Pelino di Brindisi

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San Pelino

Vescovo e martire

Nascita Durazzo (?), circa 620
Morte Corfinio, 662
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione 668
Ricorrenza 5 dicembre

Pelino (Durazzo ?, 620 circa – Corfinio, 5 dicembre 662) è stato vescovo di Brindisi nel VII secolo, subì il martirio ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Pelino era un monaco basiliano (originario di Durazzo). Oppositore della eresia monotelita diffusasi a Bisanzio, prima durante l'imperatore Eraclio I e poi con Costante II (648), si trasferì a Brindisi insieme ai discepoli Gorgonio, Sebastio e Ciprio. Lo scontro tra Roma e Bisanzio si acuì al punto che il pontefice Martino I scomunicò il patriarca Sergio e gli eretici, ma venne arrestato, deportato a Costantinopoli e infine esiliato a Cherson (Crimea) dove morì nel (655). A Brindisi, l'intransigenza e la lealtà di Pelino, nel frattempo associato nell'episcopato dal vescovo Procolo, lo portarono su posizioni di rottura nei confronti della corte di Costantinopoli. Alla morte del vescovo Procolo, Pelino venne designato vescovo di Brindisi, ma funzionari dell'impero Bizantino per ordine del basileus lo deportarono a Corfinio, dove venne condannato a morte ed ucciso assieme ai suoi discepoli il 5 dicembre, probabilmente dell'anno 662.

Culto[modifica | modifica sorgente]

La canonizzazione avvenne nel 668 (dopo la morte di Costante II) ad opera di Ciprio, suo successore nella diocesi di Brindisi. In quella occasione venne anche redatta una Vita del Santo, forse ad opera dello stesso Ciprio che potrebbe aver realizzato a Brindisi un primo luogo di culto del suo predecessore. Per secoli è stato patrono di Brindisi insieme a san Leucio. Nel 1771 gli fu dedicato nella Cattedrale di Brindisi un altare ove è rappresentato il suo martirio in una tela dipinta da Oronzo Tiso.

È patrono della diocesi di Sulmona-Valva; una basilica dedicata al Santo si trova a Corfinio e il suo culto nella Marsica è attestato anche dal nome di un paese, San Pelino nei pressi di Avezzano, dove sarebbe passato al ritorno di un viaggio da Roma.

Da notare che nel Martirologio Romano il rimando cronologico è al IV secolo, sulla scorta del fatto che la tradizione locale ha sempre ritenuto Pelino successore quasi diretto del protovescovo Leucio: "A Pentima in Abruzzo san Pelino vescovo di Brindisi, il quale sotto Giuliano Apostata (essendo caduto alle di lui orazioni il Tempio di Marte) da' Pontefici de' Tempii fieramente battuto e trafitto con ottantacinque ferite, meritò la corona del martirio".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vita e miracoli del glorioso martire S. Pelino vescovo di Brindesi e protettore di Pentima cavata e tradotta da un ecclesiastico dalla lingua latina nell'idioma italiano, Chieti 1737
  • Giuseppe Celidonio, La diocesi di Valva e Sulmona, in part.: Le origini cristiane: S.Pelino V. e M. nella leggenda e nella storia, S.Panfilo V. e patrono di Sulmona nella leggenda e nella storia, S.Feliciano di Foligno in Sulmona, Propagazione del cristianesimo nei Peligni Casalbordino 1909
  • Bernardino De Silvestri, Esame apologetico su la vita e passione di S. Pelino Martire Arcivescovo di Brindisi e protettore di Valva, Prato 1886

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

San Pelino in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vescovo di Brindisi Successore BishopCoA PioM.svg
Proculo
350 - 362
362 Ciprio
363