Partenope (mitologia)

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La sirena Partenope nella fontana della Sirena, collocata al centro della napoletana piazza Sannazaro.
(DE)

« So sang Parthenope; mit süßen Schmerzen
Fuhr ihrer Stimme Pfeil zu meinem Herzen. »

(IT)

« Così cantava Partenope, che provava un dolore dolce
La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore. »

(Johann Gottfried Herder, Parthenope, 1796. Wikisource-logo.svg Disponibile su Wikisource)

Il mito della sirena Partenope (in lingua greca Παρθενόπη) nasce probabilmente grazie ai cumani (vedi storia di Napoli).

Le poche notizie che ci sono giunte al riguardo concernono soltanto una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore (le cosiddette Lampadoforie); tuttavia il nome di quella che pare fosse la più bella sirena del golfo, sepolta secondo la leggenda sempre nelle vicinanze di Napoli, rimane oggi utilizzato per definire la regione napoletana. Pare che la sirena in questione sia morta nel luogo in cui oggi sorge Castel dell'Ovo e proprio lì sia stata sepolta una dei patroni di Napoli, santa Patrizia.

La sirena Partenope

Molte sono le leggende che la riguardano: secondo alcune, morì dopo un rifiuto da parte di Ulisse[1]; altre raccontano, invece, che Partenope ebbe una storia con un uomo greco e con questi fuggì su un’isola del tutto sconosciuta. Secondo un'altra leggenda, invece, gli Argonauti passarono per l'isola dove viveva la sirena e Orfeo, che anche prese parte alla spedizione, suonò la cetra; Partenope morirà quindi suicida, affogandosi in mare.[2]

Da fonti leggendarie e definibili antropologiche, sembra che proprio da queste due figure nasca la città di Napoli.

A Napoli la sirena Partenope era venerata come dea protettrice; per esempio, Virgilio utilizzerà il suo nome in senso poetico.[3] Anche Napoleone utilizzerà questo toponimo quando fondò la Repubblica Partenopea, altrimenti detta Repubblica Napoletana del 1799 (del resto, ancora oggi in tedesco si ricorda questa repubblica come Parthenopäische Republik).

Una buona descrizione di Partenope è offerta da Matilde Serao:

« Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. E’ lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene (...) quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, è immortale ...è l’amore. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Licofrone, Alessandra
  2. ^ Apollonio Rodio 4, 891-921 e 4, 1264-1290.
  3. ^ Virgilio, Georgiche 4, 564.

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