Paria

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Paria o dalit (o erroneamente intoccabili, ma la traduzione corretta è oppressi) sono definiti i fuori casta o 5a casta nel sistema sociale e religioso induista, includendo anche gli aborigeni indiani e gli stranieri.

Gandhi si riferì ai dalit più poveri ed emarginati come agli Harijan, cioè "figli di dio".

Il diffuso termine paria è il singolare della parola paraiyar che sono il gruppo etnico dalit più cospicuo nel Tamil Nadu.

Il termine "dalit" (in sanscrito dal significa “spezzare, spaccare, aprire”).

Sistema castale[modifica | modifica sorgente]

Brahma, l'aspetto creatore di Dio secondo l'Induismo, creò gli uomini traendoli dalle varie parti del suo corpo, generando così le caste:

  • "brahmini": custodi della scienza e sacerdoti, originati dalla bocca;
  • "kshatriya": guerrieri e governanti, originati dalle braccia;
  • "vaishya": agricoltori, pastori e commercianti, originati dal ventre;
  • "shudra": servi, originati dai piedi.

Infine, i dalit, originati dalla polvere che copriva i suoi piedi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I Paria, gli "impuri", sono coloro che esercitano professioni che hanno a che fare con la nascita (ostetriche, dottori) e la morte (macellaio, conciatore di pelli, giustiziere, crematore) o che vengono a contatto con la sporcizia (lavandaia, netturbino). A loro volta i Paria sono suddivisi in caste e sottocaste. Devono essere isolati dalla comunità in quanto possono rendere impuro un membro di caste superiori anche solo sfiorandolo con lo sguardo o con la propria ombra. Devono vivere fuori del villaggio ed è a loro vietato: utilizzare strade e fontane pubbliche; fare acquisti in un negozio frequentato dai membri di caste alte; preparare cibo per membri di caste alte; leggere e studiare i Veda ed accedere ai templi.[1]

Fin dalla seconda metà del XIX secolo si è andato diffondendo un variegato movimento di riscatto degli intoccabili (dalit). Grazie soprattutto all'intervento di Ambedkar, la Costituzione indiana, all'articolo 17, vieta la pratica dell'intoccabilità e ulteriori misure legislative sono intervenute a bandirla nelle sue varie articolazioni e a tutela di coloro che la subiscono. Tuttavia si è ancora distanti da una reale estirpazione di questo costume; anzi, pare che la crescita della consapevolezza tra gli intoccabili (dalit) dei loro diritti e un miglioramento delle condizioni di vita di molti di loro abbiano sollecitato le ire e le rivendicazioni di altre porzioni della società hindu, provocando scontri e sanguinosi incidenti. Inoltre, le misure legislative promosse per sanare le disuguaglianze ereditate dal sistema castale, hanno avuto l'effetto perverso di rendere ancora più evidenti gli intoccabili (dalit), esponendoli paradossalmente in modo maggiore alla discriminazione ordinaria.

La mancanza di istruzione e formazione, nonché la discriminazione perpetrata a danno di coloro che cercano lavoro mantengono tutt’oggi questo giogo sui Dalit. Si stima, inoltre, che in India 40 milioni di persone, di cui almeno 15 milioni di bambini, siano sfruttate e sotto il giogo del "Bonded labor" termine che si riferisce, all’impiego di una persona in stato di schiavitù per ripagare un debito che, a causa degli alti interessi applicati e dei salari incredibilmente bassi, è praticamente impossibile ripagare tanto che si trasmettono così di generazione in generazione.

L’intoccabilità, che si manifesta tuttora in molti aspetti della vita quotidiana, oltre a rappresentare una violazione dei diritti fondamentali, continua a costituire un ostacolo imponente allo sviluppo ed alla realizzazione di una società che possa dirsi veramente democratica. Altro aspetto rilevante della questione degli intoccabili (dalit) è il tema della religione. Ambedkar, infatti, avendo sempre biasimato la dottrina hindu per la sua colpevolezza nell'aver diffuso e mantenuto pregiudizi 'castisti', decise, poco prima di morire, di abiurare l'induismo e abbracciare il buddhismo (rivale storico dell'egemonia sacerdotale hindu). A questa conversione, più politica che mistica, seguirono le conversioni, non necessariamente al buddhismo, di masse considerevoli di Dalit.

I Dalit sono ancora adesso vittime di emarginazione e abusi, trattati “come gli animali e anche peggio di loro”. Grazie a nuove legislazioni, essi ora godono di un certo aiuto nel campo dell’educazione e del lavoro ma il loro status sociale non è cambiato e rimangono ai margini della società. I partiti politici fanno di tutto per comprare i loro voti (anche materialmente), ma nonostante siano molto numerosi non riescono ad esercitare alcun potere nella politica indiana in quanto raramente si interessano ad essa.

Tra l'altro, le quote garantite ai Dalit dalla Costituzione in materia di istruzione, lavoro e seggi parlamentari, non vengono mai completamente coperte: ai Dalit è riservato il 22,5% dei posti, ma più della metà non vengono ricoperti su indicazione della Commissione statale per le caste e le tribù registrate (scheduled castes e scheduled tribes): nell'ambito del servizio pubblico i posti non ricoperti arrivano all'80% e per i posti di lavoro nelle banche statali al 45% . Per contro il 70% delle funzioni più qualificate sono ricoperte dagli appartenenti alla casta più alta, quella dei Bramini, sebbene rappresentino solo il 5% della popolazione.

In un libro (Paria dei cieli), Isaac Asimov descrive una situazione di oppressione e abbandono nei confronti della Terra da parte dei restanti mondi che popolano la galassia.

Per estensione del concetto di "esclusione", il termine paria viene attribuito a persone di infima condizione sociale, che vivono nell'isolamento rispetto alla maggioranza.

Il mahātma Gandhi lottò in loro favore ed ottenne la partà di fronte alle leggi affinché potessereo entrare nei templi come tutti gli Induisti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enciclopedia delle religioni, Le Garzantine, 2000, pag. 447.

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