Pecunia non olet

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Pecunia non olet,[1] è una locuzione latina il cui significato letterale è «Il denaro non ha odore».

La tradizione, accolta[2] da Svetonio (70-126) in De vita Caesarum VIII, 23, 3[3][4] e ripresa poi da Dione Cassio (155-229) in Storia LXV, 14, 5,[5] vuole questa frase attribuita a Vespasiano (9-79), a cui il figlio Tito aveva rimproverato di avere messo una tassa, la centesima venalium, sull'urina raccolta nelle latrine gestite dai privati, popolarmente denominati da allora "vespasiani", tassazione dalla quale provenivano cospicue entrate per l'erario. Dall'urina veniva ricavata l'ammoniaca necessaria alla concia delle pelli.

L'episodio completo vorrebbe che Tito avesse tirato alcune monete in uno dei bagni, in segno di sfida al padre: quest'ultimo le avrebbe raccolte e, avvicinatele al naso, avrebbe pronunciato le fatidiche parole.

È una frase che viene cinicamente usata per indicare che, qualunque sia la sua provenienza, "il denaro è sempre denaro" o "il denaro è solo denaro"; nel senso che il mezzo non determina l'intenzione (il nuovo uso del denaro potrebbe essere positivo o non disdicevole) e che la provenienza non darebbe alcuna connotazione positiva o negativa al mezzo/strumento che è il denaro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf. Treccani Vocabolario online.
  2. ^ Cf. Treccani Vocabolario online.
  3. ^ (LA) Vita divi Vespasiani
  4. ^ (EN) Cf. [1].
  5. ^ (EN) Cf. [2].
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