Pegli
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| Pegli | ||||
| Panorama di Pegli dal mare | ||||
| Mappa dei quartieri di Genova | ||||
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| Circoscrizione: | Municipio VII Ponente | |||
| Altri quartieri: |
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| Coordinate: | Coordinate: | |||
| CAP: | 16155 (zona est)
16156 (zona ovest) |
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| Abitanti: | 27996 | |||
| Nome abitanti: | pegliesi
pêgìn (in lingua ligure) |
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| Santo patrono: | Santa Rosalia | |||
Pegli[1] (Pêgi in lingua ligure) è un quartiere residenziale situato alla periferia occidentale di Genova confinante ad est con Multedo tramite il ponte sul torrente Varenna.
Un tempo rinomata stazione climatica è tutt'oggi il quartiere del ponente che meno ha subito le conseguenze dell'industrializzazione ed ha mantenuto un po' della sua vecchia vocazione turistica, ancor oggi infatti è frequentata nel periodo estivo da alcuni turisti stranieri; mantiene l'aspetto di borgo marinaro di un tempo. Oggi Pegli, grazie al clima mite che lo contraddistingue in ogni periodo dell'anno, grazie alle vaste aree verdi che lo compongono (sono ben quattro i parchi presenti nella delegazione) e grazie alla presenza di numerose ville e musei di un qualche interesse artistico e culturale viene ancora considerato come uno dei quartieri più belli e caratteristici della città.
Il suo nome deriva dall'antica "Pyla Veituriorum" fondata, come altre nella zona, dalla tribù ligure dei Veturii.
Diede i natali a Papa Benedetto XV, al secolo Giacomo della Chiesa (nell'omonima piazza davanti al palazzo dove nacque si trova un piccolo monumento del Pontefice) e al cantautore Fabrizio De André (nei pressi del civico via De Nicolay 12 dove nacque è stata messa una piccola targa commemorativa).
Fa parte della Circoscrizione comunale (dal 2007 municipalità) VII Ponente.
A livello di unità urbanistiche sono comprese in Pegli le unità di Pegli, Castelluccio e Multedo nonché le frazioni di Granara e San Carlo di Cese situate lungo la val Varenna.
Tutte insieme hanno una popolazione di 27955 abitanti (al 31 dicembre 2006[2]).
Indice |
[modifica] Caratteristiche
È conosciuto come il paese dalle due primavere per il clima particolarmente favorevole: secondo i meteorologi il clima particolarmente mite di cui gode la zona di Pegli è il migliore della Liguria, subito dopo quello di Ospedaletti; Pegli presenta il clima invernale più mite di Genova, sia per la vicinanza del mare, sia per le alte montagne che proteggono il paese e che impediscono totalmente alla tramontana di raggiungere la costa. Nei mesi che vanno da dicembre a febbraio, questo microclima ottimale è dovuto principalmente alla protezione offerta a Pegli dal gruppo montuoso del Monte Penello che, ergendosi fino a toccare i mille metri di altitudine a pochi chilometri dalla costa, ripara il centro abitato dai venti settentrionali che, peraltro, discendendo il versante sud di questi rilievi, finiscono con lo scaldarsi per effetto della compressione adiabatica.
L'antico borgo marinaro si estende su tutta la strada litoranea (Lungomare di Pegli) fino all'altezza del "Palazzo del Papa" (via Pegli): per più di due chilometri è possibile ammirare una splendida palazzata storica contornata da antiche case di pescatori, resti medioevali ed eleganti palazzi ottocenteschi; il centro storico si estende anche nella zona di piazza Porticciolo fino a via Carloforte.
È infatti possibile ammirare un caratteristico intrico di vicoli e piazzette che conducono fino al "Palazzo del Papa".
Su tutte le colline di Pegli vi è una notevole presenza di ville in stile liberty costruite, come dimore estive o permanenti, a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Situata tra le delegazioni di Sestri Ponente e di Pra', un tempo comune autonomo, Pegli è confluita, insieme ad altri diciotto comuni della cintura genovese, nella Grande Genova nel 1926.
Sul finire degli anni novanta - in vista del vertice del G8 del 2001 - ha potuto usufruire di una notevole opera di restauro, con il rifacimento della prima metà della passeggiata a mare, arricchita da palme ornamentali.
Prodotti tipici di Pegli sono la farinata, la panissa, il castagnaccio e la farinata di zucca. L'entroterra pegliese (val Varenna) ospita un mulino che produce la farina di ceci e quella di castagna.
[modifica] Motivo di ispirazione per i pittori
| Per approfondire, vedi la voce Ville genovesi. |
Ogni casa, ogni villa, ogni piccola o grande strada che dalla costa risale verso la collina posta subito alle spalle della località, asseconda la varietà del terreno, a fasce ricche di vegetazione tropicale e di flora esuberante; con il tutto che contribuisce a rendere il quadro generale eminentemente pittoresco, allietato ovunque da palme, aranci, limoni, camelie e fiori.
| Le Ville |
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Pegli è conosciuta anche quale sede di numerose ville nobiliari che vennero erette tra il XVI e il XIX secolo: tra queste sono da citare la Villa Durazzo-Pallavicini, con l'annesso Giardino botanico Clelia Durazzo Grimaldi intitolato alla nobildonna Clelia Durazzo e il cui palazzo è sede del Museo di Archeologia Ligure. Uguali per importanza, per la particolare bellezza architettonica, sono altre due antiche ville del casato dei Lomellini: Villa Rosa e Villa Banfi.
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La bellezza e varietà dal lungomare, la frequenza di digradanti poggi a strapiombo sul mare coronati da ville, fra pini, cipressi e palme d'alto fusto, la solennità delle verdi montagne disposte ad anfiteatro - quasi a proteggere la luminosa e colorita località - costituiscono uno scenario naturale di notevole suggestione e fonte in passato di ispirazione per molti pittori.
Caratteristico il piccolo scoglio nero che si erge a 200 metri dalla costa, chiamato Prìa pulla (pietra polla, il femminile di pollo), conosciuto da tutti i genovesi, rischiava di scomparire inglobato da un nuovo molo in costruzione; la protesta dei cittadini affinché non scomparisse quello scoglio, simbolo nel cuore di tutti i genovesi del paesaggio costiero, fu tanto forte che si riuscì a salvarlo.
Una delle ville di maggiore valore architettonico è quella che il facoltoso banchiere Adamo Centurione fece progettare dall'architetto Galeazzo Alessi. Il palazzo, che porta il nome di Villa Centurione Doria, è sede del Museo Navale di Pegli, struttura facente parte della Istituzione dei musei del Mare e della Navigazione, ente che comprende anche il Museo del Mare ed il Castello d'Albertis.
L'ala est del palazzo ospita le aule del liceo classico intitolato a Giuseppe Mazzini.
[modifica] La moderna Pegli
Pegli ha visto molti suoi concittadini emigrare, nei secoli passati, verso paesi stranieri, in uno di questi episodi una emigrazione partita proprio da Pegli (località Porticciolo) in Tunisia nel 1540 si è conclusa con la colonizzazione (prima metà dell'800) in isole al sud della Sardegna, dove risiede tuttora una colonia genovese: Carloforte, Calasetta, con attività di pescatori nelle zone marine ad essa attigue in provincia di Carbonia-Iglesias. In tali località la popolazione, di profonde connotazioni culturali liguri, parla un dialetto simile al dialetto genovese con l'inflessione con cui si parlava a Pegli nei secoli scorsi, ovviamente con l'affluenza di pochi termini arabo-tunisini e della lingua sarda.
Negli ultimi decenni del XX secolo Pegli si è ampliata con la costruzione del Quartiere Giardino (salendo dal fondo di via intitolata a Bettino Ricasoli), di Pegli2 e sulla collina centrale nella parte alta della via Amerigo Vespucci.
Nel cimitero di Pegli, attiguo all'antica parrocchia di San Martino, è sepolto Cristoforo Bonavino, sacerdote e filosofo dell'800 e nel 2005 è stata ultimata la costruzione della tomba di famiglia dell'architetto di fama mondiale Renzo Piano, pegliese di nascita.
[modifica] I parchi
Notevole in tutta Pegli è lo spazio che il verde occupa grazie alla presenza di numerose ville private e vasti parchi storici di notevole pregio, quali Villa Doria Centurione (115000 m² in stato di abbandono), Villa Pallavicini (97000 m² ingresso a pagamento, in stato di degrado), Villa Banfi (18000 m²) e Villa Rosa (12000 m²). Tutte insieme occupano una superficie totale di ben 242000 m² facendo sì che il quartiere sia uno dei più ricchi di verde della città.
[modifica] Pegli, Tabarca e Carloforte
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Ecco un breve accenno alla storia delle colonie pegliesi che si possono anche considerare le ultime colonie di Genova.
I pegliesi emigrarono per fondare piccole colonie in Corsica, Sardegna, Sicilia, ad Alessandria d'Egitto, in Provenza, in Catalogna e un po' ovunque nel Mediterraneo. Se in alcune di queste località non vi si stabilirono, sicuramente vi commerciarono.
Sono però di notevole importanza gli stanziamenti storicamente accertati di Tabarca (in Tunisia), di Carloforte (in Sardegna) e di Nueva Tabarca (in Spagna).
La storia delle colonie pegliesi incomincia nel 1540 quando la nobile famiglia dei Lomellini riesce a farsi dare in concessione dall'imperatore Carlo V (che possedeva alcune enclaves sulla costa nordafricana) la piccolissima isola di Tabarca, situata al largo delle coste tunisine, allo scopo di praticarvi la pesca del corallo e il commercio in generale.
I Lomellini assumono anche il diritto di nominare un amministratore di fiducia con poteri quasi politici.
Nel Cinquecento la nobile famiglia dei Lomellini, oltre che a Genova vera e propria, era presente a Pegli con decine di proprietà, case, ville e palazzi, alcuni dei quali ancora oggi intatti. Innanzi tutto Villa Rosa Lomellini (nell'attuale viale Modugno),nel 1975 espropriata dal Comune all'industriale Francesco Berta, poi il Castello Chiozza (oggi Hotel Miramare) e Villa Lomellini-Banfi (situata poco dopo il Castello Vianson). Poi ancora il Palazzo e la Torre Lomellini di Porticciuolo (oggi Hotel Mediterranèe) e la Villa Lomellini Rostan a Multedo.
L'altra famiglia massicciamente presente a Pegli era quella dei Doria basti pensare al Museo Navale di Villa Doria in Piazza Bonavino.
Come era quasi normale a quei tempi nell'ambito della nobiltà genovese, le due famiglie non andavano affatto d'accordo con la conseguenza che in certi periodi, Pegli era praticamente divisa in due. "Lascia che se dagghe a Dòia co-a Lomellin-na" era un antico modo di dire pegliese per intendere che era assai meglio e più prudente non intrigarsi troppo nelle loro faccende.
[modifica] Tabarca
Dovendo colonizzare l'isola di Tabarca in Tunisia, i Lomellini, praticamente i signori di Pegli, trovarono naturale invitare la popolazione locale di Pegli, formata da rozzi pescatori ma tutti dotati della caratteristica genovese di allora di essere straordinariamente aperti al commercio e all'avventura. E così quasi trecento famiglie pegliesi, per un totale di circa mille persone, prendono il mare, proprio da Pegli, e coraggiosamente si trasferiscono a Tabarca (1542), una piccolissima isola rocciosa avuta in concessione dai Lomellini presso la costa tunisina, dove nel frattempo gli stessi Lomellini avevano provveduto ad installare un discreto presidio militare nel bel forte in vetta all'isola che si può ammirare ancor oggi.
A Tabarca i coloni vendono per 4,50 lire/libbra il corallo ai Lomellini, i quali lo rivendono per 9,10 lire/libbra. Ma i vicini saraceni ed i francesi però non si rivelano affatto ospitali. I primi si specializzano in scorribande, pirateria e cattura di schiavi da vendere o riscattare, mentre i secondi fanno dei veri e propri tentativi di occupazione, oppure cercano di manovrare i saraceni in modo tale da liberarsi della scomoda concorrenza pegliese.
Nel 1633 il corso Guidiccelli, con un gruppo di francesi, prova ma fallisce nell'impresa di occupare l'isola. Dall'altra parte il bey di Tunisi ed Algeri continua a taglieggiare i coloni. Le perdite economiche dovute ai saraceni, la diminuzione del banco corallifero, le incursioni corsare e soprattutto l'eccesso di popolazione, fanno diventare meno attraente la minuscola isola, diventata nel frattempo davvero troppo piccola. Per impedire l'aumento demografico sembra che fosse addirittura vietato il matrimonio(!), pena l'allontanamento.
Tra il 1718 e il 1729, Tabarca viene subaffittata a Giacomo Durazzo e Giambattista Cambiaso. Nonostante tutto però, la ricchezza della colonia e la sua importanza continuano a diminuire ed allora i tabarchini-pegliesi cominciano a guardarsi letteralmente intorno, sempre in quel lembo del mare Mediterraneo.
[modifica] Carloforte
| Per approfondire, vedi la voce Carloforte. |
Già nel 1736 quando Carlo Emanuele III di Savoia aveva preso la decisione di valorizzare la Sardegna, un gruppo di tabarchini si era molto interessato all'isola di San Pietro, situata nella Sardegna sud-occidentale, sino ad allora abitata soltanto dai conigli selvatici. In accordo con il Viceré di Cagliari, si pianifica allora l'arrivo di 300 coloni tabarchini nella nuova terra. L'anno dopo si prepara l'arrivo di altri 700 tabarchini con la promessa di poter commerciare il corallo con lo stesso trattamento economico fatto dai Lomellini a Tabarca.
Il 17 ottobre 1737 tra il nobile don Bernardo Genoves y Cervillon, marchese della Guardia, il conte Botton de Castellamont, intendente generale dell'isola e Agostino Tagliafico, rappresentante dei tabarchini, viene stipulato l'atto di infeudazione dell'isola di S.Pietro e si stabilisce che la futura cittadina che si sta per fondare, come piccolo capoluogo della sino ad allora deserta isola, sarebbe stata battezzata con il nome di Carloforte, in onore del Re. Viene programmato l'arrivo degli esuli tabarchini entro la primavera del 1738. Sembra che a Tabarca, appena giunta la notizia, siano stati subito celebrati almeno 30 matrimoni.
Un primo gruppo di 86 persone funge da testa di ponte per preparare la zona ai successivi. Il 17 aprile arriva il secondo gruppo, costituito da altri 381 tabarchini. Il 21 maggio 3 delegati tabarchini giurano fedeltà a Carlo Emanuele III. Il 24 giugno Giambattista Segni viene eletto sindaco. Sull'isola sono presenti 118 famiglie.
Finalmente quella gente avvezza a tutti i sacrifici ha modo di prosperare. Non solo si dedica alla tradizionale raccolta del corallo, ma anche alla pesca del tonno, alla produzione del sale, all'agricoltura e soprattutto all'arte della marineria: i maestri d'ascia di Carloforte vengono considerati dall'ammiraglio Orazio Nelson addirittura i migliori del Mediterraneo.
La fiorente comunità richiama allora a sé un folto gruppo di nuovi immigrati dalla Liguria (ancora da Pegli naturalmente, ma anche da Sestri e Pra' e da tutto il resto di Genova. E in seguito da Arenzano, da Camogli, da Rapallo e da Santa Margherita Ligure, dalla Campania (Ischia, Napoli e Torre del Greco) e dall'isola di Ponza.
Nell'ormai quasi avìta isola di Tabarca invece la situazione precipita. I Lomellini, consci del fatto che, a questo punto, tutti i tabarchini avrebbero abbandonato definitivamente l'isola, cercano di restituirla (o per meglio dire, di rivenderla) alla Spagna ma, non riuscendoci, provano a rivolgersi alla Compagnia francese d'Africa. Il bey di Tunisi però non gradisce affatto essere stato escluso dalle trattative ed allora, nel 1741, con 8 golette ed un inganno sequestra i notabili e tutti i 900 (circa) abitanti ancora rimasti sull'isola. Distrutto tutto ciò che poteva distruggere, conduce i prigionieri in terraferma come schiavi, per venderli o riscattarli.
Carlo Emanuele III con l'aiuto della nobiltà europea paga il riscatto di 50.000 zecchini. Nel 1750 vengono liberati 121 tabarchini. Nel 1753, grazie al Papa, ne vengono affrancati altri, in numero imprecisato. Alla morte del figlio, il bey lascia andare anche gli ultimi prigionieri rimasti. Quasi tutti gli schiavi liberati raggiungono la nuova patria a Carloforte dove viene eretta una statua in onore del Re Carlo Emanuele III.
Tra il 2 gennaio e il 24 maggio 1793 la Francia occupa l'isola di Carloforte per farne una base navale. Interviene allora la flotta spagnola comandata dal duca Borgia che libera l'isola ed imprigiona 625 francesi. Ma tra il 2 e il 3 settembre 1798, Carloforte, proprio come era stato negli anni passati quasi una sventurata costante nel destino di Tabarca, subisce anch'essa l'assalto e la violenza di un'improvvisa incursione saracena, ancora una volta organizzata dal bey di Tunisi. Al termine di quest'ultima incursione si contano circa 800 prigionieri fatti nuovamente schiavi mentre quasi un migliaio riescono invece a fuggire per il Mediterraneo e a trovare rifugio in massima parte lungo la costa spagnola.
Il Papa, la Turchia, la Russia, il Re di Sardegna e Napoleone organizzano, separatamente, il riscatto dei nuovi schiavi. Pio VII con una bolla del 1798 destina alcuni fondi a tale scopo ma soltanto qualche anno dopo, nel 1803 Vittorio Emanuele I con 360.000 lire riesce finalmente a liberarli tutti. Da allora la pace regna finalmente sull'isola.
Ma non ogni discendente dei tabarchini si trova a Carloforte o nelle vicine Calasetta e Sant'Antioco. Durante tutte quelle incursioni saracene, periodi di schiavitù e successive liberazioni, alcuni gruppi di tabarchini si erano rifugiati su una piccola isola spagnola al largo di Alicante che venne ribattezzata Nueva Tabarca. Quest'ultima non mantenne però i contatti con Pegli, perse le sue tradizioni e da allantou (da allora) a se missa a parlä spagnollo.
Carloforte è invece rimasta culturalmente molto legata e fedele alle sue origini genovesi di Pegli, perché i pegliesi-tabarchini-carlofortini giustamente credettero e credono tuttora nel mi son nasciûo zeneize e no me mollo!
[modifica] Monumenti, ville, chiese e palazzi
- Villa Centurione Doria (XVI secolo)
- Villa Lomellini detta Rosa (XVII secolo)
- Villa Banfi già Lomellini (XVIII secolo)
- Villa del Papa (XVI-XVII secolo)
- Hotel Mediteraneè, già Palazzo Lomellini(XVI secolo)
- Hotel Miramare (XVI secolo)
- Palazzo Doria alla Marina (XVII Sec.)
- Villa Durazzo-Pallavicini (metà XIX secolo)
- Parco Villa Pallavicini
- Parco Villa Centurione Doria
- Castello Vianson (1907)
- Castelluccio (risale almeno all'anno Mille; fu ricostruito nel XVII secolo dai marchesi Lomellini)
- Torre Cambiaso (ex Convento dei frati Passionisti)
- Chiesa di S.Antonio abate (XVIII secolo)
- Oratorio, Cimitero e Chiesa di S.Martino (XIII e XVIII secolo)
- Nuova Chiesa dell'Immacolata (1887)
- Oratorio e Convento dei Carmelitani di Monte Oliveto (sec. XIII) Multedo
- Villa Lomellini Rostan (sec. XVIII) Multedo
- Chiesa di S.Carlo Borromeo (sec. XIX) S.Carlo di Cese in Val Varenna
[modifica] Personalità legate a Pegli
- Beato Martino da Pegli (†1344), uomo d'armi, dopo aver ucciso di spada un amico si ritirò in un convento benedettino di Pegli ove visse per espiazione da eremita, celebrato l'8 aprile
- Marchesa Clelia Durazzo (1760-1830), botanica
- Cristoforo Bonavino (1821-1895), alias Ausonio Franchi, sacerdote e filosofo, pegliese di nascita
- Papa Benedetto XV (1854-1922), al secolo Giacomo della Chiesa, pegliese di nascita
- Marchese Giulio Gavotti (1882-1939), ingegnere ed aviatore
- Rinaldo Piaggio (1864-1938), fondatore della Piaggio e senatore del Regno d'Italia
- Armando Piaggio (1901-1978), industriale, pegliese di nascita
- Enrico Piaggio (1905-1965), industriale, pegliese di nascita
- Alberto Lupo (1924-1984), attore, pegliese di nascita
- Gino Paoli (1934), cantautore e musicista
- Renzo Piano (1937), architetto, pegliese di nascita
- Fabrizio De André (1940-1999), poeta e cantautore, pegliese di nascita
- Antonella Ruggiero (1952), cantautrice, pegliese di nascita
[modifica] Trasporti
[modifica] Strade
Pegli è attraversata dalla Strada Statale 1 Via Aurelia e dall'Autostrada A10, Genova - Ventimiglia. Il casello autostradale di Genova Pegli si trova in realtà nel quartiere attiguo di Multedo.
[modifica] Ferrovie
| Per approfondire, vedi la voce stazione di Genova Pegli. |
Pegli è attraversata dalla linea ferroviaria Genova Ventimiglia e dispone di una piccola ma graziosa stazione. Inoltre sulle alture della Val Varenna esiste un'altra piccola stazione, oggi quasi in disuso, sulla linea Genova-Ovada-Acqui Terme chiamata Genova Granara dal nome della frazione dove è situata.
[modifica] Battelli
Dal 1° agosto 2007 l'azienda di trasporto pubblico locale di Genova (AMT Genova) ha reintrodotto, dopo diversi anni di pausa, un nuovo servizio pubblico via mare chiamato Navebus, che in circa 30 minuti collega Pegli (molo Archetti) con il Porto Antico di Genova. Il battello Navebus può essere utilizzato al costo di un biglietto ordinario da 90 minuti AMT/FS (€ 1,20)
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Analogamente agli altri sobborghi, alcuni atlanti geografici (come quelli redatti dalla De Agostini) indicano il centro come "Genova-Pegli" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Genova. Di fatto, però, la denominazione più usata - e comunque ufficiale - è semplicemente "Pegli".
- ^ Elenco pubblicazioni dell'Unità Organizzativa Statistica del Comune di Genova
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Altri progetti
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