Pelayo

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Pelayo
Pelayo
Monumento a Pelayo a Covadonga
Principe delle Asturie
In carica 718 - 737
Predecessore titolo creato
Successore Favila
Nome completo Pelayo di Fafila
Nascita ca. 690
Morte Cangas de Onís, 737
Sepoltura Covadonga
Padre Favila
Madre Ricilio
Consorte Gaudiosa
Figli Favila
Ermesinda
Religione cattolica

Pelayo di Fafila (Don Pelayo in spagnolo, Pelai in catalano, Paio in galiziano, Pelayu in asturiano e Pelágio in portoghese), (690 circa – Cangas de Onís, 737) è stato un condottiero asturiano dell'VIII secolo, animatore di un'insurrezione contro il governo musulmano e, dopo la vittoria di Covadonga, fondatore del regno delle Asturie.

Tra storia e leggenda[modifica | modifica sorgente]

È probabile che si tratti di un personaggio storico realmente esistito, ma le fonti sulla sua figura sono relativamente scarse: quelle cristiane, come le Crónicas di Alfonso II del X secolo, sono tarde, mentre quelle musulmane, più vicine agli avvenimenti, tendono tuttavia a diminuirne l'importanza.

A causa della scarsità delle fonti si è formata una leggenda circa la sua figura: si ignora il suo luogo di nascita, ma gli è stata attribuita, per probabili motivi di prestigio, un'origine galiziana, asturiana, cantabrica o finanche cordovana. Si sarebbe trattato di un membro dell'aristocrazia locale visigota, o comunque di un individuo di origine visigota in grado di avere influenza fra gli Asturiani.

Prima della rivolta[modifica | modifica sorgente]

Mappa del nord-est della penisola iberica durante la conquista araba[1]

Secondo la leggenda, Pelayo era un nobile, figlio del duca Favila e pronipote del re visigoto Chindasvindo.[2][3] Il re Witiza avrebbe fatto uccidere suo padre, costringendo Pelayo a rifugiarsi nelle Asturie, dove forse possedeva delle terre. In seguito, sentendosi insicuro nella Penisola Iberica, si sarebbe recato in pellegrinaggio a Gerusalemme.

Alla morte di Witiza gli successe il re Roderico, del quale Pelayo era sostenitore: di conseguenza egli sarebbe tornato in patria per divenire comandante della guardia personale del re. In tale veste avrebbe combattuto nella battaglia del Guadalete nell'aprile o nel maggio del 711.

Dopo la sconfitta si sarebbe rifugiato a Toledo e, alla caduta della città (711-712) nelle mani di Ṭāriq ibn Ziyād, mentre altri fuggivano in Francia, egli si sarebbe diretto verso le Asturie, prendendo forse in custodia il tesoro del re visigoto.

Le prime incursioni arabe nel nord furono quelle di Mūsā ibn Nuṣayr, wālī di al-Andalus tra il 712 ed il 714. Egli prese Lucus Asturum (Lugo de Llanera) e poi Gijón, nominando governatore il musulmano Munuza. Le famiglie della nobiltà visigota, tra le quali forse anche quella di Pelayo, furono costrette a capitolare.

Le rivolte[modifica | modifica sorgente]

Principato delle Asturie
Asturie
Cruz de Asturias.svg

Pelayo
Favila
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La leggendaria grotta di Covadonga

Secondo la leggenda, nel 718 Pelayo avrebbe guidato una prima rivolta per vendicare la violenza fatta dal governatore Munuza a sua sorella, Ormesinda. La rivolta sembra fosse fallita e Pelayo sarebbe stato imprigionato e inviato a Cordova. Sarebbe però riuscito a evadere e a tornare nelle Asturie, dove avrebbe capeggiato una seconda sollevazione, rifugiandosi sulle montagne. Munuza avrebbe inviato il generale Al Qama (Alqama) a sottomettere i rivoltosi: incontrati i cristiani nella valle di Cangas, sarebbe avvenuta nel 722 la battaglia di Covadonga.

Secondo le fonti cristiane Pelayo avrebbe messo in fuga i musulmani, mentre i cronisti arabi affermano che fu Pelayo a essere messo in rotta e che avesse raccolto una forza di soli 300 uomini, i quali dopo la sconfitta si sarebbero rifugiati nelle caverne delle montagne assieme a dieci loro donne, senza costituire alcun pericolo.

Pelayo, comunque, doveva essere probabilmente membro dell'aristocrazia locale della città di Gijón (alla quale i musulmani si riferiscono come la rocca di Pelayo), e sembra che verso il 718 sia entrato in contrasto col governatore della città per cause non chiarite. Si ritirò allora con i suoi seguaci nella zona dei Picos de Europa, dove avrebbe messo in fuga una spedizione di Munuza in uno scontro nella località di Covadonga. Con la disfatta, Munuza avrebbe abbandonato Gijón. Un secondo tentativo di dirigersi nelle Asturie, sarebbe stato fermato nella località di Olalíes (Santo Adriano).

La rivolta di Pelayo nel 722 non avrebbe mai avuto successo da sola, visto che l'esercito arabo era assai più forte. Nel ricevere però le notizie di Covadonga, Pedro di Cantabria si unì alla lotta con tutte le forze del ducato di Cantabria. Anche molti nobili visigoti e la popolazione cristiana della Spagna assoggettata emigrarono verso settentrione per unirsi alla rivolta di Pelayo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Covadonga.
Don Pelayo nell'emblema della città di Gijón

La riconquista di Gijón[modifica | modifica sorgente]

Gijón era probabilmente la capitale della provincia araba della quale facevano parte le Asturie, governata da Munuza. Dopo la sconfitta subita a Covadonga, questi sarebbe fuggito precipitosamente, probabilmente per timore che gli abitanti di Gijón potessero unirsi alla rivolta, e Pelayo si sarebbe impadronito della città senza apparente difficoltà.

Al divulgarsi della notizia della presa di Gijón, molti cristiani si sarebbero uniti all'esercito di Pelayo, dissuadendo i musulmani dal tentativo di riprendere il possesso della città e della zona circostante.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Pelayo, che non si proclamò mai re, stabilì il governo e la corte a Cangas de Onís, dove morì nel 737. Alla sua morte gli succedette il figlio Favila. Fu sepolto nella chiesa di Santa Eulalia di Abamia, vicino a Covadonga, che egli aveva fondato. In seguito i suoi resti furono traslati da Alfonso X a Covadonga.

Matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Pelayo dalla moglie Gaudiosa ebbe due figli[4]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Anche durante la conquista da parte dell'esercito musulmano, il nord-est continuò ad essere governato da ispano-romani e visigoti, in accordo coi conquistatori.
  2. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti
  3. ^ Chindasvindo dalla moglie Riciberga ebbe due figli:
    • Reccesvindo (?-672), che successe al padre sul trono dei Visigoti
    • Teodofredo (ca. 645-702), che durante il regno di Egica, per ordine del re, fu accecato, per impedirgli di essere un pretendente al trono (durante tutto l'alto medioevo, non solo per i Visigoti, la cecità era un indiscutibile impedimento per accedere al trono) e poi durante il regno di Witiza, sempre per ordine del re fu ucciso. Aveva sposato Ricilo, da cui aveva avuto due (o tre) figli:
      • Favila (figlio presunto, non esiste alcuna prova della parentela), duca di Cantabria, dignitario alla corte del re Egica, fu ucciso dal futuro re Witiza prima del 702. Favila era il padre di Pelayo, primo re delle Asturie, quindi diretto discendente di Chindasvindo
      • Roderico (ca. 688- ca. 711), futuro re dei Visigoti
      • Un secondo figlio di nome sconosciuto che fu governatore di una cittadella vicino a Toledo, al momento della conquista da parte degli Arabi.
  4. ^ (EN) Dinastie reali di Asturie e Leon

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 743-779
  • Rafael Altamira, il califfato occidentale, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 477-515

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Principe delle Asturie Successore Cruz de Asturias.svg
fu il primo 722737 Favila

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