Partito Comunista Greco

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Κομμουνιστικό Κόμμα Ελλάδας
Kommounistikó Kómma Elládas
Partito Comunista di Grecia
Leader Aleka Papariga
Stato [[File:{{Naz/{{{stato}}}|a}}|Bandiera {{Naz/{{{stato}}}|b}}{{Naz/{{{stato}}}|c}}|border|20px]] [[{{Naz/{{{stato}}}|e}}|{{Naz/{{{stato}}}|c}}]]
Fondazione 4 novembre 1918
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Sede 145 Leof. Irakliou,
142 31 Atene (Nea Ionia)
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Ideologia Comunismo
Collocazione
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Organizzazione giovanile KNE Κομμουνιστική Νεολαία Ελλαδας
Iscritti
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Sito web inter.kke.gr

Il Partito Comunista Greco (in greco: Kommunistikό Komma Elladas - Κομμουνιστικό Κομμα Ελλάδας - KKE) è un partito politico greco fondato nel 1918.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Dalla fondazione alla proibizione

Fondato il 4 novembre 1918 con il nome di SEKE (ΣEKE: Σοσιαλιστικό Εργατικό Κόμμα Ελλάδας = Partito Socialista del Lavoro di Grecia) da Abraham Benaroya. Il primo Comitato centrale era composto da N. Dimitratos, D. Ligdopoulos, M. Sideris, A. Arvanitis et S. Kokkinos.

Con il suo secondo Congresso, la SEKE decise di aderire alla Terza Internazionale e prese il nome di SEKE-K (ΣEKE-K: Σοσιαλιστικό Εργατικό Κόμμα Ελλάδας-Κομμουνιστικό = Partito Socialista del Lavoro di Grecia-Comunista) Il nuovo comitato centrale era composto da N. et P. Dimitratos, Y. Kordatos, G. Doumas e M. Sideris.

Nel corso del terzo Congresso straordinario (1924), il SEKE-K divenne KKE e adottò il marxismo-leninismo e il centralismo democratico.

Il Partito Comunista di Grecia fu proibito, salvo rari e brevi periodi, fino al 1974. La messa al bando da parte del dittatore Metaxas fece sì che il KKE fosse già in clandestinità quando la Grecia fu invasa dall'Italia fascista e fu così coinvolta nella Seconda guerra mondiale.

[modifica] Seconda guerra mondiale e guerra civile

[modifica] La Resistenza

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il KKE controllava il principale movimento di resistenza, l'EAM (Εθνικό Απελευθερωτικό Μέτωπο = Fronte nazionale di liberazione greco). Regioni molto vaste furono liberate nel corso della lotta e non furono più controllate dagli invasori italiani e tedeschi ma amministrate dall'EAM. Qui, nonostante l'egemonia dei comunisti, le idee socialiste non furono imposte; non vi fu né la riforma agraria né la collettivizzazione dei mezzi di produzione. Fu invece attuata una forma di larga autonomia amministrativa, che proseguiva anche la tradizione greca fin dai tempi dell'Impero Ottomano e si legava alla tradizionale sfiducia dei greci nei confronti del potere centrale. In tal modo il KKE tentava un esperimento di larga democrazia decentrata, giustificato dalle esigenze della guerra (quando il potere centrale era nelle mani dell'occupante) ma lontano dalla centralizzazione del comunismo staliniano[1].

[modifica] La guerra civile

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra civile greca.

Molto importante nella resistenza al nazismo e al fascismo, il KKE non poteva accettare il ritorno di un regime monarchico e reazionario, appoggiato e protetto da britannici e statunitensi; tanto più se si considera che quel governo monarchico aveva trascorso tutta la guerra in esilio, lontano dall'evoluzione della realtà greca. D'altra parte gli occidentali non potevano accettare un forte Partito comunista in Grecia. Si deve anche considerare che nel corso della Conferenza di Teheran (novembre-dicembre 1943) Churchill e Stalin avevano deciso il destino della Polonia e della Grecia: l'una nel blocco filosovietico, l'altra in quello occidentale.

Tutto ciò condusse ad una dura e sanguinosa guerra civile. Essa durò fino al 1949, con particolari caratteri di largo appoggio popolare (perfino da parte della Chiesa Ortodossa Greca) e di grande moderazione nell'attuazione delle riforme socialiste, come la socializzazione dei beni.

Al termine della guerra civile moltissimi comunisti greci si rifugiarono nei paesi del campo socialista per sfuggire alla repressione e alle condanne. Infatti la repressione contro il KKE non si fermò con la fine della guerra civile e migliaia di militanti e quadri dirigenti furono torturati o assassinati come Nikos Beloyannis, uno dei leader del partito, che fu arrestato, torturato e giustiziato nel 1952.

[modifica] Scissioni

Durante la Dittatura dei colonnelli, il KKE si scisse in due. Alcuni militanti condannarono la violenta repressione della Primavera di Praga. Si avvicinarono dunque alla linea del cosiddetto eurocomunismo, i cui maggiori rappresentanti erano i comunisti italiani; molti militanti comunisti greci, peraltro, vivevano in esilio in Italia e avevano stretti rapporti con il PCI. Questo gruppo prese il nome di KKE dell'interno ("ΚΚΕ εσωτερικού") e chiamarono ironicamente KKE dell'esterno quelli che continuavano a obbedire a Mosca. Gli eredi del KKE-interno costituirono nel 1991 il movimento Synaspismos, oggi quarto partito della Grecia.

[modifica] Legalizzazione

Nel 1974, Konstantinos Karamanlis legalizzò il Partito comunista greco. Esso entra a far parte ufficialmente dell'EDA (Ενιαία Δημοκρατική Αριστερά), Unione Democratica della Sinistra, che aveva già sostenuto durante la proibizione e la clandestinità. da allora e fino al 1989 il KKE ebbe intorno al 10% dei voti nelle elezioni politiche.

Nel 1989 il KKE entrò in una larga coalizione di sinistra, il Συνασπισμός της Αριστεράς και της Προόδου. Il Synaspismos costituiva anche il tentativo di riconciliazione tra il KKE e il KKE dell'interno. Il Synaspismos entrò in un governo con il partito di destra Nea Dimokratia, pur di impedire al PASOK di Andreas Papandreou (accusato di corruzione) di restare al potere. Ciò non fu accettato da molti elettori, che smisero di votare il KKE e il Synaspismos.

Dopo il 1993 i voti precipitarono intorno al 6% per poi risalire all'8% circa; con questi consensi, resta il terzo partito del Parlamento Greco.

[modifica] Il KKE oggi

[modifica] Il KKE e il parlamento greco

Il parlamento greco nel 2004

Alle elezioni legislative del settembre 2007, il KKE ha superato l'8% dei voti e conta attualmente 22 deputati, confermandosi così il terzo partito di Grecia.

Alle elezioni anticipate 2009, il KKE ha ottenuto oltre l'8% dei voti, confermando il trend di crescita degli ultimi anni.

[modifica] Il KKE e l'Europa

Il KKE si è battuto contro l'ingresso della Grecia nella Comunità europea (ora Unione Europea) ed ha anche chiamato al voto contro il Trattato di Maastricht e l'allargamento dell'Unione. In occasione del 3º congresso della Sinistra europea, tenutosi a Parigi dal 3 al 5 dicembre 2010, ha espresso una posizione nettamente critica alla stessa esistenza di un partito europeo, auspicando per converso il rafforzamento della cooperazione su un piano paritario tra partiti comunisti e operai in Europa, sulla base del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario, indipendentemente dai termini e dalle condizioni fissate dall’UE.[2]

[modifica] Le amministrative del 2010

Nelle amministrative del 2010, il KKE ha ottenuto una forte affermazione, raggiungendo una media di consensi del 11%.[3]

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bibliografia

[modifica] Note

  1. ^ G. Contogeorgis, op. cit., p. 409-410.
  2. ^ Lettera del KKE ai partiti comunisti e operai d 'Europa
  3. ^ elezioni regionali e comunali, significativa crescita del KKE

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