Penesti

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I penesti (in greco oι Πενέσται, hoi penestai), abitanti un tempo la Tessaglia, erano una classe di braccianti non libera, legata alla terra, il cui stato era comparabile a quello degli iloti di Sparta.

Stato sociale[modifica]

La tradizione considera i penesti come discendenti dagli achei, sottomessi da tribù invasori provenienti dalla Tesprozia. Archemaco (citato da Ateneo, VI, 264), uno scrittore del III secolo a.C., credeva invece che essi fossero beoti:

"I beoti etolici che non emigrarono quando la loro regione, la Tessaglia, venne conquistata dai tessali, si arresero ai vincitori a condizione che non fossero portati fuori dalla regione, né fossero messi a morte, ma avrebbero coltivato la terra per i nuovi proprietari del suolo, pagando con una pare del raccolto, e molti di loro furono più ricchi dei loro padroni".

Essendo le terre tessaliche ampie e molto fertili (in confronto al mumero della popolazione), i penesti avevano una gran bella quantità di terra da coltivare. I contributi dati ai tessalici (e Archemaco ne sottolinea la loro ricchezza) implica che i penesti potessero liberamente disporre di porzioni in eccesso dei loro redditi e possedere beni. Alcuni penesti, noti come latreis, facevano i servitori domestici, ricevendo in cambio un salario.

Dionisio di Alicarnasso ci dice (II, 9) che essi fossero picchiati quando si rifiutavano di obbedire e che, generalmente, fossero trattati come beni mobili (vale a dire, schiavi di proprietà altrui). Sembra siano stati meno numerosi dei tessalici.

Da un passaggio di Demostene, pare che i penesti talvolta accompagnassero i loro padroni in battaglia, combattendo a cavallo come i loro cavalieri o vassalli. Questa circostanza non è sorprendente, se consideriamo la rinomanza di cui godeva la cavalleria tessala. I penesti della Tessaglia somigliano agli iloti della Laconia sotto certi aspetti, perché spesso si sollevarono in armi contro i loro signori. Ci furono penesti anche tra i macedoni. Anche una tribù illirica veniva chiamata Peneste.

Voci correlate[modifica]

Fonti[modifica]