Partito per la Giustizia e lo Sviluppo
| Partito per la Giustizia e lo Sviluppo | |
|---|---|
| Adalet ve Kalkınma Partisi | |
| Leader | Recep Tayyip Erdoğan |
| Stato | |
| Fondazione | 14 agosto 2001 |
| Sede | No. 202 Balgat, Ankara |
| Ideologia | Conservatorismo, liberalismo economico,[1] |
| Collocazione | Centro-destra[2] |
| Partito europeo | Partito Popolare Europeo (osservatore) |
| Seggi Parlamento: |
327 / 550
|
| Seggi Municipalità: |
1452 / 2919
|
| Organizzazione giovanile | AK Gençlik |
| Sito web | akparti.org.tr |
Il Partito per la giustizia e lo sviluppo (in turco Adalet ve Kalkınma Partisi, abbreviato AKP) è un partito islamico-conservatore turco.
L'AKP è il partito al potere in Turchia dal 2002. Il suo presidente, Recep Tayyip Erdoğan è dal 2003 il primo ministro della Turchia.
Indice |
Fondazione ed ideologia [modifica]
L'AKP è stato fondato il 14 agosto 2001, a seguito dello scioglimento e della scissione del Partito della Virtù di Necmettin Erbakan, che ha poi dato vita al Partito della Felicità.
AKP si presenta come un partito conservatore di centro-destra sulla scia dei partiti cristiano-conservatori o cristiano democratici d'Europa, come la CDU e la CSU tedesche, l'ÖVP austriaco, la CDA olandese, CD&V belga, il KrP norvegese che hanno conciliato ispirazione religiosa e laicità dello Stato. Tuttavia gli oppositori lo assimilano di più a partiti della destra religiosa europea come il SGP olandese o lo accusano di essere, in realtà, un partito islamista ed anti-laico.
Prima legislatura (2002-2007) [modifica]
Alle politiche del 2002 il partito ottenne il 34,3% dei consensi, ma elesse ben 365 seggi (il 66% del totale), grazie all'alto sbarramento elettorale (10%), che permise l'ingresso in Parlamento solo dell'AKP e del Partito Popolare Repubblicano (CHP), socialdemocratico e kemalista.
Maggiore opposizione ha suscitato il tentativo, da parte dell'AKP, di eleggere nel 2007 il ministro degli esteri Abdullah Gül Presidente della Repubblica. Il presidente turco è eletto dal Parlamento con una maggioranze dei 2/3 nelle prime 3 votazioni. Con i propri voti e quelli di alcuni indipendenti l'AKP avrebbe potuto eleggere subito Gul. L'AKP, però nel corso della legislatura, aveva perso ben 10 deputati passati all'opposizione, che insieme ai deputati del CHP non si presentarono in Parlamento e fecero mancare il numero legale. La Corte Costituzionale, pertanto, annullò il voto, stabilendo, di fatto, che se l'opposizione non si fosse mai presentata in Parlamento nessun voto sarebbe stato valido. La Corte era sulle stesse posizioni dell'opposizione laica, preoccupata dal fatto che le tre massime cariche dello Stato (Presidente del Consiglio, Presidente della Camera e Presidente della Repubblica) fossero nelle mani di esponenti dell'AKP. A ciò si aggiunsero le pressioni dei vertici militari, tutori in base alla Costituzione della laicità dello Stato. Vista l'impossibilità di procedere all'elezione di Gul, l'AKP ha deciso di ritirarne la candidatura, salvo chiedere elezioni politiche anticipate.
Seconda legislatura (2007-2011) [modifica]
Alle elezioni del 2007 l'AKP ha ottenuto il 46,7% dei voti ed ha eletto 340 seggi. L'AKP, pertanto, ha incrementato i propri voti del 12,4%, ma ha perso 23 seggi. il calo in termini di seggi è stato dovuto all'ingresso nella Camera di 24 deputati indipendenti (23 dei quali curdi del Partito della Società Democratica - DTP), contro i 9 precedenti, e grazie al fatto che oltre al CHP, anche i nazionalisti del MHP hanno, con il 14,3% dei voti, superato la soglia del 10%.
Con tale risultato il partito è riuscito a far eleggere Abdullah Gül come 11° Presidente della Turchia.
L'ottimo risultato in termini percentuali per l'AKP è stato determinato dal porsi sempre più come un partito religioso moderato, comprensivo di varie correnti culturali. Erdoğan ha infatti aperto il partito alle candidature di molti indipendenti: Zafer Uskül, docente universitario e collaboratore di una rete informativa indipendente; Nursuna Memecan, donna d'affari, editrice di libri per bambini ed esponente della Istanbul "liberal"; Lynch Mehmet Simsek, ex dirigente della Merrill Lynch; Zafer Caglayan, presidente dell'Unione industriale di Ankara.
Le donne elette nelle file dell'AKP sono passate da 13 a 26. "L' Akp è diventato una vera formazione nazionale, che non ha una base regionale, non rappresenta un gruppo sociale, non ha un colore politico preciso. Sotto un ombrello conservatore, è riuscita a coagulare tutte le spinte per il cambiamento e la "normalizzazione" in senso democratico del Paese" (Ahmet Insel, politologo)[3]
Note [modifica]
- ^
- Andrew Purvis, Turkey: God and Country, The Independent, 22 luglio 2007. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Turkey polls show ruling AK support near 50 pct, Reuters. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Daniel Steinvorth, Coup Plot Intensifies Ankara's Power Struggle, Der Spiegel, 1º giugno 2011. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- ^
- Gareth Jones, Turkey goes to polls amid violence and fears of Islamism, The Independent, 22 luglio 2007. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Q&A: How will the result change Turkey?, BBC News, 15 novembre 2002. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Delphine Strauss, Turkish Gandhi chosen to lead opposition, Financial Times, 21 maggio 2010. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Gareth Jones, Turkey's AK Party struggles to hold center ground, Reuters, 21 maggio 2007. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- Turkish parliament votes on Gul presidency - again, Daily Mail, 20 agosto 2007. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- The Prime Minister of Turkey must resist the temptation of triumphalism, The Times, 24 luglio 2007. URL consultato in data 28 febbraio 2011.
- ^ [1].
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