Persecuzione di Diocleziano

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Acquaforte di Jan Luyken raffigurante la Persecuzione degli imperatori Diocleziano e Massimiano nell'anno 301 (Eeghen 686)

La Persecuzione di Diocleziano o Grande persecuzione fu l'ultimo episodio della persecuzione dei cristiani nell'Impero romano.[1] Ebbe inizio nel 303, sotto l'impero di Diocleziano e dei suoi colleghi Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro. Diocleziano emanò quattro editti contro i cristiani.

Indice

Storia [modifica]

La persecuzione iniziò il 23 febbraio 303, con un editto imperiale che imponeva la distruzione delle chiese e dei libri di culto e vietava le riunioni tra cristiani[2]. L'applicazione fu immediata: lo stesso giorno venne infatti bruciata la chiesa cristiana di Nicomedia, vicino al palazzo imperiale. Questo editto fu seguito da altri, nei quali si comminavano pene sempre più gravi, dapprima nei confronti dei funzionari pubblici, e quindi di tutti i cittadini di fede cristiana[3].

All'abdicazione di Diocleziano, nel 305, la persecuzione non aveva ottenuto i risultati sperati, ma gli attacchi contro i cristiani vennero portati avanti da Galerio, anche se in modo intermittente, fino al 311. Durante la persecuzione i cristiani trovarono, in molte località, protezione anche presso i vicini pagani, segno di una crescente tolleranza popolare nei confronti della nuova religione[3].

La persecuzione prese forma in un periodo nel quale il cristianesimo era ormai radicato nell'impero (si stima che all'inizio del regno di Diocleziano circa il 10% della popolazione dell'impero fosse cristiana[3]); non mancavano però le resistenze: verso il 300 circolavano numerose pubblicazioni anticristiane, che spaziavano dal filosofico al triviale[3]. Diocleziano fu in genere tollerante nei confronti degli avversari politici, ma si dimostrò molto rigido nei confronti di quelle che considerava deviazioni intellettuali: nel 297 si rivolse ad esempio contro i manichei. Il difficile equilibrio con il cristianesimo resse fino al 303. Per spiegare l'avvio della persecuzione sono state proposte diverse motivazioni: rafforzamento dei pregiudizi[3], interessi economici, reazione alla cristianizzazione dell'Armenia.

Vittime [modifica]

Tra le numerose vittime della persecuzione, molte sono state successivamente canonizzate. Tra queste:

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Gaddis, 29.
  2. ^ August Frannzen, Breve Storia della Chiesa, 1987, Editrice Queriniana
  3. ^ a b c d e Chester G. Starr, Storia del mondo antico, Editori Riuniti, 1977