Partito Socialista Unificato di Germania

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Partito Socialista Unificato di Germania
Sozialistische Einheitspartei Deutschlands
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Leader Wilhelm Pieck, Otto Grotewohl, Walter Ulbricht, Erich Honecker, Egon Krenz
Stato [[File:{{Naz/{{{stato}}}|a}}|Bandiera {{Naz/{{{stato}}}|b}}{{Naz/{{{stato}}}|c}}|border|20px]] [[{{Naz/{{{stato}}}|e}}|{{Naz/{{{stato}}}|c}}]]
Fondazione 21 aprile 1946
Dissoluzione 3 dicembre 1989
Sede Berlino Est
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Ideologia comunismo, marxismo-leninismo, socialismo
Collocazione sinistra
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Partito europeo {{{partito europeo}}}
Gruppo parlamentare europeo {{{gruppo parlamentare europeo}}}
Affiliazione internazionale Cominform
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Testata Neues Deutschland
Organizzazione giovanile Libera gioventù tedesca
Iscritti
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Sito web

Il Partito Socialista Unificato di Germania (SED, in tedesco Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), fu il partito costituzionalmente egemonico della Repubblica Democratica Tedesca. Governò dal 1949, anno nel quale venne fondata la Repubblica, fino alle elezioni politiche del 1990 (le prime tenutesi secondo un sistema democratico di tipo occidentale).

Indice

[modifica] La fondazione

La SED venne creata nel 1946 dall'unione del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) e del Partito Comunista di Germania (KPD), trovantisi nella parte di Germania occupata dai sovietici (poi RDT) e nel settore berlinese anch'esso occupato dall'esercito sovietico ("Berlino Est") e che si ispirarono agli ideali del socialismo sovietico.

[modifica] La caduta del muro di Berlino e la fine del partito

Il 18 ottobre 1989 il segretario generale del SED Erich Honecker si dimise sotto la pressione delle proteste per i diritti civili e della base del partito stesso. Fu sostituito da Egon Krenz, il quale non riuscì ad arrestare l'ormai inevitabile collasso dello Stato e del partito. Il 9 novembre, sotto la segreteria di Krenz, iniziò lo smantellamento del muro di Berlino. Il 1º dicembre la Volkskammer (il parlamento della Germania Est) votò l'abrogazione della norma costituzionale che sanciva il ruolo guida del SED, mentre negli ultimi mesi del 1989 circa 900.000 membri lasciarono il partito.[1] L'intero Politburo del partito diede le dimissioni il 3 dicembre e i suoi membri furono espulsi dal comitato centrale, il quale a sua volta si dissolse, sostituito da un "gruppo di lavoro".[1]
In un congresso straordinario tenutosi l'8 ed il 9 dicembre l'avvocato Gregor Gysi fu eletto nuovo leader, affiancato dai vicesegretari Hans Modrow e Wolfgang Berghofer.
In una seconda sessione straordinaria del congresso tenutasi il 16-17 dicembre 1989, i delegati decisero di non dissolvere il partito, ma di riformarlo: da un lato non si intendeva abiurare completamente l'esperienza della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), dall'altro si ammettevano per la prima volta gli errori e i crimini commessi durante il precedente regime, rifiutando in particolare lo stalinismo. Sotto la guida di Gysi il partito attraversò un periodo di radicale riforma, decentralizzandosi e democratizzandosi al suo interno, per poi rinominarsi, il 4 febbraio 1990, Partito del Socialismo Democratico (PDS, in tedesco Partei des Demokratischen Sozialismus).

[modifica] Segretari Generali del Partito

In tedesco Erster Sekretär des Zentralkomitees der Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, Generalsekretärs des ZK der SED:

[modifica] Note

  1. ^ a b Dan Hough; Michael Koß; Jonathan Olsen, The Left Party in Contemporary German Politics (in inglese), Palgrave Macmillan, 2007, pp.14-17. ISBN 0230019072

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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