Pena di morte in Arabia Saudita

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La pena di morte in Arabia Saudita, in ossequio ad un'interpretazione rigida della Sharia, è prevista per vari reati, tra i quali: omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio e apostasia (ovvero rinuncia della religione Islamica - fu il caso, ad esempio, di Sadeq Mallallah).

Sono previsti tre metodi di esecuzione, ovvero l'impiccagione, la lapidazione e la decapitazione: quest'ultimo è il sistema più applicato (nel 2005 tutte le esecuzioni sono avvenute per decapitazione) anche se vi sono talvolta impiccagioni e lapidazioni. Le donne possono scegliere di essere giustiziate con un colpo di pistola alla nuca per non essere costrette a scoprire il capo[1].

Il procedimento per l'esecuzione è il seguente: il condannato viene portato in un cortile davanti a una moschea, gli vengono legate le mani, viene fatto accosciare e infine il boia sguaina la spada davanti a una folla che urla "Allah Akbar" ("Dio è il più grande" in lingua araba).

La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta per reati di omicidio e stupro, ma anche un buon numero di reati non violenti come la presunta stregoneria, l'apostasia, la cattiva condotta sessuale e l'uso di sostanze stupefacenti si sono risolti con la decapitazione.

Taluni stranieri, soprattutto provenienti dal Medio Oriente, dall'Africa e dall'Asia, sono stati avvertiti della condanna comminata e della conclusione del loro processo solo quando i poliziotti sono entrati nella loro cella e li hanno portati nel luogo di esecuzione.

Alcune organizzazioni umanitarie hanno denunciato che in Arabia Saudita c'è una quasi totale assenza di garanzie processuali. Per esempio, ad alcuni imputati è stata negata molte volte la presenza di un avvocato o di una rappresentanza legale in aula; solo nel 2002 è stata consentita dal governo saudita la visita dello Special Rapporteur ONU sull'indipendenza dei giudici.

Riguardo al numero di esecuzioni, il record è stato raggiunto nel 1995 con 191 esecuzioni (i due terzi dei giustiziati erano stranieri). Nel 2004 le esecuzioni sono state 33, conformemente ad una tendenza alla loro diminuzione. Negli ultimi anni, tuttavia, la situazione è peggiorata, ed il numero di condanne eseguite ha ricominciato a salire. Nel 2011 le esecuzioni sono state 82, addirittura il triplo del 2010, il che classifica l'Arabia Saudita come il terzo paese boia al mondo dopo Cina e Iran[2].

L'Arabia Saudita ha votato contro la risoluzione per l'abolizione della pena capitale approvata dalla Commissione per i Diritti Umani dell'ONU (21 aprile 2004).

Note[modifica | modifica wikitesto]