Pelodiscus sinensis

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Tartaruga dal guscio molle della Cina
8 pazdziernika 2005 gliwice 062.jpg
Stato di conservazione
Status iucn2.3 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Famiglia Trionychidae
Genere Pelodiscus
Fitzinger, 1835
Specie P. sinensis
Nomenclatura binomiale
Pelodiscus sinensis
(Wiegmann, 1834)
Sinonimi

Trionyx sinensis

La tartaruga dal guscio molle della Cina (Pelodiscus sinensis Wiegmann, 1834), nota in passato come Trionyx sinensis[2], è una tartaruga della famiglia dei Trionichidi; descritta per la prima volta da Wiegmann nel 1835, questa specie, l'unica del genere Pelodiscus Fitzinger, 1835, è nota anche come tartaruga dal guscio molle asiatica.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle della Cina ha un carapace che può raggiungere i 30,3 cm di lunghezza e piedi palmati che le conferiscono una notevole abilità nel nuoto.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle della Cina vive in Cina, Taiwan, Corea, Manciuria, Vietnam del Nord e Giappone. È piuttosto arduo, però, determinare quale sia stato il suo areale originario, poiché questa specie, essendo sfruttata da molti secoli per uso alimentare e farmaceutico[3], ha seguito gli spostamenti umani verso altre parti del mondo[4]. Infatti, questa tartaruga è diffusa oggi anche in Malaysia, a Singapore, in Thailandia, a Timor, sulle isole Batan, a Guam e perfino su alcune isole delle Hawaii[5] e in California.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle della Cina è in grado di rimanere immersa in acque basse, respirando tenendo fuor d'acqua il lungo muso e le narici tubolari. Per riposare giace immobile sul fondo, seppellita nella sabbia o nel fango, dal quale spunta solamente la testa, tenuta fuori per respirare o catturare le prede.

Va a caccia di notte e si ciba di crostacei, molluschi, insetti, pesci e anfibi.

Si riproduce due volte all'anno, deponendo da 17 a 28 uova per covata.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

La tartaruga dal guscio molle della Cina è la specie allevata più di frequente nelle cosiddette «fattorie delle tartarughe». Secondo i dati raccolti in 684 centri di allevamento, ogni anno vengono venduti più di 91 milioni di esemplari di questa specie; considerando che queste fattorie costituiscono meno della metà dei 1499 centri registrati in tutta la Cina, il numero totale di tartarughe vendute ogni anno si avvicina ai 200 milioni di esemplari[6].

All'interno di questi centri le tartarughe rischiano di ferirsi mentre vengono maneggiate e divengono inoltre più suscettibili ad infezioni fungine del carapace. In Europa le tartarughe dal guscio molle della Cina sono animali domestici molto popolari, specialmente in Paesi come l'Italia e la Repubblica Ceca.

Con la carne di questo animale si prepara il celebre zuppa di tartaruga, piatto tipico della cucina cinese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Asian Turtle Trade Working Group 2000, Pelodiscus sinensis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  2. ^ UniProt Taxonomy - Trionyx sinensis
  3. ^ Louis A. Somma. 2009. Pelodiscus sinensis. USGS Nonindigenous Aquatic Species Database, Gainesville, FL. [1] Revision Date: 6/29/2004 Accessed: 15/05/2009
  4. ^ C.H. Ernst, R.G.M. Altenburg & R.W. Barbour - Turtles of the World - Pelodiscus sinensis [2]
  5. ^ Brock, V. E. 1947. The establishment of Trionyx sinensis in Hawaii. Copeia 1947(2):142
  6. ^ Haitao Shi, James F Parham, Zhiyong Fan, Meiling Hong e Feng Yin, type=1&fid=1738732&jid=ORX&volumeId=42&issueId=01&aid=1738724 Evidence for the massive scale of turtle farming in China in Oryx, vol. 42, Cambridge University Press, 1º gennaio 2008, pp. 147–150, DOI:10.1017/S0030605308000562. URL consultato il 26 dicembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wiegmann, A. F. A. 1835. Beiträge zur Zoologie, gesammelt auf einer Reise um die Erde, von Dr. F. J. F. Meyen. Amphibien, Nova Acta Acad. Leopold.-Carol. 17: 185-268.

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