Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America)

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Partito Repubblicano
(EN) Republican Party
Leader Senato: Mitch McConnell (leader della minoranza)
Camera: John Boehner (speaker), Eric Cantor (leader della maggioranza)
Presidente Reince Priebus
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Fondazione 1854
Sede 310 First Street SE
Washington, D.C.
20003
Ideologia Conservatorismo (USA)
Fazioni interne
 · Neoconservatorismo
 · Conservatorismo sociale
 · Conservatorismo fiscale
 · Conservatorismo tradizionalista
 · Paleoconservatorismo
 · Conservatorismo progressista
 · Libertarianismo[1][2][3][4]
 · Centrismo
 · Reaganismo
Collocazione Centro-destra
Affiliazione internazionale Unione Democratica Internazionale
Seggi Camera
234 / 435
 (2012)
Seggi Senato
45 / 100
 (2012)
Sito web www.gop.com

Il Partito Repubblicano (Republican Party), popolarmente noto come Grand Old Party (abbreviato in GOP)[5], è uno dei due maggiori partiti del sistema politico degli Stati Uniti.

Venne fondato nel 1854 per contrastare la temuta espansione nell'Ovest del sistema schiavistico degli Stati del Sud. Nel contesto politico statunitense, il Partito Repubblicano è considerato come il partito conservatore, in contrapposizione al Partito Democratico, che è invece un partito progressista ed ispirato al liberalismo statunitense. Ma non è stato sempre così.

Tuttavia, perlomeno fino alla scissione del 1912 (con il posizionamento contemporaneo dei democratici sul fronte di sinistra) e, negli anni trenta, fino all'avvento del New Deal del democratico Roosevelt, il Partito Repubblicano era considerato (e a livello locale lo rimase per più tempo) un partito più "liberal" degli avversari (i democratici del sud spesso appoggiarono la segregazione razziale). Fu dalla presidenza Eisenhower, in un clima di Guerra fredda caratterizzato dall'intensificarsi dell'anticomunismo e dalla presa di distanza dalla politica statalista del New Deal, che il partito assunse definitivamente la fisionomia conservatrice attuale.

Nel Congresso attualmente in carica, il partito dispone della maggioranza dei rappresentanti alla Camera, mentre è in minoranza al Senato. Il simbolo tradizionale è il cosiddetto "Elefantino" con i colori statunitensi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Elefantino repubblicano

Il Partito Repubblicano fu fondato il 20 marzo 1854[6] da ex esponenti degli Whig e da militanti di preesistenti movimenti antischiavisti, che si unirono per dar vita a un raggruppamento in grado di opporsi al Partito Democratico, allora al governo. Il primo raduno in cui si propose di costituire un nuovo partito si tenne il 28 febbraio 1854 a Ripon, nel Wisconsin, mentre la prima manifestazione ufficiale del partito avvenne il 6 luglio a Jackson, nel Michigan[7]; entrambe le località si trovano nel Midwest, e proprio questa regione fu la prima base elettorale dei repubblicani, in quanto popolata prevalentemente da agricoltori indipendenti, che guardavano con preoccupazione alle mire espansionistiche dei grandi proprietari di schiavi del Sud in direzione dei territori del West, da poco aperti alla colonizzazione.

Successivamente i repubblicani ottennero consensi anche tra i ceti industriali presenti nel Nordest degli Stati Uniti, anch'essi divisi dai grandi latifondisti del Sud per ragioni economiche; inoltre, il partito ebbe l'adesione dei membri di varie chiese protestanti, contrari allo schiavismo per ragioni morali. Primo candidato repubblicano alle elezioni presidenziali fu, nel 1856, John C. Frémont, il quale ottenne il 33% circa dei voti: troppo poco per essere eletto, ma sufficiente per dare al partito lo status di maggiore rivale dei democratici in una fase di trasformazione del sistema politico americano.

La guerra di Secessione e il predominio repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1860, la candidatura di Abraham Lincoln ebbe successo, con solo il 40% dei voti, grazie alla spaccatura tra i democratici del Nord e del Sud, che presentarono due candidati contrapposti. Il partito era composto da una fazione conservatrice guidata da Francis Preston Blair, una liberale con Lincoln e una radicale con a capo Thaddeus Stevens. Lincoln quindi fu il primo Presidente repubblicano, e il partito tutt'oggi si fregia del titolo di "partito di Lincoln". Questi si trovò ad affrontare la secessione degli Stati del Sud e la durissima guerra che ne seguì. Lincoln vinse anche le elezioni del 1864, tenutesi solo nel Nord, nelle quali ebbe l'appoggio di una parte dei democratici, nel nome dell'unità nazionale, e il 55% dei voti. Dopo la guerra, nella fase detta della Ricostruzione, il partito egemonizzò il sistema politico, dato il discredito dei democratici, considerati da molti come i responsabili della guerra.

Tuttavia, la presidenza del generale Grant, eletto nel 1868, della corrente radicale, fu caratterizzata da un forte ricorso allo spoil system, e una parte dei repubblicani contestarono il Presidente, accusando di favorire in tal modo la corruzione, attraverso la promozione dell'appartenenza al partito, anziché della competenza dei funzionari. Grant fu comunque rieletto nel 1872. Nel Sud, conclusasi la fase di occupazione militare, i repubblicani finirono col rinunciare a proteggere gli ex schiavi neri liberati, che quindi non poterono godere di un reale riconoscimento di pieni diritti civili e politici. Furono comunque repubblicani i primi senatori e deputati di colore nel 1872.

I repubblicani vinsero anche le successive elezioni nel 1876 e nel 1880, mantenendo una posizione favorevole agli interessi dell'industria del Nord, con il sostegno al gold standard, a politiche protezionistiche in fatto di commercio internazionale e finanziamenti pubblici e leggi di favore per Università e infrastrutture ferroviarie. Sconfitti nel 1884 alle presidenziali, per la prima volta da un quarto di secolo, dal democratico Grover Cleveland, i repubblicani tornarono al governo nel 1888; nel 1890 i repubblicani fecero passare la prima legge antitrust, ma l'introduzione di una forte tariffa protezionistica favorì una nuova vittoria di Cleveland nel 1892. I consensi dei democratici furono però indeboliti da una grave crisi economica scoppiata nel 1893, confermando in molti americani la reputazione dei repubblicani come unico partito in grado di favorire il "business".

A parte il caso particolare del Sud, nel quale il "partito di Lincoln" era praticamente inesistente, nel resto degli Stati Uniti le divergenze tra i due grandi partiti erano comunque legate, oltre che alle scelte di politica economica (con i Repubblicani tendenzialmente protezionisti e i Democratici favorevoli al libero commercio), all'appartenenza etnica e religiosa degli elettori: i Repubblicani tendevano infatti ad essere Protestanti provenienti dalla Gran Bretagna o dalla Scandinavia (tra i quali erano forti le posizioni dei Proibizionisti), mentre gli immigrati cattolici irlandesi e italiani, e gli immigrati tedeschi, erano prevalentemente Democratici.

L'era progressista[modifica | modifica wikitesto]

La crisi economica del 1893 consentì al repubblicano McKinley di vincere le elezioni del 1896, con il 51% dei voti, un risultato che segnò una svolta nella storia politica degli Stati Uniti, in quanto segnò un periodo di netta prevalenza di consensi per il Partito Repubblicano. McKinley affrontò la crisi economica puntando sui tradizionali temi dei repubblicani: protezionismo e sistema aureo. Rieletto nel 1900, McKinley fu ucciso da un anarchico l'anno seguente, e sostituito alla presidenza dal vicepresidente Theodore Roosevelt, che si caratterizzò per l'ampio ricorso alla legge antitrust del 1890, che fin lì aveva trovato poca applicazione.

Dopo essere stato confermato alle elezioni del 1904, Roosevelt lasciò il posto nel 1908 a William Howard Taft, ma nel 1912 decise di ricandidarsi, come leader della sinistra dei repubblicani. Il vertice del partito ricandidò Taft, e Roosevelt si presentò con l'etichetta di "progressista"; il voto repubblicano si trovò così spaccato in due, favorendo la vittoria del Democratico Wilson. Nel 1920, però, il candidato repubblicano Warren G. Harding stravinse con il 60% dei voti, con una campagna critica nei confronti della Società delle Nazioni voluta da Wilson, e per il ritorno al protezionismo e a una politica favorevole agli interessi della grande industria.

Harding morì nel 1923 mentre la sua amministrazione era colpita da accuse di corruzione, e fu sostituito da Calvin Coolidge, il quale venne eletto nel 1924 con il 54%, mentre i repubblicani progressisti presentarono una candidatura autonoma (che ottenne il 17%), non riuscendo però a scalfire i consensi del Presidente. Coolidge non si ripresentò nel 1928 e venne eletto Herbert Hoover con il 58%. Proprio sotto Hoover però si verificò il grande crollo di Wall Street del 1929, cui fece seguito la Grande Depressione, che segnò una clamorosa svolta nella storia politica degli Stati Uniti: il Partito Democratico ottenne la Presidenza nel 1932 con Franklin Roosevelt (lontano cugino di Theodore) ed egemonizzò il sistema politico per circa trent'anni. Il voto delle grandi città si spostò massicciamente verso i democratici, così come quello degli afroamericani, che dalla fine della guerra di Secessione votavano tradizionalmente per i repubblicani.

L'opposizione al New Deal[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in carica nel 1933, Roosevelt presentò una serie di riforme incentrate sull'ampliamento dell'intervento pubblico nell'economia, il cosiddetto New Deal. Il consenso di queste misure fu mostrato dal trionfo democratico alle elezioni intermedie del 1934. La seconda fase del New Deal provocò una divisione in entrambi i partiti, in quanto una minoranza di repubblicani era sostanzialmente favorevole, mentre una parte dei democratici del Sud si avvicinò alle posizioni dei repubblicani conservatori, guidati da Robert Taft (figlio dell'ex presidente). Di conseguenza, sebbene i democratici avessero la maggioranza sia alla Camera che al Senato, in pratica dal 1937 fino al 1964 il Congresso fu controllato da una maggioranza di fatto conservatrice.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la Seconda guerra mondiale e la morte di Roosevelt, i repubblicani riconquistarono il Congresso nel 1946, con una campagna elettorale volta a ridurre il potere dei sindacati. Solamente nel 1952, tuttavia, i repubblicani riguadagnarono la presidenza con l'ex generale Dwight D. Eisenhower, il quale comunque mantenne sostanzialmente il New Deal e si schierò a favore di una politica attiva sulla scena internazionale, contro l'isolazionismo di molti repubblicani. Dopo avere rivinto nel 1956, i repubblicani attesero il 1968 per riottenere la presidenza con Richard Nixon, già vicepresidente con Eisenhower. Affossato dallo scandalo Watergate, Nixon fu costretto a dimettersi nel 1974 e a lasciare la Presidenza a Gerald Ford, sconfitto nel 1976. Tuttavia nel 1980 Ronald Reagan riportò una netta vittoria alle presidenziali.

Questo risultato provocò una svolta nel Partito Repubblicano, in quanto mise definitivamente in minoranza la corrente dei "moderati", tendenzialmente favorevoli al New Deal e contrari a tagli alle tasse che potessero provocare deficit nel bilancio pubblico. La vittoria di Reagan fu dovuta anche al completamento di un processo di spostamento dell'elettorato, iniziato nei decenni precedenti: da una parte il passaggio di voti dai democratici ai repubblicani nel Sud, dall'altra uno spostamento dai repubblicani ai democratici nel Nordest del Paese.

Gli anni di Reagan[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione di Ronald Reagan nel 1980 fu l'inizio di un profondo mutamento nel comportamento elettorale degli americani e nei programmi politici repubblicani, che portò a uno spostamento di settori della classe operaia e del ceto medio bianco - nazionalista e timoroso di riforme troppo liberali nel settore dei diritti civili - a favore dei repubblicani (i cosiddetti Reagan Democrat). Peraltro, molte delle riforme di Reagan furono appoggiate al Congresso da molti deputati e senatori Democratici.

Se la prima vittoria di Reagan nel 1980 fu relativamente risicata, la seconda, nel 1984, fu un autentico trionfo. In campo economico l'era reaganiana si caratterizzò per il successo nella riduzione dell'inflazione e, nel secondo mandato, una buona crescita del PIL. In politica estera Reagan scelse la "linea dura" nei confronti del comunismo internazionale, ma al tempo stesso instaurò un rapporto di collaborazione con il leader sovietico Gorbačëv. Con il successore di Reagan, George H. W. Bush, la guerra fredda terminò con la vittoria degli Stati Uniti.

Eletto Presidente il democratico Bill Clinton nel 1992, nelle elezioni intermedie del 1994 i repubblicani conquistarono la maggioranza in entrambe le camere del Congresso per la prima volta dal 1954, grazie all'efficace campagna guidata dal leader del partito alla Camera Newt Gingrich e caratterizzata da un programma definito Contratto con l'America, che conteneva in campo economico idee ispirate alla scuola della supply-side economics (meno tasse e meno regolamentazione). I repubblicani mantennero la doppia maggioranza fino al 2006 (tranne che nel 2001-2002 al Senato); tuttavia Clinton fu rieletto nel 1996.

Dal 2000 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

L'Elefantino repubblicano in una statua di propaganda elettorale

Nel 2000 fu eletto Presidente George W. Bush (figlio del precedente), rappresentante di quello che negli Stati Uniti è definito "conservatorismo sociale", sostenitore degli alti valori morali del cristianesimo americano, soprattutto nella sua componente evangelica. Gli attentati dell'11 settembre 2001 spinsero Bush a porre l'accento soprattutto sui temi di politica estera, con la cosiddetta "guerra al terrorismo globale", il concetto di guerra preventiva e il rafforzamento del potere esecutivo in nome della difesa della sicurezza nazionale. Nel 2004 Bush fu confermato alla presidenza; tuttavia, nella tornata elettorale del 2006 il partito perse il controllo di entrambe le camere.

Nel 2008 il candidato repubblicano John McCain, presentatosi con Sarah Palin come vice, fu sconfitto alle elezioni presidenziali da Barack Obama (46% dei voti contro il 53%). Battuti da Obama, primo presidente statunitense afroamericano, i repubblicani accusarono il colpo, finché, spinti da un nuovo movimento originato dal basso (il cosiddetto Tea party), hanno vinto alcune elezioni parziali, tra cui quella per l'importante carica di Governatore della Virginia con Bob McDonnell nel 2009 e quella per il posto di senatore del Massachussets (uno Stato storicamente a maggioranza del partito democratico) con Scott Brown nella primavera seguente.

Questi successi hanno anticipato il clamoroso trionfo delle elezioni del 2010, che ha permesso tra l'altro la riconquista della maggioranza alla Camera e di molte importanti cariche a livello statale, con dimensioni che il Partito Repubblicano non aveva più conosciuto dai tempi del New Deal. Nonostante questi successi, il Partito Repubblicano ha nuovamente subito una sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2012: il presidente uscente Barack Obama ha infatti battuto il tandem repubblicano Mitt Romney-Paul Ryan con il 51% dei voti contro il 47,2%.

Comitato Nazionale Repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

Il Comitato Nazionale Repubblicano (RNC - Republican National Committee) è il comitato politico che fornisce la direzione nazionale del partito: è responsabile dello sviluppo e della promozione della piattaforma programmatica, coordina la raccolta fondi e la strategia elettorale ed organizza la convention nazionale.

Presidenti del Comitato Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

N. Nome Periodo Stato[8] Note[9]
1 Edwin D. Morgan 1856–1864 New York
2 Henry J. Raymond 1864–1866 New York
3 Marcus L. Ward 1866–1868 New Jersey
4 William Claflin 1868–1872 Massachusetts
5 Edwin D. Morgan 1872–1876 New York Secondo mandato
6 Zachariah Chandler 1876–1879 Michigan
7 J. Donald Cameron 1879–1880 Pennsylvania
8 Marshall Jewell 1880–1883 Connecticut
9 Dwight M. Sabin 1883–1884 Minnesota
10 B. F. Jones 1884–1888 New Jersey
11 Matthew S. Quay 1888–1891 Pennsylvania
12 James S. Clarkson 1891–1892 Iowa
13 William J. Campbell 1892 Illinois Eletto nel giugno 1892, rinuncia in luglio
14 Thomas H. Carter 1892–1896 Montana Eletto al posto di W.J. Campbell nel luglio 1892
15 Marcus A. Hanna 1896–1904 Ohio
16 Henry Clay Payne 1904 Wisconsin
17 George Bruce Cortelyou 1904–1907 New York
18 Harry S. New 1907–1908 Indiana
19 Frank Harris Hitchcock 1908–1909 Ohio
20 John Fremont Hill 1909–1912 Maine
21 Victor Rosewater 1912 Nebraska
22 Charles D. Hilles 1912–1916 New York
23 William R. Wilcox 1916–1918 New York
24 Will H. Hays 1918–1921 Indiana
25 John T. Adams 1921–1924 Iowa
26 William M. Butler 1924–1928 Massachusetts
27 Hubert Work 1928–1929 Colorado
28 Claudius H. Huston 1929–1930 Tennessee
29 Simeon D. Fess 1930-1932 Ohio
30 Everett Sanders 1932–1934 Indiana
31 Henry P. Fletcher 1934–1936 Pennsylvania
32 John D. M. Hamilton 1936–1940 Kansas
33 Joseph W. Martin, Jr. 1940–1942 Massachusetts
34 Harrison E. Spangler 1942–1944 Iowa
35 Herbert Brownell, Jr. 1944–1946 New York
36 Carroll Reece 1946–1948 Tennessee
37 Hugh D. Scott, Jr. 1948–1949 Pennsylvania
38 Guy G. Gabrielson 1949–1952 New Jersey
39 Arthur E. Summerfield 1952–1953 Michigan
40 Wesley Roberts 1953 Kansas
41 Leonard W. Hall 1953–1957 New York
42 Meade Alcorn 1957–1959 Connecticut
43 Thruston B. Morton 1959–1961 Kentucky
44 William E. Miller 1961–1964 New York
45 Dean Burch 1964–1965 Arizona
46 Ray C. Bliss 1965–1969 Ohio
47 Rogers C. B. Morton 1969–1971 Maryland
48 Robert Dole 1971–1973 Kansas
49 George H. W. Bush 1973–1974 Texas
50 Mary Louise Smith 1974–1977 Iowa Unica donna diventata presidente del Comitato
51 William E. Brock III 1977–1981 Tennessee
52 Richard Richards 1981–1983 Utah
53 Frank J. Fahrenkopf, Jr. 1983–1989 Nevada Insieme a Paul Laxalt fino al 1987
54 Lee Atwater 1989–1991 South Carolina
55 Clayton Keith Yeutter 1991–1992 Nebraska
56 Richard Bond 1992–1993 Missouri
57 Haley Barbour 1993–1997 Mississippi
58 Jim Nicholson 1997–2001 Colorado
59 Jim Gilmore 2001–2002 Virginia
60 Marc Racicot 2002–2003 Montana
61 Ed Gillespie 2003–2005 Virginia
62 Ken Mehlman 2005–2007 Washington, D.C.
63 Mel Martinez 2007 Florida
63 Mike Duncan 2007–2009 Kentucky
64 Michael Steele 2009–2011 Maryland Unico afroamericano eletto presidente
65 Reince Priebus 2011–oggi Wisconsin

Membri del Partito Repubblicano eletti alla Presidenza degli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Abraham Lincoln
  2. Ulysses Simpson Grant
  3. Rutherford Birchard Hayes
  4. James Abram Garfield
  5. Benjamin Harrison
  6. William McKinley
  7. Theodore Roosevelt
  8. William Howard Taft
  9. Warren Gamaliel Harding
  10. John Calvin Coolidge
  11. Herbert Clark Hoover
  12. Dwight David Eisenhower
  13. Richard Milhous Nixon
  14. Ronald Wilson Reagan
  15. George Herbert Walker Bush
  16. George Walker Bush

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Grigsby, Ellen (2008). Analyzing Politics: An Introduction to Political Science. Florence: Cengage Learning. pp. 106–7. ISBN 0-495-50112-3. "In the United States, the Democratic Party represents itself as the liberal alternative to the Republicans, but its liberalism is for the most the later version of liberalism—modern liberalism."
  2. ^ Arnold, N. Scott (2009). Imposing values: an essay on liberalism and regulation. Florence: Oxford University Press. p. 3. ISBN 0-495-50112-3. "Modern liberalism occupies the left-of-center in the traditional political spectrum and is represented by the Democratic Party in the United States."
  3. ^ Levy, Jonah (2006). The state after statism: new state activities in the age of liberalization. Florence: Harvard University Press. p. 198. ISBN 0-495-50112-3. "In the corporate governance area, the center-left repositioned itself to press for reform."
  4. ^ Brian R. Farmer. American political ideologies: an introduction to the major systems of thought in the 21st century. Jefferson, North Carolina, USA: McFarland & Company, 2006. Pp. 64.
  5. ^ Per assonanza con l'espressione inglese Grand Old Man, cioè "grande vecchio".
  6. ^ A.F. Gilman, "The Origin of the Republican Party" in Ripon College, 1914.
  7. ^ Per le origini del Partito, vedi http://www.ushistory.org/gop/origins.htm.
  8. ^ (EN) A Database of Historic Cemeteries. URL consultato il 17-07-2006.
  9. ^ (EN) U.S. government departments and offices, etc. in rulers.org, B. Schemmel. URL consultato il 30 gennaio 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]