Paton

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Paton
Stato Italia Italia
Tipo Società a responsabilità limitata
Fondazione 1958 a Milano
Fondata da Giuseppe Pattoni e Lino Tonti
Sede principale Settimo Milanese
Settore Motociclette
Sito web www.paton.it

La Paton è una casa motociclistica milanese attiva dal 1958 e specializzata in moto da competizione

Storia e competizioni[modifica | modifica sorgente]

Fondata nel 1958 da due ex dipendenti del reparto corse FB Mondial, Giuseppe Pattoni (1926-1999) e Lino Tonti, la Paton (il nome deriva dalla “fusione” dei cognomi dei due fondatori Pattoni Tonti) inizia l’attività trasformando da monoalbero a bialbero alcune Mondial 125 rilevate da Pattoni in seguito alla chiusura, alla fine della stagione 1957, del reparto corse Mondial. Con una di queste moto inizierà la carriera un giovane Mike Hailwood, terminando 7° al Tourist Trophy e conquistando la vittoria sul Circuito di Silverstone, nel 1958.

La Paton 500 bicilindrica (priva della carenatura) nella classica colorazione verde

Poco dopo si fa debuttare una 250 bicilindrica bialbero derivata da un progetto di Tonti, moto che avrà poca fortuna nelle corse. Il sodalizio tra Pattoni e Tonti dura fino al 1960, anno in cui Tonti passa alla Bianchi portando con sé il progetto di una nuova 250, lasciando a Pattoni una traccia da sviluppare.

Il primo prototipo della nuova quarto di litro debutterà solo nel 1964 con Gianpiero Zubani in una gara del Campionato Italiano, a Modena. Successivamente la Paton debutta nel motomondiale, cogliendo al Tourist Trophy un promettente terzo posto con Alberto Pagani, a fine stagione undicesimo nella classifica della classe 250. Nel 1965 arriva una nuova versione della bicilindrica, maggiorata a 350 cm³, mentre dell’anno seguente è la 500. Quest’ultima sarà la moto che darà più soddisfazioni a Pattoni: nel 1967 l'inglese Fred Stevens è sesto nel mondiale, mentre Angelo Bergamonti vince il Campionato Italiano Seniores battendo, per una volta, Giacomo Agostini e la MV Agusta. Altra stagione importante è il 1969, quando Billie Nelson è quarto nel mondiale (17° Bergamonti, 22° Trabalzini e 34° Bertarelli gli altri classificati con la mezzo litro milanese), mentre Franco Trabalzini è secondo nel Campionato Italiano. La Paton si dimostrò così tra le più valide alternative per i piloti non ufficiali (in pratica tutti, meno Agostini) insieme alla LinTo (progettata da Lino Tonti dopo la chiusura della Bianchi).

La Paton 500 GP bicilindrica del 1970

Con gli anni settanta la Paton inizia una parabola discendente: ultimo sprazzo di gloria per la quattro tempi milanese è il terzo posto di Armando Toracca nell’italiano 1974. La stagione seguente è l’ultima per la "500" bicilindrica: a pilotarla un giovane Virginio Ferrari. Con il 1976 Pattoni presenta una nuova moto, la V 90 BM 4, spinta da un motore quattro cilindri a V due tempi. I risultati sono però scarsi, e si decide di lasciar perdere le corse. La pausa dura fino al 1983, quando viene presentata la RC, progettata da Giuseppe Pattoni insieme al figlio Roberto. A questa seguirà nel 1986 la V 115 C2, che sfiorerà il titolo europeo 1988 con Vittorio Scatola.

Nel 1994 è il turno di una nuova versione della 4 cilindri milanese, la C10/1, dal buon potenziale, che nella stagione 1995 conquista buoni piazzamenti. Al termine della stagione seguente, però, la Paton si vede negare dall’IRTA il diritto a partecipare al Mondiale 1997 poiché la moto è considerata “poco competitiva” (di conseguenza si vedranno al via moto Paton in poche occasioni, grazie soprattutto a occasionali wild card). I Pattoni non demordono, e continuano a sviluppare la loro moto.

Nonostante la morte di Giuseppe Pattoni nel 1999, l’avventura prosegue: nel 2000 la Paton presenta la PG 500 R con cui riesce a partecipare a cinque gare del Mondiale, come wild card, e con Paolo Tessari, riesce a guadagnare un punto, grazie al 15º posto al GP di Germania. Nel 2001 l’IRTA nega di nuovo l’iscrizione al Motomondiale; grazie all’aiuto di uno sponsor riesce comunque a partecipare a quattro gare con la nuova PG 500 RC (evoluzione della precedente versione R) accreditata di 190CV a 12800 giri, ottenendo delle wild card per Vladimir Castka, Sébastien Gimbert e Shaun Geronimi. Nel 2002 la fine dell’avventura, con l’estromissione dalle gare.

L’attività della Paton, però, non cessa: Roberto Pattoni, a partire dal 2004, inizia la produzione in piccola scala di una replica della “500” bicilindrica nella versione 1968, con la quale si è ritornati a correre al Manx Grand Prix, cogliendo un secondo posto nel 2006 e la vittoria nel 2007 con Ryan Farquhar, anno in cui è ritornata a correre anche la C5, schierata eccezionalmente al Senior TT, conclusosi però con un ritiro. Il nordirlandese ha rivinto il Manx GP nel 2011, lasciando il secondo classificato a quasi due minuti[1].

A fine 2009 è stata presentata la nuova 500 Gran Premio, costruita sulla base della Ilmor X3 (ma con il motore 2 tempi dell'ultima 500 RC) con l'intenzione di produrne una piccola serie da vendere ad esclusivo "uso pista", la quale è stata commercializzata a partire dal 2010[2].

Nel 2014 è stata presentata la prima motocicletta stradale della casa, la S1.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Motociclismo d'Epoca 10/2011, pag. 11.
  2. ^ Nuova PATON 500 Gran Premio 2010

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]