Partito Socialdemocratico Tedesco

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Partito Socialdemocratico Tedesco
Sozialdemokratische Partei Deutschlands
SPD logo.svg
Segretario Andrea Nahles
Presidente Sigmar Gabriel
Vicepresidente Hannelore Kraft,
Klaus Wowereit,
Manuela Schwesig,
Olaf Scholz,
Aydan Özoğuz
Stato Germania Germania
Fondazione 1875
Sede Willy Brandt-Haus D-10911, Berlino
Ideologia Socialdemocrazia,
Terza via
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
Gruppo parlamentare europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Alleanza Progressista
Seggi al Bundestag
146 / 622
Seggi al Parlamento Europeo
23 / 99
Seggi nei Parlamenti dei Land
592 / 1890
Seggi /Numero di Governatori
7 / 16
Organizzazione giovanile Jusos
Iscritti 512.520 (2009)
Sito web www.spd.de

Il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD, in tedesco: Sozialdemokratische Partei Deutschlands) è uno dei due maggiori partiti politici tedeschi.

L'SPD è il più antico partito politico della Germania ancora esistente e anche uno tra i più vecchi e più grandi del mondo, che ha celebrato il suo 150º anniversario nel 2013. Con più di 550.000 membri, l'SPD è il partito più grande (per numero di iscritti) in Germania. Radicato nel mondo sindacale e dei lavoratori, è considerato il partito che meglio ha incarnato nella storia l'identità socialista democratica ed è membro dell'Internazionale Socialista.

Sotto la leadership di Gerhard Schröder (personaggio della "destra" del partito) tuttavia, l'SPD ha adottato più recentemente[quando?] anche alcuni principi della tradizione liberal-democratica. Con il leader Kurt Beck si è registrato un ritorno verso una più definita identità socialdemocratica. Il leader attuale è Sigmar Gabriel, mentre Peer Steinbrück è stato il candidato cancelliere del partito per le elezioni federali del 2013[1]. Il movimento giovanile dell'SPD è lo Jusos.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella iconografia della SPD sono rappresentati i 5 padri della Socialdemocrazia Tedesca: August Bebel, Carl Wilhelm Tölcke, Karl Marx, Ferdinand Lassalle e Wilhelm Liebknecht. Come anno di fondazione viene spesso indicato il 1875 quando, in occasione dal congresso di Gotha (22 - 27 maggio), l'Associazione Generale degli Operai Tedeschi (ADAV, in tedesco: Allgemeiner Deutscher Arbeiterverein) e il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (SAD, in tedesco: Sozialdemokratische Arbeiterpartei Deutschlands) si unirono a costituire il Partito Socialista dei Lavoratori (SAP, in tedesco: Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands). L'anno successivo, lo stesso Liebknecht fonda il settimanale di informazione Vorwärts. Alle Elezioni federali tedesche del 1877 il partito, presentatosi la prima volta, raccolse il 9% dei voti.

Nel 1890 il partito assunse l'attuale denominazione di SPD. Promotori della nascita di questo partito, che si può considerare una delle più antiche organizzazioni politiche europee d'impostazione socialista agenti nell'ambito della legalità, furono August Bebel e Wilhelm Liebknecht. Benché criticato da Marx e nonostante i tentativi di persecuzione e repressione dell'epoca Bismarck, la vicinanza del partito ai sindacati fece crescere il movimento fino al raggiungimento della maggioranza relativa al Reichstag divenendo un modello per i socialisti europei fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Le divergenze tra l'ala destra e quella sinistra (dalla quale sorgerà il Partito Comunista Tedesco) scoppiarono dopo la fine della guerra e in seguito alla rivoluzione russa. Negli anni di Weimar la SPD mantenne posizioni moderate e fu spesso al governo. Sciolto nel 1933 dal regime nazista, il partito si ricostituì nel 1946. Nel congresso di Bad Godesberg (1959), decisivo fu l'apporto di Herbert Wehner, abbandonò il marxismo, adottando il Godesberger Programm che rimase in vigore fino al 1989 quando fu sostituito dal Berliner Programm.

Tra 1966 e 1969 partecipò al governo della "grande coalizione" (Große Koalition) con i partiti cristiano-democratico e cristiano-sociale. Nel 1969 la SPD assunse la guida del governo (con Willy Brandt e nel 1974 con Helmut Schmidt), conservata poi, in alleanza con i liberali, fino al 1982, accentuando i propri tratti riformistici. Rimasta all'opposizione per sedici anni, solo nel 1998 riuscì a riprendere la guida del governo, alla testa di una coalizione con i Verdi e presentando come candidato alla cancelleria il moderato Gerhard Schröder, fautore di una politica di "nuovo centro" (Neue Mitte).

Nel 2005, dopo le cocenti sconfitte del partito nelle elezioni regionali, Schröder decide di rompere l'alleanza con i Verdi e chiede al presidente federale di scogliere il Bundestag per indire nuove elezioni, un anno in anticipo rispetto alla scadenza naturale. Le elezioni del 18 settembre dello stesso anno vedono un sostanziale pareggio tra i socialdemocratici e i democristiani e l'impossibilità di formare una coalizione, tra partiti omogenei. L'alleanza rosso/verde (SPD-Verdi) e la coalizione cristiano democratici/liberali, non hanno numeri sufficienti. A ciò si aggiunge che una possibile alleanza tra l'SPD ed il nuovo Partito della Sinistra.PDS - formato principalmente dai neo-comunisti dell'est, molti ex membri del SED - è rifiutata categoricamente da Schröder.

Si arriva infine per la seconda volta nella storia tedesca, ad un governo di "grande coalizione", presieduto dalla candidata cristiano-democratica Angela Merkel, con un numero di ministri pari tra socialdemocratici e democristiani. Le conseguenze però non sono positive per il partito, che alle elezioni politiche del 2009 ottiene solo il 23.5% dei voti, peggior risultato nel secondo dopoguerra.

Personalità importanti[modifica | modifica sorgente]

Presidenti del partito dal dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Willy Brandt, primo cancelliere SPD del dopoguerra
Sigmar Gabriel, attuale presidente dell'SPD

Presidenti tedeschi[modifica | modifica sorgente]

Cancellieri[modifica | modifica sorgente]

Risultati elettorali dal dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Anno Risultato Seggi Candidato cancelliere Esito
1949 29,2 % 131 Kurt Schumacher Sconfitta
1953 28,8 % 151 Erich Ollenhauer Sconfitta
1957 31,8 % 169 Erich Ollenhauer Sconfitta
1961 36,2 % 190 Willy Brandt Sconfitta
1965 39,3 % 202 Willy Brandt Große Koalition
1969 42,7 % 224 Willy Brandt Vittoria
1972 45,8 % 230 Willy Brandt Vittoria
1976 42,6 % 214 Helmut Schmidt Vittoria
1980 42,9 % 218 Helmut Schmidt Vittoria
1983 38,2 % 193 Hans-Jochen Vogel Sconfitta
1987 37,0 % 186 Johannes Rau Sconfitta
1990 33,5 % 239 Oskar Lafontaine Sconfitta
1994 36,4 % 252 Rudolf Scharping Sconfitta
1998 40,9 % 298 Gerhard Schröder Vittoria
2002 38,5 % 251 Gerhard Schröder Vittoria
2005 34,2 % 222 Gerhard Schröder Große Koalition
2009 23,5% 146 Frank-Walter Steinmeier Sconfitta
2013 25,7% 192 Peer Steinbrück Sconfitta

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peer Steinbrück sfiderà Angela Merkel, Il Post, 29 settembre 2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]