Pedro Carmona Estanga
Pedro Francisco Carmona Estanga (Barquisimeto, 6 luglio 1941) è un politico venezuelano.
È stato per pochi giorni Presidente della Repubblica Venezuelana, in seguito al colpo di Stato dell'11 aprile 2002 ai danni del legittimo governo del presidente Hugo Chávez. Conosciuto anche per essere un famoso economista ed imprenditore.
Indice |
[modifica] Studi e carriera imprenditoriale
Nato a Barquisimeto, nello stato di Lara il 6 luglio del 1941, si è laureato in Economia nel 1964 all'Universidad Católica Andrés Bello. Dopo aver effettuato studi post-laurea a Bruxelles ritornò in patria per occupare numerose cariche sia pubbliche che private. In particolare si distinse per essere stato direttore di numerose imprese private petrolchimiche tra cui Aditivos Orinoco (1989-1993), Química Venoco (1989-2000), Industrias Venoco (1990-2000) e Promotora Venoco (2001), tutte di proprietà di Isaac Pérez Recao, considerato suo mentore. Nel luglio 2001 fu eletto presidente della Fedecamaras, corrispettivo della Confindustria in Italia.
[modifica] La sua dittatura
Prese parte, insieme ad un considerabile numero di generali e civili al golpe di Stato, anche conosciuto popolarmente appunto come el carmonazo, ai danni del governo democraticamente eletto di Hugo Chávez, l'11 aprile del 2002. Il giorno seguente assunse l'incarico di Presidente della Repubblica dopo aver autoproclamato un governo di transizione democratica e di unità nazionale. Di fatto però questo governo, figlio di un colpo di stato, risultava completamente illegittimo data la mai avvenuta rinuncia dell'incarico da parte di Chávez, rapito ed in mano ai golpisti.
Carmona con il suo primo decreto sciolse il parlamento eletto, destituì tutti gli altri poteri, dichiarò l'abbandono dell'OPEC da parte del Venezuela, ripristinò la vecchia costituzione abbandonando quella del 1999 votata dal popolo, e cambiò il nome della Repubblica Venezuelana cancellandone la parola Bolivariana.
Tra le prime decisioni di questo governo golpista anche la rinuncia al patto di cooperazione che legava il Venezuela a Cuba, attraverso il quale il Venezuela assicurava 55.000 barili di combustibile giornalieri all'isola come pagamento di servizi di base che includevano l'aiuto di specialisti cubani nelle missioni per assicurare sanità gratuita, istruzione di base e sport.
[modifica] Rovesciamento ed il ritorno al governo di Chávez
Immediatamente gli Stati Uniti si affrettarono a riconoscere il nuovo governo, seguiti a breve intervallo dalla Spagna di José María Aznar, dove il quotidiano El País, legato tramite il gruppo Prisa ad alcuni media venezuelani, giustificò il colpo di stato. In seguito si scoprì anche l'appoggio al golpe e quindi al nuovo governo Carmona anche dell'Inghilterra di Tony Blair e dell'Israele di Ariel Sharon. I media venezuelani (tra cui si distinsero RCTV, Globovision, Televen e Venevision) ebbero anch'essi un ruolo determinante sia nell'organizzazione che nell'esecuzione del golpe e dato che tutti erano convinti della sua definitiva riuscita, si sbilanciarono in interviste, trasmesse su tutte le reti, dove parlavano del lavoro organizzativo dei militari e civili artefici dell'evento, nascondendo però la verità sul colpo di stato e le proteste popolari in atto in tutto il Venezuela.
Il 12 aprile a Caracas infatti cominciarono seri disordini con saccheggi di negozi (soprattutto di quelli considerati appartenenti a gruppi d'interesse anti-Chávez). Nei giorni 12 e 13 aprile la polizia uccise più di 200 persone, gli ospedali accolsero centinaia di feriti.
La gente, come già accaduto a Caracas, circondò anche la base dei paracadutisti del generale Baduel a Maracay chiedendo a gran voce il ritorno di Chávez. Lo stesso avvenne in molte altre località; si calcola che in tre giorni più di sei milioni di persone siano scese per le strade a difendere Chávez ed il suo governo.
Nella notte del 13 aprile l'allora arcivescovo di Caracas, Antonio Ignacio Velasco Garcia, fu inviato all'isola La Orchila con un jet privato probabilmente di proprietà dei Cisneros, dove avrebbe dovuto convincere Chávez a firmare la rinuncia e partire con lo stesso jet verso una qualsiasi destinazione, forse Cuba. Durante l'incontro arrivarono tre elicotteri per riportare Chávez a Miraflores.
Con il rientro di Chávez, e il suo ritorno al potere il 14 aprile, gli scontri ed i saccheggi cessarono. Il golpe fallì, dunque, grazie al vastissimo appoggio popolare ed all'esiguità del gruppo dei militari golpisti, formato soprattutto da alti ufficiali, mentre il grosso dell'esercito era rimasto fedele a Chávez ed alla nuova costituzione.
Carmona fu incarcerato e messo agli arresti domiciliari dai quali scappò, rifugiandosi all'ambasciata colombiana, paese nel quale successivamente gli fu concesso asilo politico. Il governo venezuelano non si oppose e permise l'uscita di Carmona dal paese con destinazione Bogotà. Attualmente Pedro Carmona risiede negli Stati Uniti, e vive nella città di Miami in Florida.
[modifica] Critiche al governo Carmona
Oltre alla condanna internazionale di molti paesi, pendono sul governo Carmona molte accuse di violenze e di violazione dei diritti umani, in particolare la violazione della libertà di stampa a causa del silenzio obbligato ad i mezzi di comunicazione solitamente vicini al governo democraticamente eletto di Chávez.
Carmona ed i suoi seguaci, tanto dentro che fuori dal Venezuela, giustificano il colpo di stato come prodotto degli assassinii commessi da organismi paramilitari del partito di governo e delle violazioni dei diritti umani dell'amministrazione di Chávez. Questo, secondo la loro tesi, ha provocato un vuoto di potere che ha permesso al golpe di avere luogo per instaurare un governo provvisorio. Carmona godeva tra l'altro dell'appoggio dei partiti d'opposizione, di imprenditori, di molti mezzi di comunicazione privati e di una parte della Chiesa cattolica.
Il golpe è stato riconosciuto poi come anticostituzionale a livello internazionale ed è passato alla storia come il primo colpo di stato mediatico, proprio a causa del fondamentale ruolo avuto dai mezzi d'informazione, che non solo appoggiavano apertamente il golpe, ma che contribuivano anche a diffondere notizie false, censurando le rivolte popolari pro-Chávez e cercando di legittimare agli occhi del mondo il nuovo governo golpista di cui facevano parte.
[modifica] Onorificenze
| Gran Maestro dell'Ordine del Liberatore | |
| Predecessore: | Presidente del Venezuela | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Hugo Rafael Chávez Frías | 2002 | Diosdado Cabello Rondón |
[modifica] Collegamenti esterni
- The Revolution Will Not Be Televised, documentario di Kim Bartley e Donnacha O'Briain sul golpe del 2002 (VIDEO, sottotitoli in italiano).
- Il ruolo dei media nel golpe venezuelano ed il caso RCTV;
- 12 aprile 2002: le cronache di un golpe;