da Milton Rokeach (1918-1988) nei suoi studi sulla "mentalità personale" lungo l'asse "dogmatica" e "non-dogmatica" e le relative scale di "dogmatismo"[3].

Teoria personologica e tecniche di rilevamento dei tratti caratteristici[modifica | modifica sorgente]

La tesi di fondo degli autori di questo modello è che le tendenze antidemocratiche, ovvero il cosiddetto "fascismo potenziale", si manifestino attraverso un insieme coerente di valori, opinioni e atteggiamenti che originano da strutture profonde della personalità.

Promossa questa tesi gli autori procedettero ad individuare gli strumenti di rivelazione idonei a rilevare tali insiemi di credenze ideologiche.

La Scala A-S (Scala di antisemitismo)[modifica | modifica sorgente]

Il primo nodo di indagine della ricerca fu quello inerente all'antisemitismo che fu affrontato elaborando la scala di rilevazione A-S (Scala A-S).

Per "antisemitismo" gli autori intendo il modo di concepire gli ebrei, le relazioni tra loro e con i non-ebrei con:

« opinioni stereotipe negative descriventi gli ebrei come pericolosi, immorali, categorialmente diversi dai non-ebrei e ad atteggiamenti ostili incitanti a varie forme di restrizione, esclusione, soppressione come mezzi per risolvere il "problema ebraico" »

La Scala E (Scala dell'etnocentrismo)[modifica | modifica sorgente]

La Scala PEC (Scala del conservatorismo politico-economico)[modifica | modifica sorgente]

La Scala F (Scala di fascismo potenziale)[modifica | modifica sorgente]

È la scala della personalità autoritaria. Essa avrebbe dovuto sostituire la scala A-S e la scala F e i suoi elementi dovevano essere formulati nel modo in cui il soggetto esaminato non si accorgesse di formulare pregiudizi.

Questa scala sostiene che gli individui alienati dal mondo moderno cercano rifugio in società autoritarie o fortemente gerarchizzate.

Fecero ricorso ad altre ricerche a cui si erano sottoposti precedentemente gli esaminati:

  • Una serie di studi sull’ideologia e la morale di guerra dell’Università della California
  • Indagine sull’antisemitismo a cura dell’Istituto di ricerche sociali.

Ricerca sui fattori dinamici del pregiudizio[modifica | modifica sorgente]

Aspetti critici e conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Per gli autori il risultato più importante è la dimostrazione della coerenza di punti di vista su una vastissima gamma di argomenti dimostrata da ogni individuo esaminato. I soggetti che hanno pregiudizi  : sono facilmente classificabili come gruppo rispetto a coloro che sono privi di pregiudizi, il cui carattere comune è l’assenza di ostilità Gli autori vedono dietro la formazione di tali individui un'insoddisfacente relazione genitore-figlio, che, per così dire, si autoperpetua. Lo scopo è quello di prevedere la propensione di un individuo piuttosto che di un altro a ricorrere alla violenza Gli autori affermano che il modo migliore per neutralizzare il pregiudizio è quello di far leva sulle caratteristiche tipiche dell’individuo che ha pregiudizi: il suo convenzionalismo e la sua sottomissione nei confronti dell’autorità.

Impegnato in progetti sociologici all'avanguardia, soprattutto nell'indagine sulla Personalità autoritaria (1950), e partendo dai temi di Sigmund Freud, Adorno delinea un’analisi secondo la quale i bambini che hanno sperimentato, durante la fase di socializzazione primaria, un’educazione rigida e repressiva, subiscono degli effetti disastrosi che si ripercuotono in età adulta portando a dei comportamenti conformisti, e ad attuare una divisione del mondo in “noi” e “loro”, con la conseguente formazione di pregiudizi. Lo sviluppo della personalità individuale consiste per lo più nel reprimere e nel dare un nuovo indirizzo ai vari bisogni istintuali che si scontrano con i limiti imposti dalla società. Gli agenti principali di questi processi di socializzazione sono i genitori, i quali nelle condizioni di sviluppo normali trovano di solito un sano equilibrio tra la disciplina e le esigenze di auto-espressione del figlio. Quando adottano un regime troppo severo e si preoccupano in misura eccessiva che il figlio si conformi alle norme sociali, l’aggressività naturale che il figlio avverte verso i genitori è spostata su altri bersagli alternativi. I bersagli su cui cadrà la scelta saranno i più deboli o inferiori di sé. Il risultato finale sarà un individuo troppo rispettoso delle figure autoritarie (simboleggiate nei genitori) e manifestamente ostile nei riguardi degli appartenenti ad altri gruppi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. il suo Psicologia di massa del fascismo del 1937.
  2. ^ Cfr. il suo Fuga dalla libertà del 1941.
  3. ^ Cfr. ad esempio il suo The Open and Close Mind. New York, Basic Books, 1960.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]