Paul Veyne

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Paul-Marie Veyne (Aix-en-Provence, 13 giugno 1930) è un archeologo e storico francese, specialista della Roma antica. Già allievo dell'École normale supérieure e membro dell'École française di Roma dal 1955 al 1957, è stato professore del Collège de France a Parigi, dove ha insegnato dal 1975 al 1998 e di cui, dal 1999, è professore onorario.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in un ambiente popolare che egli stesso definì "incolto", si appassionò all'archeologia e alla storia all'età di 8 anni, quando scoprì l'estremità di un'anfora in un sito archeologico celtico nei pressi di Cavaillon. Poiché nell'ambiente dove crebbe la civiltà romana era la più conosciuta, fu a quella che egli si interessò in particolare.
Iniziò i suoi studi al Liceo Thiers di Marsiglia e, ancora giovane, frequentò assiduamente l'esposizione dei reperti romani del museo archeologico di Nîmes, dove fu notato dal Conservatore che lo prese sotto la sua protezione. Veyne afferma di non essere specificatamente interessato alla civiltà Greco-Romana per una particolare ammirazione o per motivi riconducibili ad una forma di umanismo, ma solo casualmente, per quella scoperta fatta da ragazzo. In una intervista al periodico Lexnews del 22 dicembre 2007 egli afferma infatti:

«....si può passare la vita ad occuparsi di qualcosa senza che essa abbia per noi un valore particolare. È curioso! La pittura [ad esempio] è assai più presente in me che non la Storia Romana.»

Giunto a Parigi per entrare nelle Classi preparatorie all'École normale supérieure del settore letterario, egli racconta di aver provato una forte impressione dinanzi al bassorilievo che ricorda la liberazione della città, posto all'inizio del Boulevard Saint-Michel. Poco dopo si iscrisse al Partito Comunista Francese, che abbandonerà quattro anni più tardi senza mai aver avuto un'autentica convinzione politica. Per contro, il modo riprovevole con cui i coloni francesi trattavano gli algerini in Algeria lo scosse quanto le atrocità del nazismo. Fu questo, per Veyne, un altro colpo, ma, ancora una volta, egli lo subì non sul piano sociale, bensì su quello morale.
Laureatosi alla Scuola normale di Parigi nel 1955 Veyne iniziò la sua attività di storico e di archeologo dell'Età Romana Antica.

Nel 1975, grazie all'appoggio di Raymond Aron (il cui erede culturale, Pierre Bourdieu, lo aveva lasciato), Veyne fu eletto docente al Collège de France. Aron, infatti, vedeva in lui il continuatore della sua opera. Ma era in errore. Veyne, nella sua "Lezione inaugurale" dimenticò di citare Aron e questi non glielo perdonò mai.

«Per Aron questo fu uno shock terribile, il segno della mia ingratitudine. E da quel giorno, pur dopo avermi fatto eleggere, iniziò a perseguitarmi.»[1]

Veyne ha insegnato come titolare della Cattedra di Storia Romana sino al 1998.
In età già matura ha sposato la dottoressa Estelle Blanc e si è stabilito nel paese di Bédoin, ai piedi del Mont Ventoux. È rimasto in Provenza anche dopo la morte della moglie, avvenuta nel 2010.

L'opera e il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Paul Veyne continua a pubblicare opere nelle quali, attraverso una nuova riscrittura della Storia, mescola l'erudizione con i termini colti, e i valori niciani con una approssimazione al tema che egli attinge dal pensiero di Michel Foucault. Veyne rivendica anche un'influenza dei sociologi Max Weber e Georg Simmel, dello storico Henri-Irénée Marrou e infine dei lavori giovanili di Raymond Aron sulla "filosofia critica della Storia".
Veyne ha maturato altresì un'ampia riflessione sull'importanza della vittoria del cristianesimo sull'Impero Romano, tema che costituisce l'oggetto di un suo recente lavoro, comparso nel 2007: "Quando il nostro mondo è diventato cristiano. (312 - 384)".
Parallelamente ha pubblicato uno studio sulla persona e l'opera di René Char[2], frutto di una lunga ed autentica passione durata più di quarant'anni: "René Char en ses poèmes" (Ediz. Gallimard, 1990), così come un saggio su Michel Foucault (Ediz. Albin-Michel, 2008).
Ma la sua opera più conosciuta dal grande pubblico resta: "I Greci credevano ai loro miti? Saggio sull'immaginazione costituente". Nel 2012 ha pubblicato una nuova traduzione dell'Eneide.

Giudizi di apprezzamento[modifica | modifica wikitesto]

«...un po' più tardi ho avuto la più grande esperienza intellettuale della mia vita leggendo l'affascinante libro di Paul Veyne "Il pane e il circo".»

- Jon Elster.[3]

«...Vi sono due grandi categorie di scettici: quelli che non credono a niente per pigrizia, per stanchezza, per mollezza, le persone cioè che si "distaccano" e si disinteressano totalmente di tutto. E quelli invece che credono solo a ciò che hanno capito, esperito, provato e verificato. Veyne appartiene certamente a questa seconda razza, quella buona.»

- Claude Roy.

«...Paul Veyne mi ha costantemente aiutato nel corso di questi anni. Egli, da vero storico, sa cos'è la ricerca del vero. Ma conosce anche il labirinto nel quale si entra quando si vuol fare la storia con il gioco vero-falso. Veyne fa parte di coloro (assai rari oggidì) che accettano di affrontare il pericolo che reca con sé, per ogni pensiero, la questione della storia della verità. La sua influenza su queste mie pagine sarebbe assai difficile da circoscrivere»

- Michel Foucault (a proposito delle modifiche introdotte fra il 1976 e il 1984 nella serie delle ricerche sulla "Storia della sessualità")[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Comment on écrit l'histoire : essai d'épistémologie, Seuil, Parigi 1970.
  • Le Pain et le Cirque : sociologie historique d'un pluralisme politique, Seuil, Parigi 1976.
  • L'Inventaire des différences : leçon inaugurale au Collège de France, Seuil, Parigi 1976.
  • L'Élégie érotique romaine : l'amour, la poésie et l'Occident, Seuil, Parigi 1983.
  • Les Grecs ont-ils cru à leurs mythes ? Essai sur l'imagination constituante, Seuil, Parigi 1983.
  • René Char en ses poèmes, Gallimard, Parigi, 1990.
  • La Société romaine, Seuil, Parigi 1991.
  • Le Quotidien et l'Intéressant : entretiens avec Catherine Darbo-Peschanski, Les Belles Lettres, Parigi 1995.
  • Sexe et pouvoir à Rome, [raccolta di articoli], premessa di Lucien Jerphagnon, Tallandier, Parigi 2005.
  • L'Empire gréco-romain, [raccolta di articoli], Seuil, Parigi 2005.
  • René Char, con Laurent Greilsamer, Ministère des affaires étrangères, Parigi 2007.
  • Quand notre monde est devenu chrétien (312-394), Albin Michel, Parigi 2007.
  • Sénèque : une introduction, premessa di Lucien Jerphagnon, Tallandier, Parigi 2007.
  • Michel Foucault : sa pensée, sa personne, Albin Michel, Parigi 2008.
  • Mon musée imaginaire, ou les chefs-d'œuvre de la peinture italienne, Albin Michel, Parigi 2010.
  • L'Eneide, Albin Michel, Parigi 2012.
  • Et dans l'éternité je ne m'ennuierai pas, Albin Michel, Parigi 2014 - ISBN 978-2-226-25688-1
Opere tradotte in italiano
  • Come si scrive la storia: saggio di epistemologia, Laterza, Roma-Bari, 1973
  • Il pane e il circo: sociologia storica e pluralismo politico, il Mulino, Bologna 1984 (rist. 2013 con nuova introduzione).
  • I Greci hanno creduto ai loro miti?, il Mulino, Bologna 1984.
  • La vita privata nell'impero romano, Laterza, Bari 1992.
  • Michel Foucault: la storia, il nichilismo e la morale, trad. Massimiliano Guareschi, Ombre corte, Verona 1998.
  • La vita privata nell'Impero romano, Laterza, Roma-Bari 2000.
  • I misteri del gineceo, con François Lissarrague e Françoise Frontisi-Ducroux, Laterza, Roma-Bari 2000.
  • L'impero greco-romano, Rizzoli, Milano 2007.
  • Quando l’Europa è diventata cristiana (312-394), Collezione Storica Garzanti, Milano, 2008.
  • Foucault: Il pensiero e l'uomo, Garzanti, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista con Paul Veyne, Lire, dicembre 2005/gennaio 2006.
  2. ^ Commento di Jean Roudaut, professore universitario autore della prefazione delle Opere complete di Char nella "Bibliothèque de la Pléiade" : « Non sarà più possible arrischiarsi a commentare una sola poesia di René Char senza fare riferimento a ciò che è scritto in questo libro [di Paul Veyne] [René Char en ses poèmes]. » in Le Magazine littéraire dedicato a René Char, n°340, febbraio 1996.
  3. ^ J. Elster (1940-…), Le laboureur et ses enfants : deux essais sur les limites de la rationalité, « Introduction », “La rationalité et les intellectuels français” ; Les Éditions de Minuit, « Propositions », 1986, p. 14.
  4. ^ M. Foucault (1926-1984), Histoire de la sexualité, t. II : L’Usage des plaisirs (1984), « Introduction », 1 : “Modifications” ; Gallimard, « Tel », n°279, 1997, p. 15.
  5. ^ Communicato stampa del Senato francese, 2 giugno 2007.
  6. ^ Prix Roger Caillois de l’Essai 2009 sul sito della Maison de l’Amérique latine.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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