Pasqualino Settebellezze

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pasqualino Settebellezze
Pasqualino.png
Una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1976
Durata 115 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,66:1
Genere drammatico
Regia Lina Wertmüller
Soggetto Lina Wertmüller
Sceneggiatura Lina Wertmüller
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Enzo Jannacci
Scenografia Enrico Job
Interpreti e personaggi

Pasqualino Settebellezze è un film di Lina Wertmüller del 1976.

Il film fu nominato per quattro Premi Oscar nel 1977: Migliore Regia, Miglior Film Straniero, Miglior Attore Protagonista e Migliore Sceneggiatura Originale.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Anni trenta. Pasqualino Frafuso, "guappo" napoletano unico maschio ed unico bello di una famiglia di sette donne orribili, tenta di farsi largo nella società aspirando all'onore e il rispetto. La maggiore delle sorelle, ingannata dal fidanzato "Totonno Diciotto Carati" con improbabili promesse di matrimonio, finisce a lavorare in un postribolo. Lui affronta lo sfruttatore ma di fronte ad un folto pubblico di prostitute, subisce un'umiliazione così non resta che ucciderlo e disfarsi del cadavere smembrandolo in diverse valige da spedire in destinazioni diverse.

L'uomo viene arrestato e a nulla vale il movente d'onore, così viene giudicato per omicidio "quasi per sbaglio" che lo metterà di fronte alla sua vera natura di codardo. Soprannominato "il mostro di Napoli", evita la condanna capitale avvalendosi di un'insanità mentale per essere condannato a 12 anni di carcere, da scontare nel manicomio criminale di Aversa.

Con la dichiarazione della guerra, nel 1940, il regime fascista gli offre la possibilità di scontare la pena arruolandosi nella spedizione in Russia ma disertando viene catturato dai nazisti assieme al suo amico Francesco e imprigionato in un campo di concentramento. Per salvare la pelle e non morire di fame, fa la corte alla grassa e sadica comandante la quale lo nomina kapò. Un giorno viene costretto a scegliere sei detenuti da mandare a morte e, nel momento più drammatico del film, a uccidere personalmente il suo amico intimo Francesco.

Terminata la guerra e tornato in una Napoli devastata dalle bombe e affamata, ritrova l'intera famiglia che per sopravvivere è costretta a prostituirsi ma come dice la sua amata "Quello che è stato è stato... Tu sei vivo!"

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film ebbe uno straordinario successo di pubblico anche negli Stati Uniti, tanto da concorrere all'Oscar quale miglior film straniero, miglior regista (Lina Wertmüller), miglior sceneggiatura originale e miglior attore (Giancarlo Giannini), senza però vincere nessuna statuetta.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Lina Wertmüller è stata la prima donna ad essere candidata all'Oscar come miglior regista.
  • Il soprannome di Pasqualino, il cui cognome è Frafuso, deriverebbe dalle sue sette brutte e grasse sorelle, anche se lui stesso, a Francesco, spiega che gli derivi invece dal fatto che la gente non capisca come uno brutto come lui possa tanto piacere alle donne.
  • Apparizione di Fernando Rey nella memorabile parte di un internato spagnolo nel lager, così Roberto Herlitzka, nel piccolo ruolo del deportato socialista, durante l'attesa in stazione per il trasferimento in carcere.
  • Il film viene aspramente criticato in alcune scene di Io sono un autarchico di Nanni Moretti perché ritenuto sopravvalutato dalla critica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema