Pardo di Larino

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San Pardo di Larino
Il simulacro di San Pardo
Il simulacro di San Pardo

Vescovo

Nascita VII secolo
Morte VII secolo
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Duomo di Larino
Ricorrenza 25-26-27 maggio
Patrono di Larino

Pardo di Larino (Myra, VI secoloLucera, 17 ottobre 650) fu un vescovo del VII secolo; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le notizie sulla vita di San Pardo sono discordanti.

Alcuni studiosi affermano che fu il primo vescovo di Larino, altri affermano che fu vescovo di Mira, nel Peloponneso, costretto a lasciare la sua curia si rifugiò presso il Papa Gregorio II, perseguitato a seguito dell'iconoclastia di quegli anni. La sua esistenza viene posta nel VII secolo.[senza fonte]

Costretto all'esilio e rifugiatosi a Roma, gli furono offerte dal papa molteplici possibilità di reggenza su sedi vescovili, ma il Santo, rifiutando ripetutamente le varie offerte, preferì ritirarsi in preghiera presso Lucera, Foggia, dove visse fino alla sua morte.

La scelta non fu casuale. Lucera, all'epoca Apulia, faceva parte dell'antica Magna Grecia, sede di numerose comunità elleniche, le cui radici sono arrivate fino ai giorni nostri, e quindi per San Pardo era un modo per sentirsi a suo agio fra i suoi connazionali.

Durante il suo spostamento da Roma a Lucera San Pardo rimase tre anni a Larino, all'epoca Larinum, in cui profuse la voce del Vangelo. Leggenda dice che era un vecchietto canuto, con una folta barba bianca, al quale mancava un pollice.

Ripartito alla volta di Lucera, contribuì alla costruzione di due chiese e visse i suoi ultimi anni di vita in penitenza e preghiera, morendo il 17 ottobre del 650 e lasciando in eredità ai suoi discepoli la raccomandazione di diffondere le scritture del Vangelo e la preghiera.

Il Cristianesimo, secoli addietro, arrivò anche a Larino, abbracciato dai Larinati, e proprio tra i cittadini frentani in quegli anni vi furono drammatiche persecuzioni, che portavano i credenti della nuova fede ad essere incarcerati e poi uccisi.

Tale sorte toccò a tre fratelli larinesi: Primiano, Firmiano e Casto. Incarcerati dalle guardie dell'Impero furono uccisi nell'anfiteatro romano il 15 maggio del 303.

Nell'anno 842 Larino fu invasa dai Saraceni e distrutta. I cittadini furono dispersi nelle campagne circostanti e in una città deserta e diroccata i Lesinati ebbero modo di trafugare le Sacre reliquie dei santi Primiano, Firmiano e Casto.

Tornati nella loro città, i Larinesi scoprirono i furto, e capirono anche che a commetterlo erano stati i Lesinati. Organizzatisi partirono alla volta di Lesina per recuperare le reliquie dei loro santi. Arrivati nei dintorni di Lesina, cercando il punto più favorevole per tentare l'attacco alla città, si imbatterono nel sepolcro di San Pardo (finito a Lesina dopo la distruzione nel 663 da parte di Costante II della chiesa di Santa Maria a Lucera, dove il corpo era venerato assieme agli altri santi vescovi della città), riconoscendolo dalla mancanza del pollice. Memori dell'aura di bontà portata dal santo secoli prima nella loro città, considerarono il ritrovamento del corpo come un segno della volontà divina e, preso un carro agricolo, ornato con dei fiori, le spoglie del santo fu portato a Larino, come protettore della città.. Era il 26 maggio 842.

La fonte di San Pardo[modifica | modifica sorgente]

Leggenda vuole che, arrivati nei pressi della cittadina, i buoi che trainavano il carro fossero sfiniti dal viaggio. Il conduttore pregando San Pardo affinché lo aiutasse nella fine del suo tragitto, fu illuminato di piantare un bastone in terra. Così facendo iniziò a sgorgare acqua che permise ai buoi di abbeverarsi e finire il loro viaggio.

Tuttora in quel luogo sorge la fonte di San Pardo, a ricordo del leggendario evento.

La festa di San Pardo[modifica | modifica sorgente]

La caratteristica festa del patrono San Pardo si svolge il 25, 26 e 27 maggio.

Le origini di questa festa sono datate nell'anno 842, quando alcuni abitanti sopravvissuti all'invasione dei Saraceni, trovarono il sepolcro che racchiudeva il corpo del Santo e lo riportarono in città su un carro. L'allestimento dei carri (oggi se ne contano circa 130) è un'operazione che richiede tempo e impegno. I carri sono trainati da pecore, vitelli, mucche e buoi, artisticamente addobbati e ricoperti di fiori.

Il Carro rappresenta il simbolo della famiglia tramandato da generazione a generazione, in segno di continuità e della tradizione. Ciascun carro è contraddistinto da un numero progressivo, attribuitogli a seconda della data di fondazione; i numeri più bassi corrispondono a quelli più antichi, quelli più alti sono di origine recente.

24 maggio[modifica | modifica sorgente]

Da ormai qualche anno è stata introdotta, nel giorno prima della festa vera e propria, la benedizione dei buoi presso la fonte di San Pardo. Alle coppie di buoi presenti viene impartita dal parroco della città la benedizione, in seguito la carovana completa il rituale giro processionale presso il Centro Storico per porgere il saluto al Santo presente nella Basilica Cattedrale.

25 maggio[modifica | modifica sorgente]

Il 25 maggio, dopo che il sole è tramontato, i carri si avviano dal Centro Storico verso la parte alta di Larino, chiamata Piano San Leonardo, dove sorge una cappella all'interno del cimitero, dedicata al martire larinese San Primiano. Qui inizia la processione, dopo che il simulacro del Santo viene deposto nel primo carro. La processione sfila fino a notte fonda a passo lento insieme ai carri.

26 maggio[modifica | modifica sorgente]

Il 26 maggio è quello più importante, perché ricorda l'arrivo in Città, del'842, delle spoglie di San Pardo. In questo giorno i carri sfilano da un capo all'altro del Centro Storico, percorrendo le strette vie del paese, dove a volte il corteo procede molto lentamente a tratti, incrociandosi in un doppio senso di marcia. Nel frattempo i Santi vengono portati a spalla in coda al cordone dei carri. L'ultimo dei Santi a sfilare è proprio San Pardo quasi a cedere il passo in segno di cordialità.

27 maggio[modifica | modifica sorgente]

La fase conclusiva del 27 maggio consiste nel riaccompagnare il simulacro di San Primiano, nella sua cappella. Un accompagnatore di eccezione posto sul carro n.1 è San Pardo, mentre tutti gli altri carri li precedono e la gente canta l'inno a lui dedicato. Nel primo pomeriggio, dopo la celebrazione della Messa, si dedicano alla tanto attesa scampagnata, alla quale tutti possono partecipare. Al termine si proseguirà alla volta della Cattedrale per concludere la festa. Giunti nuovamente nel Centro Storico, la processione si conclude dopo essere passata nei vicoli del Paese e successivamente postano aspettando il rientro del Santo Patrono nella sua dimora: la Cattedrale a lui dedicata.

17 ottobre: commemorazione della morte[modifica | modifica sorgente]

Il 17 ottobre ricorre la morte del Santo Patrono, commemorata dai Larinesi con una settimana di preghiera e con la processione per le vie del Centro Storico. La giornata di "San Parde de vellegne" (in dialetto larinese San Pardo di vendemmia) è un secondo rito propiziatorio, dopo quello primaverile, per far sì che la raccolta di uva e olive vada a buon fine. Anche questa è una tradizione fortemente legata alle abitudini di vita contadine dei secoli passati.

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