Paul Grice
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Paul Grice (Birmingham, 13 marzo 1913 – Berkeley, 28 agosto 1988) è stato un filosofo inglese.
Paul Grice ha dato con la sua opera un enorme contributo alla teoria del significato e alla comunicazione. Ha fissato regole fondamentali alla conversazione fra individui che sottostanno al "principio di cooperazione":Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui avviene, dall'intento comune accettato o dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato (Grice 1975, trad. it. Moro 1993, p. 60). Tali regole sono riunite in quattro insiemi di massime che vanno sotto il nome di massime conversazionali.
Ovviamente, queste massime possono essere violate o sfruttate secondo gli scopi comunicativi. Tutti i comportamenti derivanti dall'osservanza delle massime o dalle loro violazioni o sfruttamenti danno luogo a delle implicature conversazionali (da non confondersi con l' implicazione logica), che consistono in informazione supplementare derivante dal confronto di ciò che il parlante ha detto con la sua supposta aderenza al principio di cooperazione e alle massime. Esempio: se dico al mio interlocutore "Quella signora è una vecchia ciabatta" e il mio interlocutore mi risponde dicendo "Che bella giornata oggi, non è vero?"(l'esempio è ripreso liberamente da Grice 1975), dal fatto che egli non sta rispettando la massima di relazione (la sua risposta infatti non è pertinente) e dall'assunto che comunque stia rispettando il principio di cooperazione (non ho motivo per ritenere che non lo stia facendo), inferisco che la sua violazione della massima è deliberata, non accidentale, e quindi egli sta implicando conversazionalmente di non voler pronunciarsi sulla signora in questione. Le implicature conversazionali sono tali in quanto "essenzialmente collegate a certe caratteristiche generali del discorso" (Grice 1975, trad. it. Moro 1993, p. 59) e si distinguono infatti da altri tipi di implicature, principalmente dalle implicature convenzionali, che invece sono legate al significato convenzionale delle parole usate nel discorso (ad esempio l'uso del "ma" ci suggerisce che le informazioni che si trovano alla sua sinistra e alla sua destra sono in contrasto tra di loro). Il concetto di implicatura conversazionale è fondamentale in pragmatica, per calcolare l'informazione proveniente dal rapporto tra il linguaggio e il contesto in cui viene usato.
Dalla pubblicazione, nel 1975, di "Logic and Conversation", ci sono stati molti linguisti e filosofi che hanno raccolto l'insegnamento di Grice e l'hanno sviluppato in varie direzioni; infatti la teoria griceana della comunicazione ha come pregi la semplicità e l'aderenza al percepito, al quotidiano, per le qual si rende molto intuitiva e interessante da esplorare. Possiamo ricordare il lavoro di Sperber e Wilson 1986 ("Relevance"), il conseguente formalismo logico di Gazdar 1979, l'approfondita analisi e sviluppo recenti di Levinson 2000, la critica di Davis 1998.
[modifica] Tipi ed esempi di implicature
In generale, l'implicatura è un senso reso disponibile da un enunciato, è ciò che il parlante intende trasmettere unitamente a ciò che fa mostra di dire, o che, almeno, è disposto a lasciar credere all'interlocutore.
Fondamentale, per la riuscita delle implicature, l'assunzione di cooperatività dei parlanti.
Le implicature convenzionali, si è visto, nascono dal significato convenzionale degli elementi linguistici che le suscitano.
Nell'esempio sull'uso di "ma" dire "Francesca è bella, ma è intelligente" implica convenzionalmente che sia come minimo inaspettato che una donna bella sia anche intelligente. Grice usò therefore, quindi: "Egli è Inglese; quindi è coraggioso". Il parlante implica che l'essere Inglese comporti la dote del coraggio, pur non affermandolo.
Due le principali differenze che fanno distinguere un'implicatura convenzionale da una presupposizione (concetto introdotto da Frege nell' Ueber Sinn und Bedeutung del 1892 e sviscerato produttivamente fino agli anni '70): il fatto che la presupposizione è un implicito dato per scontato e fa parte di un contesto di conoscenze comuni - o presunte tali - a parlante e ascoltatore, tale da non metterla in discussione ("shielded from the challenge", nelle parole di Givon, 1989) e il fatto che il valore di verità di una implicatura non ha effetti sulla possibilità di assegnare un valore di verità all'enunciato che la fa scaturire, al contrario di una presupposizione che, se falsa, rende impossibile dare all'enunciato che la attiva un valore di verità.
Esemplificando:
Egli è Inglese, quindi è coraggioso porta e autorizza - attraverso l'implicatura suscitata da quindi a pensare che tutti gli Inglesi siano coraggiosi, ma qualora non tutti lo fossero rimarrebbe vero che la persona cui si allude con l'enunciato è inglese e coraggiosa; quanto meno, sarebbe possibile dire se sia vero o falso che egli sia sia Inglese che coraggioso.
Lo zio di Giulia è simpatico presuppone che Giulia (una Giulia pertinente alla conversazione) abbia uno zio, del quale si può dire se sia vero o falso che sia simpatico; ma se la Giulia cui si fa riferimento non avesse alcun zio, non sarebbe possibile assegnare all'enunciato alcun valore di verità.
Le implicature conversazionali sono specifiche della conversazione in corso e non hanno valore convenzionale. Si possono distinguere in base alla massima che sfruttano per venire inferite. Nella conversazione tra chi ha la macchina in panne e chi si ferma per dare aiuto, se il secondo dice "C'è un distributore di benzina dietro l'angolo", non si interpreterà la frase come una violazione della massima di relazione, bensì attivare un percorso argomentativo che conduca a capire che secondo il parlante il problema sta nell'aver esaurito il carburante, che è necessario rimetterne un po' nella macchina, che il carburante è acquistabile presso i distributori di benzina e che poco distante ce ne è uno che il parlante ritiene aperto.
[modifica] Opere
Grice, H.P., 1975, "Logic and conversation" in Syntax and semantics 3: Speech acts, a cura di P. Cole, Academic Press, New York 1975, pp. 41-58, trad. it. a cura di G. Moro, Logica e Conversazione, Il Mulino, Bologna 1993, pp. 55-77.

