Partito Socialista di Serbia

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Partito Socialista di Serbia
Социјалистичка партија Србије
SPS.PNG
Presidente Ivica Dačić
Stato Serbia Serbia
Fondazione 1990
Sede Belgrado, Serbia
Ideologia Socialismo democratico,
Europeismo ,
Nazionalismo di sinistra,
Post comunismo
[senza fonte]
Collocazione Centro-sinistra
Coalizione SPS-PUPS-JS
Partito europeo associato alla
Sinistra Europea
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Seggi all'Assemblea Nazionale di Serbia
24 / 250

Il Partito Socialista di Serbia (Социјалистичка партија Србије-Socijalistička partija Srbije, SPS) è un partito politico della Serbia, guidato dall'attuale premier serbo Ivica Dačić.

SPS è un partito socialista massimalista, con marcate posizioni nazionaliste; è stato fondato nel 1990, nato dalla confluenza tra la Lega Socialista del Popolo Lavoratore di Serbia e la Lega dei comunisti di Serbia, guidata da Slobodan Milošević e ramo della Lega dei comunisti di Jugoslavia (SKJ). La SKJ, sotto la guida iniziale di Josip Broz Tito, aveva guidato la Jugoslavia dal 1945 al 1990.

Indice

Dal 1990 al 2000[modifica]

Alle elezioni del 1990, le prime dopo la caduta del regime burocratico, SPS ottenne il 46,1% dei voti ed elesse 194 seggi su 250. Gli altri partiti ad avere una qualche rappresentanza parlamentare il Movimento del Rinnovamento Serbo, conservatori (19 seggi), ed il Partito Democratico, socialdemocratici moderati (7 seggi).

Milosevic, assunto, di fatto, il controllo della politica serba, decise di agire per rendere del tutto indipendente la Serbia dal resto della Federazione jugoslava. Ai tentativi di Milosevic, corrisposero le iniziative indipendentiste della Slovenia e della Croazia. In particolare l'esercito serbo iniziò, nel 1991, un conflitto armato con quello croato per il controllo di alcuni territori di confine tra i due stati, la Kraijna e la Slavonia Orientale, popolate in maggioranza da serbi. Le due regioni si erano dichiarate indipendenti come Repubblica Serba di Krajina, con capitale a Knin in seguito alla costituzione della Croazia come stato etnico. Emblematica fu l'occupazione e la distruzione della cittadina di Vukovar da parte dell'esercito serbo. Solo l'intervento dell'ONU pose fine al conflitto, che fu però seguito da quello in Bosnia ed Erzegovina tra serbi, bosgnacchi (bosniaci musulmani) e croati. Milosevic sarà, poi, accusato, dal tribunale penale internazionale, relativamente alle violenze perpetrate in Croazia, per crimini contro l'umanità.

Alle politiche del 1992, SPS perse il 16% dei consensi, calando al 28,8% e perdendo ben 85 seggi. Milosevic continuò a governare grazie al sostegno dei nazionalisti del Partito Radicale Serbo (SRS), che avevano ottenuto ben 73 seggi. SRS aveva ottenuto un così ampio consenso grazie alle critiche circa l'insufficiente sostegno del governo serbo alla Repubblica Sprska ed alla Repubblica Serba di Kraijna. In particolare, quest'ultima fu invasa nell'agosto del 1995 dall'esercito Croato che espulse dalla regione oltre trecentomila serbi etnici; senza incontrare però la reazione dell'esercito serbo. Milosevic, per consolidare il proprio potere, indisse nel 1993 elezioni anticipate, che effettivamente segnarono un progresso dei socialisti. SPS, infatti, passò al 36,7% ed elesse 123 seggi. Questa volta i socialisti si allearono con il Nuovo Partito Democratico (poi Liberali di Serbia), già Lega dei Giovani Social Democratici di Serbia.

Alle politiche del 1997, i socialisti calarono di poco (-2,4%) ed elessero 110 deputati. Milosevic rimase al governo, sostenuto nuovamente da SRS, che aveva conquistato ben 83 seggi. In questi anni il governo Milosevic si caratterizzò per la netta opposizione a qualsiasi forma di autonomia per la provincia del Kosovo, a maggioranza albanese e musulmana. Le persecuzioni ai danni della minoranza kosovara indussero la NATO ad intervenire militarmente in Kosovo. Le proteste di piazza che ne scaturirono, ad opera dell'opposizione democratica (in particolare Partito Democratico e Partito Democratico di Serbia), costrinsero Milosevic alle dimissioni.

Dal 2000 ad oggi[modifica]

L'uscita di scena di Milosevic ha determinato un forte ridimensionamento del ruolo del SPS nella vita politica serba. Alle politiche del 2000, infatti, i socialisti ottennero il 13,8% dei consensi, con un calo del 20,5% rispetto alle elezioni precedenti. A stravincere le elezioni fu l'Opposizione Democratica di Serbia, che raccoglieva tutti i partiti centristi, socialdemocratici e liberali, che si erano opposti ai governi di Milosevic. ODS ottenne, infatti, il 64% dei voti ed elesse 176 deputati su 250. Primo ministro venne eletto il leader del Partito Democratico (DS), Zoran Đinđić. Nello stesso anno il leader del Partito Democratico di Serbia (DSS), Vojislav Koštunica, venne eletto presidente della repubblica. I socialisti si trovarono, così, estromessi d qualsiasi incarico politico di rilievo.

Alle politiche del 2003, anticipate per l'omicidio del premier Đinđić, i socialisti calarono ulteriormente al 7,6% dei voti. SPS non fu in grado di approfittare delle divisioni dell'ODS, che si divise in tre gruppi, guidati rispettivamente da: DS, DSS e G17. A dispetto del continuo calo di SPS, gli ex alleati di SRS salirono al 27,6%, divenendo primo partito. Sia SPS, che SRS, però, furono nuovamente esclusi dal governo, guidato questa volta da Kustunica del DSS, sostenuto anche dal Movimento Rinnovamento Serbo - Nuova Serbia.

Il calo dei socialisti si è fatto ancora più evidente alle elezioni presidenziali del 2004, dove il candidato del partito non è andato oltre il 3,5% dei consensi. I socialisti, alle politiche del 2007, sono riusciti a contenere il proprio calo, riuscendo, anche se di poco (0,9%), a superare lo sbarramento del 5%, eleggendo, così, 16 seggi (6 in meno).

Alle elezioni anticipate del 2008, i socialisti si sono presentati insieme ai pensionati del PUPS. La lista unitaria ha raccolto il 7,6% dei voti, consentendo al SPS di eleggere 15 deputati. Il SPS è entrato a far parte del nuovo governo insieme ai pensionati, ai democratici (DS) ed ai liberal-conservatori (G17 Plus).

Alle elezioni del 2012 SPS ha ottenuto un ottimo risultato arrivando terzo e raddoppiando i voti al 14,6% insieme ai pensionati e Serbia Unitaria. La coalizione ha ottenuto 44 seggi di cui 24 sono andati a SPS.

Grazie al risultato positivo SPS riesce a formare il nuovo governo con il Partito Progressista Serbo (primo partito del paese e principale forza di centro-destra) ed altri ed elegge come premier il proprio leader Ivica Dačić.

Risultati elettorali[modifica]

% Seggi
Politiche 1990 48,1 194
Politiche 1992 28,8 101
Politiche 1993 36,7 123
Politiche 1997 34,2 (1) 85
Politiche 2000 13,2 37
Politiche 2003 7,6 22
Politiche 2007 5,7 16
Politiche 2008 7,6 (2) 11
Politiche 2012 14,6 (2) 24

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