Pedopornografia

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La pedopornografia è la pornografia (ossia la rappresentazione di atti sessuali) in cui sono raffigurati soggetti in età pre-puberale.

La pedopornografia viene spesso erroneamente confusa con la pornografia minorile, ossia il materiale pornografico in cui sono coinvolti individui che, pur non avendo ancora raggiunto la maggiore età, hanno già subito le trasformazioni fisiche e mentali proprie della pubertà. Tale confusione nasce probabilmente dal fatto che in molte legislazioni, tra cui quella italiana, viene considerata illegale e punita non la pedopornografia in quanto tale, ma più in generale qualsiasi forma di pornografia minorile, ossia la produzione, distribuzione e detenzione di materiale pornografico coinvolgente minori.

Vi è inoltre da considerare che, a seconda delle interpretazioni nazionali, anche prodotti della fantasia, quali fumetti o opere artistiche, possono essere ricondotte alla pedopornografia. Ad esempio, secondo il "Protocollo facoltativo alla Convenzione di New York" del 2000, è definibile pedopornografia "qualsiasi rappresentazione di fanciulli, indipendentemente dal mezzo utilizzato, coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulate, e qualsiasi rappresentazione di organi sessuali di fanciulli a scopi prevalentemente sessuali".

La legge in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La norma codicistica intende come pedopornografico quel materiale che "ritrae o rappresenta visivamente un minore implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita, quale può essere anche la semplice esibizione lasciva dei genitali o della regione pubica"[1].

In Italia il semplice possesso di materiale pornografico coinvolgente minori costituisce reato e per i soggetti coinvolti è prevista come pena accessoria l'interdizione a vita dall'attività nelle scuole e negli uffici o servizi in istituzioni o strutture prevalentemente frequentate da minori.

Dal 2 marzo 2006 ciò si applica anche a fotomontaggi, fotoritocchi e in generale a immagini foto realistiche realizzate utilizzando scatti o parti di scatti di soggetti minorenni. Questo si applica per attività sessuali e analoghe e anche se i fotomontaggi non ritraggono scene realmente accadute. Tuttavia, a differenza di altri Paesi, la legge italiana non si applica ai disegni (per esempio lolicon o shotacon) che siano chiaramente distinguibili come tali e non come fotorealistici. La legge infatti recita chiaramente che "per immagini virtuali si intendono quelle realizzate ritoccando foto di minori o parti di esse con tecniche di elaborazione grafica [...] la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali[2][3]".

Il Ministero dell'Interno ha costituito presso di sé il "Centro nazionale per il monitoraggio della pornografia minorile su Internet". Lo scopo è di raccogliere segnalazioni, anche provenienti dall'estero, sull'andamento del fenomeno in Rete.

Il Web e la pedopornografia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'anno 2001 l'Interpol ha raccolto e vagliato oltre 250 000 immagini pedo-pornografiche reperite dal Web. Secondo gli ultimi dati forniti dalle forze dell'ordine, oltre il 70% di queste proviene da siti e spazi Web e solo una minima parte da spam, newsgroup e reti peer-to-peer. Tuttavia, nonostante gli sforzi dei molti Paesi che collaborano alle indagini, solo una cifra esigua di minori che subisce violenza viene attualmente identificata (circa 300 in 19 Paesi).

Analizzando il materiale raccolto è emerso che le vittime sono ripartite tra bambini e bambine. Oltre la metà sono bambine coinvolte in attività esplicite o che subiscono evidente violenza sessuale. Inoltre il 40% delle bambine e oltre il 50% dei maschi ha un'età compresa tra i 9 e i 12 anni, il 10% del totale presenta un'età addirittura inferiore. La maggioranza delle vittime ha tratti indo-europei e solo secondariamente orientali.

I rischi maggiori, tuttavia, sembrano emergere in quegli ambienti al di fuori delle indicizzazioni dei motori di ricerca, dove il materiale condiviso risulta essere spesso prodotto con mezzi casalinghi e su vittime vicine per familiarità o amicizia al loro carnefice. In tali ambienti, infatti, il reato non è il solo possesso di materiale illegale, ma tale materiale risulta evidente prova di violenze realmente attuate.

È accesa la polemica su quanto il Web abbia incentivato o reso più facile la pedopornografia o su quanto renda più evidente un fenomeno prima sommerso. In particolare destano attenzione e preoccupazione i minorenni che hanno accesso alla rete senza alcun tipo di confronto o supervisione da parte di adulti responsabili. Sono numerose le associazioni a tutela dei minori in tal senso, che collaborano più o meno strettamente con gli organismi di polizia. Numerosi motori di ricerca o fornitori di servizi di rete, inoltre, hanno attività di censura del materiale pedopornografico.

Va notato che la pedopornografia, come molte altre attività criminose, ha alle spalle un consistente giro di denaro. Sono frequenti le critiche rivolte ai fornitori di spazi Web, di servizi di accesso e di indicizzazione del contenuto di non attuare politiche di controllo e censura realmente serie, sottovalutando più o meno volutamente il problema.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altalex
  2. ^ Polizia di Stato
  3. ^ In un'intervista, il vicequestore aggiunto Elvira D'Amato del Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia in rete ha dichiarato: «In Italia il cartone animato, così come il fumetto o la riproduzione 3D, non sono contemplati dagli articoli del Codice Penale, che si occupano in questo caso di perseguire i delitti contro la persona, proprio perché i soggetti raffigurati non sono persone reali. Viceversa [...] un fotomontaggio che raffigurasse un minore, nonostante non ritragga una situazione verificatasi nella realtà, sarebbe incriminabile. [...] La legge non può punire l'intenzione di reato. Per quanto il contenuto di un fumetto sia di carattere palesemente pedopornografico, non è perseguibile penalmente al pari di un fumetto che raffiguri scene di omicidio o qualsiasi altra forma di violenza.». Gli hacker all’attacco dei pedofili su Internet, Linkiesta.it, 29-08-2011. URL consultato il 15-02-2012.

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